Lanusei, l'ospedale in cattedra contro il "Delirium": cos'è e come si cura

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Grande affluenza al Nostra Signora della Mercede per la giornata mondiale dedicata al disturbo cognitivo. Il primario Cossu: "Frequente tra gli anziani ricoverati". L'Asl: "Sfida cruciale in una terra di centenari".

Lanusei – Un blackout improvviso della mente. L'anziano appare confuso, non sa dove si trova, fatica a mantenere l'attenzione. Non è l'inevitabile declino legato all'età, ma un'emergenza clinica precisa e, soprattutto, curabile: il Delirium.

Per spiegare come riconoscerlo e affrontarlo, l’ospedale Nostra Signora della Mercede ha aperto le porte ai cittadini in occasione del “World Delirium Day 2026”. Gli spazi informativi, allestiti stamane nella sala Cup e nel reparto di Medicina, hanno registrato un forte afflusso di utenti e personale sanitario.

Il tema tocca una nervatura sensibile in Ogliastra, territorio noto a livello globale per le sue "Blue Zone". Il direttore generale della Asl, Andrea Fabbo, inquadra il problema demografico e sanitario:

«In un territorio come l’Ogliastra, caratterizzato da una longevità straordinaria e da una presenza così significativa di popolazione anziana, la prevenzione e la gestione di disturbi come il Delirium sono una sfida clinica di cui, come Azienda, abbiamo il dovere di farci carico».

Dietro una parola spesso usata a sproposito si nasconde una patologia subdola, difficile da diagnosticare. Nel linguaggio medico, il Delirium (o stato confusionale acuto) non è la "follia" in senso psichiatrico. È un'alterazione improvvisa e temporanea delle funzioni cerebrali. Il paziente può soffrire di allucinazioni, stati di forte agitazione o, al contrario, di una letargia severa (un profondo assopimento). A differenza della demenza senile (che è cronica e progressiva), il Delirium insorge rapidamente e ha cause puramente fisiche.

A scatenare il cortocircuito bastano la disidratazione, il dolore non trattato, un'infezione, la stitichezza o lo stress fisico di un intervento chirurgico. Il dottor Antonello Cossu, direttore della struttura complessa di Medicina, illustra i contorni del fenomeno:

«Si tratta di un disturbo molto frequente tra i pazienti anziani ospedalizzati ma si può manifestare anche in altri contesti. Può essere rilevato all’ingresso in ospedale o svilupparsi durante la degenza. In alcuni casi può essere legato alla patologia del malato, altre volte è causato dall’interazione del paziente con i farmaci che assume o a eventuali cambiamenti del suo stato clinico».

L'impatto di questo blackout è devastante se ignorato. Il disturbo accelera il declino cognitivo, aumenta il rischio di sviluppare una demenza permanente e allunga i tempi di degenza. Nei casi in cui si protrae senza cure, fa impennare il tasso di mortalità.

Il dato clinico positivo è la sua reversibilità. Se diagnosticato in tempo, l'anziano recupera pienamente le proprie facoltà. Per la guarigione, il ruolo dei medici si deve incrociare con quello dei familiari (i caregiver). Di fronte a un anziano in preda al Delirium, la scienza prescrive regole comportamentali semplici ma decisive: mantenere la calma, parlare con frasi brevi, garantire una presenza rassicurante e incoraggiare i piccoli movimenti fisici. L'umanità del contatto si trasforma, letteralmente, in terapia.