Aou Sassari, nascite in calo nel 2025: meno culle, ma gravidanze sempre più complesse

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Sassari, 2 gennaio 2026 – Meno nascite, ma un aumento della complessità clinica e delle richieste di assistenza specialistica. È questo il quadro che emerge dai dati 2025 della Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, dove il calo demografico si intreccia con una maternità sempre più fragile e medicalmente complessa.

La Clinica ostetrica dell’Aou di Sassari resta il primo punto nascita della Sardegna in termini assoluti, ma l’anno appena concluso registra una flessione rispetto al 2024. I nati nel 2025 sono stati 1.332, circa novanta in meno rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, 704 maschi (erano 731 nel 2024) e 625 femmine (678 nel 2024).

Un dato che si inserisce in un contesto più ampio e non esclusivamente locale. «Nonostante il calo che abbiamo registrato nell’anno appena trascorso, la Clinica ostetrica dell’Aou di Sassari rappresenta il primo punto nascita della Sardegna come valore assoluto. L’inverno demografico è il risultato di cambiamenti profondi della nostra società», spiega Giampiero Capobianco.

L’“inverno demografico”, come sottolineato nel report, non è un fenomeno episodico ma una tendenza strutturale: le nascite non riescono più a compensare il numero dei decessi. Una dinamica che accomuna la Sardegna al resto dell’Italia e a gran parte dell’Europa, alimentata da fattori demografici, economici e sociali strettamente intrecciati.

Le donne arrivano alla maternità in età sempre più avanzata, spesso oltre i 35 anni, con ricadute sulla fertilità biologica e sulla possibilità di avere più figli. A questo si sommano precarietà lavorativa, difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia, carenza di servizi per l’infanzia e un sistema di welfare che fatica a sostenere concretamente il progetto genitoriale. Cambia anche l’approccio culturale: la genitorialità non è più un passaggio scontato, ma una scelta ponderata, spesso rimandata in un contesto percepito come incerto.

Da qui l’aumento delle gravidanze considerate “fragili”, che richiedono una presa in carico più attenta e competenze specialistiche elevate. «Le donne arrivano alla maternità in età sempre più avanzata e spesso dopo percorsi complessi. Il nostro compito è garantire un’assistenza sicura e altamente qualificata, soprattutto per le gravidanze più fragili», sottolinea Capobianco.

Nel 2025, all’Aou di Sassari si sono registrati 702 parti spontanei e 558 tagli cesarei. I parti gemellari sono stati 27, in leggero aumento rispetto ai 23 del 2024. Il dato multiculturale rappresenta circa il 9% dei parti, con 111 nuovi nati da madri straniere, in calo rispetto all’anno precedente. Le provenienze più frequenti sono Romania e Senegal, seguite da Bangladesh, Marocco, Nigeria, Cina e Pakistan, con una pluralità di altri Paesi rappresentati in numeri più contenuti.

Cresce in modo significativo anche il ricorso all’analgesia nel parto: nel 2025 sono stati 421 i parti con analgesia, rispetto ai 351 del 2024 e ai 296 del 2023. «È un passo avanti importante in termini di umanizzazione delle cure e di libertà di scelta», evidenzia Capobianco, ringraziando l’équipe anestesiologica, medica, ostetrica e infermieristica coinvolta.

In aumento anche le richieste di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Il centro dell’Aou di Sassari, uno dei tre poli pubblici della Sardegna, ha effettuato nel 2025 più cicli rispetto all’anno precedente, in gran parte ad alta complessità, con prelievo ovocitario ecoguidato e fecondazione in vitro (ICSI), supportata dall’uso dell’Embryoscope, un sistema di time-lapse imaging che utilizza l’intelligenza artificiale.

L’età resta però un fattore decisivo per i tassi di successo. L’età media delle donne che si rivolgono al centro è di circa 38 anni, con percorsi di counseling sempre più orientati alle pazienti intorno ai 40 anni. Oltre all’età, incidono anche fattori ambientali e stili di vita.

Nonostante il calo delle nascite, il Materno infantile di viale San Pietro si conferma un punto di riferimento per il centro-nord dell’Isola, soprattutto nella gestione delle gravidanze complesse e dei parti pretermine, grazie alla presenza della Neonatologia e della Terapia Intensiva Neonatale. «Meno nascite non significa minore impegno. Al contrario, oggi assistiamo a gravidanze più complesse che richiedono competenze specialistiche, tecnologie avanzate e una presa in carico attenta della donna e della coppia», conclude Capobianco, ribadendo il ruolo centrale della sanità pubblica nel sostenere la maternità nel nuovo contesto demografico.

 

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