Nel calcio, come nella vita, ci sono momenti in cui tutto sembra scorrere con naturalezza e altri nei quali ogni episodio finisce per remare contro. Il Cagliari di Fabio Pisacane si trova oggi a dover attraversare un mare in tempesta, un passaggio a vuoto pesante ed evidente testimoniato dai numeri del campo: quattro sconfitte consecutive che hanno spento l'entusiasmo, complicato la classifica e aperto riflessioni profonde nell'ambiente rossoblù. Dopo un avvio di stagione che aveva mostrato buone trame di gioco e sprazzi di grande carattere, la squadra rossoblù si è improvvisamente inceppata, disunita, incappando in un filotto negativo che richiede ora una reazione immediata, viscerale e prima di tutto mentale. Il periodo d'ombra del Cagliari ha preso forma con passaggi a vuoto differenti per dinamica, ma accomunati da momenti di fragilità di fondo che ha finito per punire oltremodo i ragazzi di Pisacane.
A tracciare l'inizio di questo momento di crisi è stata la trasferta di Monza, culminata in un pesantissimo e inappellabile 0-4. In Brianza si è vista una squadra lontana dai suoi standard abituali, distratta in fase difensiva, sfilacciata tra i reparti e incapace di opporre una reale resistenza all'aggressività dei padroni di casa. Una sconfitta sonora che ha lasciato scorie e che non è stata assorbita nel migliore dei modi. Il ritorno tra le mura amiche contro il Bologna avrebbe dovuto rappresentare la classica occasione di riscatto davanti al pubblico di casa e invece si è trasformato in un altro capitolo amaro. Lo 0-2 subito contro i felsinei ha evidenziato le grandi difficoltà del Cagliari nel trovare la via del gol e nel reagire agli schiaffi dell'avversario. Nonostante la volontà e il possesso palla, i cagliaritani hanno sofferto la maggiore concretezza degli ospiti, mostrando una manovra a tratti prevedibile e una pericolosa tendenza a sbilanciarsi nel momento di massimo sforzo offensivo. Successivamente, il calendario ha riservato un doppio e insidioso impegno nella Capitale.
La prima tappa romana, contro la Roma, si è tradotta in un pirotecnico 2-4. Una partita dai due volti: se da un lato l'attacco rossoblù ha mandato segnali di vita trovando due reti (una dal dischetto con Nzola) su un campo difficilissimo, dall'altro la fase difensiva è tornata a scricchiolare in maniera preoccupante, concedendo praterie e spazi invitanti agli attaccanti giallorossi. Una gara aperta e combattuta, ma chiusa ancora una volta con zero punti in tasca e la sensazione di un'ingranaggio tattico che fatica a trovare il giusto equilibrio. A chiudere questo poker di amarezze è arrivata la recente trasferta contro la capolista Lazio, terminata sul punteggio di 1-2.
Sull'erba dell'Olimpico, va riconosciuto, il Cagliari ha mostrato un volto decisamente diverso: compatto, battagliero e capace persino di andare in vantaggio grazie alla rete di M’Bala Nzola. La squadra di Pisacane ha difeso con ordine e chiuso le linee di passaggio per lunghi tratti della gara, sfiorando l'impresa contro la prima della classe. Tuttavia, la legge del cinismo e la maggiore qualità dei biancocelesti hanno avuto la meglio nel finale, condannando i sardi a un'ennesima sconfitta che lascia un forte senso di ingiustizia per quanto fatto vedere sul piano dell'orgoglio, ma con l'episodio di Deiola a terra in occasione del gol-vittoria di Pinamonti a gridare vendetta. Di fronte a una crisi di risultati di questa portata, Fabio Pisacane non è certo rimasto a guardare. Il tecnico rossoblù, noto per la sua determinazione e per il suo viscerale attaccamento alla maglia già dimostrato da calciatore, ha provato in ogni modo a rimescolare le carte per scuotere il gruppo. Consapevole che insistere sugli stessi concetti senza ottenere risposte potesse risultare deleterio, l'allenatore ha varato diverse soluzioni tattiche e avvicendamenti negli uomini chiave. Dalla difesa a tre si è passati a una retroguardia a quattro più abbottonata, come visto proprio a Roma, inserendo elementi di esperienza e sostanza per dare maggiore schermatura e protezione ai centrali. Anche sulla trequarti e in attacco le rotazioni sono state continue: dall'impiego contemporaneo di giocatori di fantasia come Maldini e Fazzini dietro le punte, all'utilizzo di forze fresche a gara in corso. Pisacane ha cercato di toccare sia le leve tattiche che quelle psicologiche, alternando il bastone e la carota, nel tentativo di ritrovare quell'identità smarrita che aveva caratterizzato le prestazioni migliori della squadra. Cambiare modulo e interpreti è il segnale evidente di un allenatore vivo, che studia le contromosse e rifiuta di rassegnarsi all'inerzia negativa. Tuttavia, nel calcio moderno la tattica da sola non basta se viene a mancare la componente emotiva e la fiducia nei propri mezzi.
I numeri attuali dicono che il Cagliari ha incassato ben dodici gol in quattro partite a fronte di soli tre realizzati. Un bilancio impietoso che fotografa una squadra con la coperta corta: quando prova a spingere per far male rischia di sbilanciarsi, mentre quando sceglie di barricarsi finisce per subire la pressione avversaria nei minuti finali.
Per invertire la rotta e interrompere questo digiuno di punti non servono magie, ma un ritorno deciso alle origini. Il Cagliari ha sempre costruito i propri successi sulla grinta, sulla solidità di gruppo e sulla capacità di soffrire insieme nei momenti di tempesta. La prestazione offerta contro la Lazio, al di là dell'esito finale, ha dimostrato che la squadra è viva, segue il proprio allenatore e ha dentro le qualità per giocarsela a viso aperto contro chiunque. I prossimi impegni di campionato rappresentano un crocevia fondamentale. La parola d'ordine nello spogliatoio deve essere "azzerare": dimenticare le quattro sconfitte, fare tesoro degli errori commessi senza lasciarsi schiacciare dai rimpianti e scendere in campo con la fame di chi deve conquistarsi ogni singolo pallone. La salvezza e il rilancio in classifica passano inevitabilmente dalla capacità di trasformare la rabbia accumulata nelle ultime settimane in energia positiva. Pisacane ha tracciato la strada con il lavoro settimanale, ora tocca ai ragazzi in campo dimostrare di avere la forza per rialzarsi e riprendere il cammino.
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