Il Lemano è una lastra di luce quando la rampa di Évian-les-Bains
comincia a lasciar scendere gli uomini uno alla volta, soli contro il
cronometro. Ventisei chilometri e un centinaio di metri, l'unica prova
individuale contro il tempo di questo Tour, disegnata come un dittico
rovesciato: prima la salita della Côte de Larringes, che si arrampica
per quasi dieci chilometri, poi una discesa nervosa, infine la pianura
lungo il lago fino a Thonon-les-Bains. Un tracciato pensato per
dividere i puri specialisti dagli uomini di classifica, con il podio
ancora tutto da scrivere e la maglia gialla, quella sì, ormai fuori
dalla contesa. Per chi lotta per il podio, reduce dai primi assaggi
d'alta quota, è il giudice capace di pesare ogni secondo.
I primi a scendere in strada sono gli ultimi della generale, e la corsa
si accende presto sui riferimenti cronometrici. È Joshua Tarling a
piantare il primo paletto: il britannico della Netcompany INEOS vola
su ogni rilevamento e chiude in 34'21", a quasi quarantasei di
media, un tempo che resiste a lungo.
Ci provano il neocampione
neerlandese Huub Artz e Daan Hoole, quest'ultimo pronto a
rischiare qualcosa di troppo in discesa pur di restare a contatto con
i migliori tempi, ma il muro del gallese regge. Poi arriva Filippo
Ganna, e per un istante il cronometro sembra parlare italiano: il
verbanese, che alla partenza non aveva nascosto di considerare
quella prova poco adatta alle sue corde, transita fortissimo agli
intermedi e si accomoda alle spalle del compagno Tarling, secondo
per una manciata di secondi.
Il primato però cambia mano di continuo. Bruno Armirail, liberato
dai compiti di gregario dopo il ritiro di Jonas Vingegaard, spinge un
rapporto pieno e passa al comando in 34'14".
Gli risponde un altro
azzurro, Mattia Cattaneo: il portacolori della Red Bull – BORA –
hansgrohe costruisce sulla salita, si difende in discesa e fa saltare il
banco nella pianura conclusiva, quella che premia chi sa restare
disteso sul manubrio. Ferma il cronometro in 34'01", miglior tempo,
mentre alle sue spalle Thymen Arensman, penalizzato da dieci
secondi persi in partenza, sfiora l'impresa e gli resta a meno di
cinque secondi. Nel breve confronto tutto azzurro è così il gregario
a passare davanti allo specialista, perché Ganna scivola indietro
proprio come lui stesso aveva messo in conto.
Poi tocca agli uomini di classifica, quelli che partono a due minuti
l'uno dall'altro mentre il pomeriggio si allunga sul lago. Mattias
Skjelmose interpreta la prova come un martello: il danese della Lidl-
Trek passa al comando su ogni tratto e taglia il traguardo in 33'23",
trentasette secondi meglio di Cattaneo. È qui che la discesa
presenta il conto. Florian Lipowitz, quinto in classifica e fino a quel
momento autore di una prova pregevole, sbaglia una curva nel
finale della picchiata: la ruota anteriore se ne va, il tedesco cade
rovinosamente, batte la testa e la spalla e resta a terra. Per lui il
Tour finisce così, nella ghiaia di un tornante.
Ma la giornata ha già il suo padrone, anche se nessuno può ancora
dirlo ad alta voce. Remco Evenepoel scende dalla rampa e sembra
correre un'altra gara. Al primo rilevamento ha già ventuno secondi
su chiunque; in cima alla Côte de Larringes il vantaggio sul miglior
tempo di Skjelmose è mostruoso, quasi un minuto guadagnato in
dieci chilometri di salita. Si getta nella discesa a novantacinque
all'ora, resta chiuso nella sua posizione, divora la pianura. Quando
taglia il traguardo di Thonon-les-Bains in 32'19", sorride ancora
raccolto sul manubrio, le mani serrate sull'appendice, con un minuto
e quattro secondi di margine su Skjelmose. Sul tracciato resta
soltanto la maglia gialla.
Tadej Pogacar parte per ultimo, come vuole il suo primato, e
insegue un fantasma.
È dietro fin dai primi metri, sette secondi al
primo intermedio, quattordici in cima alla salita. In discesa sfiora la
stessa curva che ha tradito Lipowitz e si salva per un soffio, ma
quel distacco non si richiude più. Lo sloveno chiude in 32'47",
ventotto secondi più lento del belga. Non basta: la cronometro è di
Remco Evenepoel, che firma il secondo successo di tappa
consecutivo dopo il Plateau de Solaison. È la prova che il campione
del mondo contro il tempo aspettava, nel giorno in cui il dominatore
della corsa, per una volta, deve inchinarsi.
In classifica generale la vetta non si muove: Pogacar resta in giallo
e allunga su quasi tutti, ma non su Evenepoel, che gli rosicchia
ventotto secondi e blinda il secondo posto a 4'32". Isaac Del Toro
difende il terzo gradino del podio e la maglia bianca davanti a Paul
Seixas, che con la quarta piazza di giornata resta la sua ombra più
vicina nella corsa al bianco. Juan Ayuso guadagna una posizione e
sale quinto, seguito da Skjelmose. La caduta di Lipowitz, invece, ne
cancella d'un colpo il quinto posto e rimescola le retrovie della
prima decina.
Ordine d'arrivo
1. Remco Evenepoel (Red Bull – BORA – hansgrohe) 32'19"
2. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) a 28"
3. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) a 1'04"
4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) a 1'16"
5. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) a 1'21"
6. Mattia Cattaneo (Red Bull – BORA – hansgrohe) a 1'42"
7. Thymen Arensman (Netcompany INEOS) a 1'47"
8. Bruno Armirail (Team Visma | Lease a Bike) a 1'55"
9. Pablo Castrillo (Movistar Team) a 2'00"
10. Joshua Tarling (Netcompany INEOS) a 2'02"
Classifica generale
1. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) 56h14'18"
2. Remco Evenepoel (Red Bull – BORA – hansgrohe) a 4'32"
3. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) a 6'51"
4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) a 7'11"
5. Juan Ayuso (Lidl-Trek) a 9'22"
6. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) a 10'14"
7. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) a 12'50"
8. Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) a 12'58"
9. Jordan Jegat (TotalEnergies) a 22'50"
10. Yannis Voisard (Tudor Pro Cycling Team) a 24'18"
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