16ª Tappa Tour 2026 - Evenepoel raddoppia a Thonon, l'iridato piega anche Pogacar

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  Il Lemano è una lastra di luce quando la rampa di Évian-les-Bains comincia a lasciar scendere gli uomini uno alla volta, soli contro il cronometro. Ventisei chilometri e un centinaio di metri, l'unica prova individuale contro il tempo di questo Tour, disegnata come un dittico rovesciato: prima la salita della Côte de Larringes, che si arrampica per quasi dieci chilometri, poi una discesa nervosa, infine la pianura lungo il lago fino a Thonon-les-Bains. Un tracciato pensato per dividere i puri specialisti dagli uomini di classifica, con il podio ancora tutto da scrivere e la maglia gialla, quella sì, ormai fuori dalla contesa. Per chi lotta per il podio, reduce dai primi assaggi d'alta quota, è il giudice capace di pesare ogni secondo. I primi a scendere in strada sono gli ultimi della generale, e la corsa si accende presto sui riferimenti cronometrici. È Joshua Tarling a piantare il primo paletto: il britannico della Netcompany INEOS vola su ogni rilevamento e chiude in 34'21", a quasi quarantasei di media, un tempo che resiste a lungo.

  Ci provano il neocampione neerlandese Huub Artz e Daan Hoole, quest'ultimo pronto a rischiare qualcosa di troppo in discesa pur di restare a contatto con i migliori tempi, ma il muro del gallese regge. Poi arriva Filippo Ganna, e per un istante il cronometro sembra parlare italiano: il verbanese, che alla partenza non aveva nascosto di considerare quella prova poco adatta alle sue corde, transita fortissimo agli intermedi e si accomoda alle spalle del compagno Tarling, secondo per una manciata di secondi. Il primato però cambia mano di continuo. Bruno Armirail, liberato dai compiti di gregario dopo il ritiro di Jonas Vingegaard, spinge un rapporto pieno e passa al comando in 34'14".

  Gli risponde un altro azzurro, Mattia Cattaneo: il portacolori della Red Bull – BORA – hansgrohe costruisce sulla salita, si difende in discesa e fa saltare il banco nella pianura conclusiva, quella che premia chi sa restare disteso sul manubrio. Ferma il cronometro in 34'01", miglior tempo, mentre alle sue spalle Thymen Arensman, penalizzato da dieci secondi persi in partenza, sfiora l'impresa e gli resta a meno di cinque secondi. Nel breve confronto tutto azzurro è così il gregario a passare davanti allo specialista, perché Ganna scivola indietro proprio come lui stesso aveva messo in conto. Poi tocca agli uomini di classifica, quelli che partono a due minuti l'uno dall'altro mentre il pomeriggio si allunga sul lago. Mattias Skjelmose interpreta la prova come un martello: il danese della Lidl- Trek passa al comando su ogni tratto e taglia il traguardo in 33'23", trentasette secondi meglio di Cattaneo. È qui che la discesa presenta il conto. Florian Lipowitz, quinto in classifica e fino a quel momento autore di una prova pregevole, sbaglia una curva nel finale della picchiata: la ruota anteriore se ne va, il tedesco cade rovinosamente, batte la testa e la spalla e resta a terra. Per lui il Tour finisce così, nella ghiaia di un tornante. Ma la giornata ha già il suo padrone, anche se nessuno può ancora dirlo ad alta voce. Remco Evenepoel scende dalla rampa e sembra correre un'altra gara. Al primo rilevamento ha già ventuno secondi su chiunque; in cima alla Côte de Larringes il vantaggio sul miglior tempo di Skjelmose è mostruoso, quasi un minuto guadagnato in dieci chilometri di salita. Si getta nella discesa a novantacinque all'ora, resta chiuso nella sua posizione, divora la pianura. Quando taglia il traguardo di Thonon-les-Bains in 32'19", sorride ancora raccolto sul manubrio, le mani serrate sull'appendice, con un minuto e quattro secondi di margine su Skjelmose. Sul tracciato resta soltanto la maglia gialla. Tadej Pogacar parte per ultimo, come vuole il suo primato, e insegue un fantasma.

  È dietro fin dai primi metri, sette secondi al primo intermedio, quattordici in cima alla salita. In discesa sfiora la stessa curva che ha tradito Lipowitz e si salva per un soffio, ma quel distacco non si richiude più. Lo sloveno chiude in 32'47", ventotto secondi più lento del belga. Non basta: la cronometro è di Remco Evenepoel, che firma il secondo successo di tappa consecutivo dopo il Plateau de Solaison. È la prova che il campione del mondo contro il tempo aspettava, nel giorno in cui il dominatore della corsa, per una volta, deve inchinarsi. In classifica generale la vetta non si muove: Pogacar resta in giallo e allunga su quasi tutti, ma non su Evenepoel, che gli rosicchia ventotto secondi e blinda il secondo posto a 4'32". Isaac Del Toro difende il terzo gradino del podio e la maglia bianca davanti a Paul Seixas, che con la quarta piazza di giornata resta la sua ombra più vicina nella corsa al bianco. Juan Ayuso guadagna una posizione e sale quinto, seguito da Skjelmose. La caduta di Lipowitz, invece, ne cancella d'un colpo il quinto posto e rimescola le retrovie della prima decina.

  Ordine d'arrivo 1. Remco Evenepoel (Red Bull – BORA – hansgrohe) 32'19" 2. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) a 28" 3. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) a 1'04" 4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) a 1'16" 5. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) a 1'21" 6. Mattia Cattaneo (Red Bull – BORA – hansgrohe) a 1'42" 7. Thymen Arensman (Netcompany INEOS) a 1'47" 8. Bruno Armirail (Team Visma | Lease a Bike) a 1'55" 9. Pablo Castrillo (Movistar Team) a 2'00" 10. Joshua Tarling (Netcompany INEOS) a 2'02"

  Classifica generale 1. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) 56h14'18" 2. Remco Evenepoel (Red Bull – BORA – hansgrohe) a 4'32" 3. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) a 6'51" 4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) a 7'11" 5. Juan Ayuso (Lidl-Trek) a 9'22" 6. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) a 10'14" 7. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) a 12'50" 8. Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) a 12'58" 9. Jordan Jegat (TotalEnergies) a 22'50" 10. Yannis Voisard (Tudor Pro Cycling Team) a 24'18"