Da Champagnole la strada sale quasi subito, e non smette più. La quindicesima tappa è il
primo vero assaggio di Alpi: centottantaquattro chilometri che si arrampicano di continuo,
senza quasi un metro di pianura, fino all'inedito muro del Plateau de Solaison, undici
chilometri e mezzo al nove per cento con le prime rampe oltre il dieci. È domenica
diciannove luglio. Il venerdì diciassette, quello che la superstizione vuole nemico, era
passato liscio: sarebbe stata la domenica a presentare il conto.
Si parte e la Alpecin-Premier Tech prende la corsa per mano. Al traguardo volante di
Saint-Laurent-en-Grandvaux, dopo appena diciassette chilometri, Jasper Philipsen regola
Mads Pedersen e incassa i venticinque punti. Poi comincia la battaglia, e dura a lungo: la
strada che sale in continuazione trasforma ogni tentativo in fatica, e servono più di ottanta
chilometri di scatti, controscatti e gruppetti ripresi prima che la fuga prenda forma. Ci
provano in tanti, da Julian Alaphilippe a Warren Barguil, da Matej Mohoric ad Antonio
Tiberi, e a un certo punto persino Richard Carapaz parte come una freccia dal plotone;
ogni volta, però, la salita e il ritmo del gruppo rimettono le cose a posto.
Alla fine sono
ventiquattro uomini a guadagnare strada, e dentro c'è di tutto: Adam Yates, Thymen
Arensman, Egan Bernal con Kévin Vauquelin, Tom Pidcock scortato dai suoi, Quinn
Simmons, Ben Healy, Mauro Schmid, Ilan Van Wilder. Il gruppo, tirato a lungo dalla EF
Education-EasyPost e poi dal Team Visma | Lease a Bike, concede loro poco più di due
minuti.
Sul Salève-Col de la Croisette, quattro chilometri e mezzo all'undici per cento, la fuga si
sgretola. Davanti fa l'andatura Tom Pidcock, che sulla salita più ripida dell'intero Tour
prova a mettere in riga i compagni d'avventura; scollina per primo Simmons, mentre alle
sue spalle il plotone dei migliori si assottiglia colpo su colpo. Sui saliscendi che seguono
prende la scena Mauro Schmid: lo svizzero allunga da solo, resiste sulla Côte du Mont e
affronta in testa gli ultimi chilometri di valle prima del muro conclusivo, con un margine a
lungo attestato intorno ai venti secondi.
È qui, a ventidue chilometri dall'arrivo, che il Tour cambia volto. Nel gruppo Maglia Gialla si
toccano alcune ruote: va a terra per primo Sepp Kuss e, dietro di lui, cade Jonas
Vingegaard. Isaac Del Toro, coinvolto nella stessa caduta, risale in sella e riparte; il
danese no. Resta seduto sull'asfalto, la mano alla spalla, e non si rialza. I compagni lo
attendono un istante, poi ripartono: non è un buon segno. Pochi minuti dopo arriva la
conferma che nessuno avrebbe voluto: Vingegaard sale in ambulanza e lascia il Tour de
France.
Il timore è per la clavicola, ma per ora conta soltanto il fatto nudo. Il secondo
uomo della classifica, l'unico che in questi giorni aveva provato a rispondere a Tadej
Pogacar, è fuori dalla corsa: per la prima volta dal 2021 non vedrà il podio di Parigi, ed è il
primo ritiro in un grande giro della sua carriera. Davanti, appresa la notizia, Pogacar si
lascia sfilare dalle prime posizioni per accertarsi delle condizioni del rivale; Mattias
Skjelmose scende a scambiare due parole con lui. Cambia tutto, e non soltanto la tappa.
Ai piedi del Plateau de Solaison la corsa ha ormai un altro volto. Simmons e poi Schmid
vengono riassorbiti uno dopo l'altro, e sull'ascesa finale la UAE Team Emirates XRG detta
legge per Isaac Del Toro. Quando Pogacar si mette in testa il gruppetto si riduce all'osso:
cede Paul Seixas, che sale regolare avendo capito presto di non poter reggere quel ritmo;
cede Florian Lipowitz; cede anche Juan Ayuso. Alla ruota dei due della UAE Team
Emirates XRG resta un solo avversario, Remco Evenepoel. Il belga non perde un metro:
quando Del Toro prova a muoversi, risponde; e quando, nell'ultimo chilometro, è lui a
rilanciare deciso, Pogacar tenta di seguirlo ma non riesce a saltarlo. Sul traguardo del
Plateau de Solaison alza le braccia, i pugni serrati verso il cielo: è la sua prima vittoria in
questo Tour. Pogacar taglia la linea al suo fianco, nello stesso tempo, ma oggi non era la
sua giornata e non ha cercato di renderla tale. Sei secondi più indietro chiude Isaac Del
Toro, terzo: nonostante la caduta si prende il gradino più basso del podio di tappa e la
maglia bianca di miglior giovane, tolta proprio a Seixas.
Alle spalle dei primi la volata del gruppetto inseguitore premia Lenny Martinez; più indietro,
Quinn Simmons, eletto il più combattivo di giornata, taglia il traguardo dopo aver speso le
ultime forze al servizio di Juan Ayuso. Ma i conti veri si fanno in classifica generale,
ridisegnata dall'assenza di Vingegaard. Pogacar resta saldamente in giallo; alle sue spalle
sale ora Evenepoel, secondo a cinque minuti netti, con Del Toro terzo e Paul Seixas
quarto. Mads Pedersen, che al traguardo volante aveva ceduto il passo a Philipsen,
conserva senza affanni la maglia verde.
Il venerdì diciassette era passato liscio; la domenica diciannove ha presentato il conto, e a
saldarlo è stato il più atteso di tutti.
Ordine d'arrivo:
1. Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe) 4:23:09
2. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) s.t.
3. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) +0:06
4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) +0:58
5. Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe) +0:58
6. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) +1:57
7. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) +1:57
8. Juan Ayuso (Lidl-Trek) +2:00
9. Adam Yates (UAE Team Emirates XRG) +2:00
10. Quinn Simmons (Lidl-Trek) +2:16
Classifica generale:
1. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) 55:41:31
2. Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe) +5:00
3. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) +5:58
4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) +6:23
5. Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe) +6:48
6. Juan Ayuso (Lidl-Trek) +7:28
7. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) +9:38
8. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) +10:28
9. Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) +10:59
10. Jordan Jegat (TotalEnergies) +19:26
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