Il via viene dato dal rettilineo principale del circuito di Magny-Cours,
e per una volta la parola griglia non è una metafora: i corridori
scattano davvero da lì, dall'asfalto dove di solito rombano i motori.
Centosettantanove chilometri quasi interamente pianeggianti
separano il gruppo da Chalon-sur-Saône, con appena
millequattrocentosettanta metri di dislivello a spezzare la monotonia
della Borgogna. È una di quelle giornate che i velocisti aspettano da
giorni, e le squadre lo sanno.
Appena usciti dal circuito comincia la corsa vera, e comincia subito
con il fuoco. Baptiste Veistroffer è il primo ad agitare le acque, e
non sarà l'ultima volta che lo si vedrà là davanti. La strada tortuosa
dei primi chilometri favorisce gli scatti, il gruppo si allunga, si
ricompatta, si allunga di nuovo. Sull'asfalto c'è quel prodotto
biancastro che nei giorni scorsi qualche corridore aveva additato
come pericoloso, ma le temperature clementi ne attenuano gli effetti
e la corsa può proseguire senza timori.
Passano i minuti e la lavatrice degli attacchi non si spegne mai.
Ci
provano in quattro, poi in tre, poi in cinque, ma il plotone non
concede nulla di duraturo. Le squadre dei velocisti, Alpecin-Premier
Tech e Lidl-Trek su tutte, presidiano le prime posizioni e chiudono
ogni buco. È in questo continuo rimescolarsi che Veistroffer trova il
varco che cercava: parte da solo, il gruppo per una volta apre le
maglie, e il francese della Lotto-Intermarché conquista lo spazio
che meritava la sua insistenza.
Il margine cresce con calma, un minuto, poi due, mentre molti
approfittano di un momento di stasi per una sosta fisiologica. Al
traguardo volante di Decize la scena è duplice: davanti Veistroffer
incassa i venticinque punti della vetta, dietro si scatena la bagarre
per la maglia verde. I treni Lidl-Trek e Alpecin-Premier Tech si
affrontano a viso aperto, e Mads Pedersen regola la volata di
gruppo di un soffio davanti a Philipsen. Uno sprint che avrà però
una lunga coda: la macchina della giuria richiama il danese, la
discussione si protrae a lungo, ma alla fine nessuna squalifica viene
decisa.
Sul battistrada solitario si ricuce presto un terzetto: Damiano
Caruso, Ewen Costiou e Matteo Vercher raggiungono Veistroffer,
che a centoventi chilometri dall'arrivo si ritrova così in compagnia.
Nel frattempo la corsa detta le sue trappole minori. Merlier è
costretto a fermarsi per una foratura e insegue a trentacinque
secondi, ma rientra senza affanni. Poi arriva la pioggia, forte, a
rendere l'asfalto lucido e insidioso, mentre Veistroffer aggiunge alla
sua collezione anche il secondo gran premio della montagna di
giornata.
Il distacco oscilla, cala, risale, in quel gioco al gatto e al topo che
accompagna ogni tappa da velocisti. Il francese, instancabile,
allunga in un tratto in leggera salita e va via con Costiou, ma il
compagno di avventura si rialza presto e Veistroffer torna a fare da
solo ciò che aveva fatto per tutto il giorno: resistere. Anche
Vingegaard deve fare i conti con una foratura, cambia bici e rientra
scortato dai suoi uomini, senza che la classifica ne risenta.
Negli ultimi quaranta chilometri la corsa si accende davvero. Un
problema meccanico costringe Philipsen a cambiare bici proprio
all'imbocco della salitella verso Les Baudots, ma il belga recupera.
Poi è un susseguirsi di allunghi: Quinn Simmons, Mathias Vacek, e
infine un drappello di una quindicina di uomini in cui compaiono
Ganna e Ballerini, capace di prendere venti secondi. Filippo Ganna
si spende generosamente per tenere alta l'andatura, ma il gruppo
non molla la presa e a ventiquattro chilometri dal traguardo i
fuggitivi vengono ripresi.
Sulla Côte de Montagny-lès-Buxy, unica asperità classificata del
finale, la corsa non si spezza. Ci provano i Lidl-Trek con Gee e
Skujinš, ci riprova l'indomabile Simmons, e la sfortuna torna a
bussare a Ganna con l'ennesima foratura. In discesa Pedersen si
porta davanti e allunga il plotone, dando il via a una girandola di
attacchi che la Visma | Lease a Bike, come tutto il giorno, si incarica
pazientemente di chiudere. A poco meno di sette chilometri arriva il
riconoscimento che il coraggio di Veistroffer ha meritato: il francese
viene nominato combattivo di giornata.
Negli ultimi chilometri le squadre dei velocisti riprendono in mano la
corsa. La XDS Astana con Velasco, poi la NSN, poi la Bahrain
risalgono a comandare le operazioni. All'ultimo chilometro si
materializza il trenino Alpecin-Premier Tech, con Van der Poel a
lanciare Philipsen in una posizione ideale. Ma a trecentocinquanta
metri dalla linea una caduta scompiglia il gruppo, coinvolgendo tra
gli altri Fernando Gaviria, e la volata si fa confusa. È allora che dal
nulla sbuca Tim Merlier: il campione belga trova il varco, esce come
una fucilata e va a prendersi la tappa. Esattamente come il giorno
prima, alle sue spalle si piazzano Olav Kooij e Jasper Philipsen, il
podio identico a ventiquattro ore di distanza.
Per Merlier è la conferma di una condizione superba, per Veistroffer
resta la soddisfazione di una fuga solitaria che ha dato senso e
colore a una tappa altrimenti destinata al copione già scritto della
volata. In una giornata che sembrava consegnata ai treni dei
velocisti, il francese della Lotto-Intermarché ha ricordato a tutti che
il ciclismo, anche quando l'esito pare segnato, lascia sempre spazio
a chi ha voglia di provarci.
Ordine d'arrivo:
1. Tim Merlier (Soudal Quick-Step) 3:38:53
2. Olav Kooij (Decathlon CMA CGM Team) s.t.
3. Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech) s.t.
4. Biniam Girmay (NSN Cycling Team) s.t.
5. Milan Fretin (Cofidis) s.t.
6. Anthony Turgis (TotalEnergies) s.t.
7. Max Kanter (XDS Astana Team) s.t.
8. Clément Russo (Groupama-FDJ United) s.t.
9. Mads Pedersen (Lidl-Trek) s.t.
10. Huub Artz (Lotto-Intermarché) s.t.
![]()