Sull'altopiano della Paganella il cielo trentino tiene un azzurro
incerto, gonfio di nubi che minacciano senza mantenere. Concluse
le operazioni al foglio firma, alle 13:15 la carovana imbocca i dieci
chilometri di trasferimento che separano Fai della Paganella dal
chilometro zero, in una giornata che ha il sapore della vigilia:
domani le grandi montagne, oggi i saliscendi del Nord-Est e un
solo, breve spauracchio a nove chilometri dall'arrivo, il Muro di Ca'
del Poggio. Centosettantuno chilometri senza vere salite, eppure
quasi duemiladuecento metri di dislivello a logorare le gambe. Il
pronostico della vigilia è quasi unanime: su quelle rampe al 12,3% i
velocisti puri sono attesi alla resa, e la giornata pare già consegnata
agli attaccanti e ai finisseur.
Il via ufficiale tarda, tra guai meccanici e attese; alle 13:35 la corsa
parte davvero, e parte col fuoco. Magli prova subito l'allungo, lo
raggiunge Jacobs, escono Sevilla e Kopecký: tutti tentativi che la
salita di Civezzano riassorbe uno a uno, con la Movistar a forzare in
testa. Per oltre quaranta chilometri il gruppo non concede respiro.
La fuga buona prende forma soltanto verso -135 km, quando Bais
e il compagno di squadra Mifsud guadagnano il margine decisivo.
Su di loro rientrano Shaw, della EF Education EasyPost, e Geens,
della Alpecin Premier Tech: quattro uomini al comando, due della
Team Polti VisitMalta a fare da spina dorsale. Il plotone li lascia
andare, ma con il guinzaglio corto: il vantaggio oscilla, non supera
mai i due minuti e venti.
Nella prima ora si percorrono quasi quarantacinque chilometri, ritmo
da classica.
Al GPM di Fastro, unico gran premio della montagna categorizzato
nella prima metà di gara, transita per primo Bais davanti a Mifsud.
In vetta alla classifica scalatori nulla si muove: Vingegaard resta
saldo, come da copione. Il plotone, rallentato in salita, lascia salire il
distacco fino a 2'20", ma è una concessione momentanea: Lidl Trek
e NSN Cycling Team riprendono in mano il filo e il margine torna a
contrarsi.
A metà discesa la Maglia Rosa cambia bicicletta, scegliendo i
rapporti adatti allo strappo: Vingegaard prepara con metodo il
terreno di Ca' del Poggio. Alle sue spalle arriva in testa al gruppo
anche la UAE Team Emirates XRG, schierata in appoggio alla
corsa di Narváez per la maglia ciclamino.
È a questo punto che la giornata cambia tono.
A -47 km una
caduta nel gruppo coinvolge Eulálio: il portoghese, quinto in
classifica e padrone della Maglia Bianca, resta a terra dolorante, la
bicicletta pare essersi incastrata col sacchetto di un massaggiatore
a bordo strada. Stannard si ferma ad attenderlo, ma il momento è
brutto: il giovane fatica perfino a impugnare il manubrio, e si ritrova
un minuto e mezzo dietro. La rincorsa è lunga e affannosa,
complicata dal traguardo volante di Guia, dove il gruppo alza il
ritmo. Eppure, a forza di disperazione, Eulálio rientra sulla coda del
plotone a -38,8 km.
A Guia, intanto, va in scena il primo atto del duello per il ciclamino.
Davanti incassa ancora Bais; nel gruppo Arrieta lancia Narváez
verso il traguardo intermedio, ma Magnier non reagisce e
l'ecuadoriano raccoglie un solo punto. Poca cosa, per uno sforzo
che ipoteca le energie del finale.
La fuga, ormai, è un'agonia. Bais, Mifsud e Shaw si arrendono a
poco più di venti chilometri dall'arrivo; Geens resiste da solo,
cocciuto, fin quasi alle pendici del Muro, prima di essere
risucchiato. Sul gruppo cala la tensione delle grandi occasioni: a
dieci chilometri dall'inizio dello strappo comincia la battaglia per le
posizioni, Unibet Rose Rockets e Netcompany INEOS si
contendono la testa in uno scontro di treni.
Alle 17:09 la corsa raggiunge la curva che apre il Muro di Ca' del
Poggio: 12,3% di pendenza media, rampe subito arcigne. Dietro i
corridori si sgranano, e davanti accade l'imprevisto: parte Eulálio.
Proprio lui, reduce dalla caduta, sferra un'accelerazione convinta e
se ne va solo, mentre nel gruppo nessuno reagisce. Un guizzo
d'orgoglio più che una mossa di classifica. Poi si muove
Vingegaard, e sullo strappo è lui a prendersi i tre punti del gran
premio della montagna in vetta. La NSN Cycling Team tiene
altissimo il ritmo con Pinarello a fare l'andatura; allunga Hindley,
seguito da Bernal e dalla Maglia Rosa. In testa restano una ventina
di uomini, con Gall, Gee, Storer e gli altri uomini di classifica tutti
presenti all'appello. E contro il pronostico, sullo strappo non cede
nessuno dei velocisti più tenaci: Milan transita attorno alla
dodicesima posizione, staccato dai primissimi ma mai tagliato fuori,
pronto a sfruttare la discesa che lo attende.
Scollinato il Muro, comincia la lunga discesa verso Pieve di Soligo.
Ci prova in contropiede Silva, poi a -6,2 km scatta Kulset: su di lui
si riporta ancora Eulálio, instancabile, e i due trovano un buon
accordo guadagnando una decina di secondi. Ma il gruppo non
concede: Sobrero si mette a tirare a tutta per la Lidl Trek, il
vantaggio evapora e a un chilometro dal traguardo i battistrada
vengono ripresi. Sarà volata, su quei trecento metri finali in leggera
ma insidiosa salita.
Avanza Magnier, con Milan incollato alla sua ruota. Parte la volata:
Milan resta un poco attardato e tenta la rimonta sul rettilineo in
ascesa, ma non basta. Sul traguardo di piazza Vittorio Emanuele II
passa per primo Paul Magnier, della Soudal Quick Step, che serra i
pugni e libera un urlo. Alle sue spalle Edoardo Zambanini, della
Bahrain Victorious, precede Jonathan Milan; chiudono la prima
parte dell'ordine d'arrivo Busatto, Strong e Silva.
Pochi, alla partenza, avrebbero scommesso su un arrivo regolato
dai velocisti: Ca' del Poggio, atteso come giudice implacabile, ha
soltanto sfrondato il gruppo senza decapitarlo, e la discesa ha fatto
il resto. Per Magnier è la terza vittoria di questo Giro, e soprattutto è
la riconquista della maglia ciclamino: il francese balza a quota 195
punti e scavalca Narváez, fermo a 158, beffato dalla scelta di
spendersi in fuga per un solo punticino a Guia. In testa alla
classifica generale non si muove nulla: Vingegaard resta in Maglia
Rosa con il consueto vantaggio su Gall e Arensman, e tutti gli
uomini di vertice tagliano il traguardo nello stesso gruppo. Eulálio,
dopo la paura della caduta, salva la Maglia Bianca con una prova di
carattere che vale più dei metri guadagnati sul Muro. La vetta della
corsa resta intatta, in attesa che siano le montagne, e non più i
muri, a chiamare in causa i protagonisti.
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