Pellizzari, anatomia di una giornata storta

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  Sulla salita svizzera Giulio Pellizzari ha perso oltre diciotto minuti dopo essere stato staccato proprio dal forcing dei suoi compagni. Il direttore sportivo Christian Pomer ha chiuso la giornata davanti alle telecamere di Rai Sport con una formula che merita di restare agli atti. Una vicenda che è insieme cronaca sportiva e fotografia di un sistema. Pellizzari era sesto in classifica generale alla partenza di Bellinzona, a 4'22" dalla maglia rosa Jonas Vingegaard. All'arrivo di Carì è scivolato al diciannovesimo posto, a 22'38" dal vincitore. In una giornata sola il marchigiano ha perso oltre diciotto minuti e cancellato il lavoro paziente di quindici tappe. Non è la prima volta che un Giro di un capitano di classifica si decide nella sua giornata peggiore. Quello che merita attenzione non è il crollo in sé, ma il contesto tecnico in cui si è prodotto. La ricostruzione è verificabile dalle immagini televisive. All'imbocco della salita di Carì, ascesa di 11,7 chilometri al 7,9% di pendenza media, la stessa Red Bull Bora Hansgrohe ha alzato l'andatura in apertura, mettendo in testa al gruppo i propri uomini per impostare una salita aggressiva. Pellizzari è stato il primo della formazione a perdere contatto, a circa undici chilometri dal traguardo, mentre la squadra stava ancora tirando. Da quel momento, e questo è il dettaglio che merita attenzione, i compagni della Red Bull si sono scambiati uno sguardo in corsa e hanno smesso. La selezione successiva è stata fatta dalla Visma Lease a Bike, con il passista belga Victor Campenaerts a sgretolare il gruppo a -8,6 chilometri, poi con Davide Piganzoli a fare il ritmo, infine con l'allungo di Vingegaard a -6,5 chilometri. Hindley negli ultimi sei chilometri di Carì è rimasto sostanzialmente solo, ha chiuso terzo a 1'11" ma senza alcun compagno di squadra a guidarlo. Qui si apre la domanda tecnica della giornata. Se l'obiettivo della Red Bull con quel forcing iniziale era guadagnare tempo su Felix Gall e Thymen Arensman, come dichiarato successivamente dal direttore sportivo, il gruppo dei rivali era ancora compatto nel momento in cui Pellizzari ha perso contatto. Non c'era ragione tattica di interrompere la pressione. Continuare a tirare avrebbe trasformato il sacrificio dell'italiano in un risultato concreto, e avrebbe lasciato a Hindley una scia fino al chilometro decisivo.

  La Red Bull si è fermata. Il guardarsi in faccia tra i compagni di Pellizzari, visibile in diretta, è il documento più nitido di un piano collettivo esaurito con la prima accelerazione. Nel tardo pomeriggio, a Processo alla tappa su Rai Sport, il direttore sportivo della Red Bull Bora Hansgrohe Christian Pomer è stato intervistato a margine dei mezzi della squadra. Ha dichiarato testualmente: "Molto difficile per Giulio. Lui ha avuto problemi anche i giorni prima di oggi, alla tappa 14 era abbastanza bene, eh, noi abbiamo pensato che forse anche oggi sarà bene però alla fine abbiamo visto tutti che lui ha perso 18 minuti ed è finita la commedia". Alla domanda successiva di Ettore Giovannelli, che chiedeva se fosse stato lo stesso Pellizzari a comunicare via radio di lasciarlo perdere, Pomer ha risposto in tedesco e Giovannelli ha tradotto la versione del dirigente: la squadra avrebbe iniziato il forcing per attaccare Gall e Arensman, e Pellizzari avrebbe chiesto via radio di proseguire senza di lui e di concentrarsi su Hindley. A mio avviso quella ricostruzione presenta un punto di non immediata conciliazione con quanto si è visto in diretta. Se la richiesta di Pellizzari fosse stata di proseguire per Hindley, la squadra avrebbe avuto sia l'istruzione del corridore sia il proprio obiettivo dichiarato (Gall e Arensman ancora in piedi) per continuare il forcing. Non l'ha fatto. Una lettura alternativa, dipendente dal completamento di informazioni che la squadra non ha reso pubbliche, è che il piano fosse costruito in modo dipendente da Pellizzari come motore iniziale, e che una volta staccato lui non ci fosse un piano B eseguibile dagli altri compagni. Sul piano della comunicazione c'è una seconda questione.

  L'espressione "è finita la commedia" riposiziona implicitamente Pellizzari nel ruolo di chi ha smesso di recitare una parte. È doveroso riconoscere che il dirigente non è di madrelingua italiana, e la formula può essere la traduzione approssimativa di un'espressione del suo idioma con una connotazione meno spregiativa nell'originale. Resta però il contesto: una zona mista televisiva nazionale, a poche ore dalla giornata peggiore di un proprio capitano designato. La lettura critica della giornata non è isolata. Cyclingnews, una delle testate ciclistiche internazionali più autorevoli, ha titolato che Pellizzari è stato staccato dal ritmo della sua stessa squadra, e che la Red Bull Bora Hansgrohe ha perso il vantaggio numerico nella lotta per il podio. Anche Il Riformista parla apertamente di errore di comunicazione e strategia sbagliata. Da parte sua Pellizzari, nell'intervista post tappa raccolta da SpazioCiclismo, ha dichiarato: "È stata dura fin dall'inizio, non ho avuto le gambe. Conseguenza del virus? Non lo so". È una dichiarazione che merita rispetto per la classe del corridore: a ventidue anni, dopo una giornata in cui sarebbe stato umanamente comprensibile cercare di alleggerirsi delle responsabilità, ha tirato la colpa a sé. Non ha attaccato la squadra, non ha cercato copertura. La differenza di registro tra il corridore e il suo direttore sportivo, in zona mista, parla da sola. Allargando lo sguardo, il caso interroga il movimento italiano. Pellizzari era il primo italiano della classifica del Giro fino a domenica, e il suo collocamento naturale sarebbe stato il capitanato unico di una squadra italiana di livello WorldTour costruita attorno a lui. Quella squadra italiana, oggi, non esiste. Il caso non è isolato: Giulio Ciccone alla Lidl Trek vive una versione simmetrica del medesimo schema, scalatore italiano con gambe da uomo di classifica in una squadra che ha costruito il proprio Giro attorno a Jonathan Milan e al canadese Derek Gee West. Pellizzari proverà a recuperare nei prossimi giorni. La sua dichiarazione di stasera, sobria e dignitosa, ha mostrato la stoffa morale del personaggio. La commedia, semmai, è quella di una struttura che presenta i propri giovani come futuro a gennaio e li congeda con una battuta a maggio. Su quella, attendiamo le repliche.