Sul lungomare di Viareggio il cielo è una lastra grigia che incombe
sulle Apuane, e la corsa riparte dal secondo giorno di riposo con la
sua giornata più astratta. Niente gruppo, niente scia, niente
avversario in carne e ossa: soltanto quarantadue chilometri quasi
interamente rettilinei, due inversioni a U e un unico nemico, il
tempo. La cronometro è la corsa della verità, e la verità, qui, non si
vede mai in diretta: si scrive dopo, quando i parziali vengono
incolonnati uno sotto l'altro. È una di quelle giornate in cui si può
perdere la corsa restando soli sulla propria bicicletta, senza che
nessuno ti abbia attaccato.
Si parte alle 13:15, in ordine inverso di classifica. Apre l'ultimo
uomo della generale, chiuderà la maglia rosa, e questo significa
che chi scatta più tardi conosce sempre qualcosa in più di chi lo
precede. Nella prima fascia oraria, con gli intervalli di un minuto, i
corridori trovano un asfalto reso umido a tratti dalla notte, e il primo
riferimento serio porta la firma di Max Walscheid, che transita per
primo al rilevamento di Viale Regina Margherita. Johan Price-
Pejtersen lo affianca per metà prova, poi cede di schianto negli
ultimi chilometri.
È Sjoerd Bax a piantare la prima sedia autentica: il
neerlandese della Pinarello Q36.5 chiude in 47'57", e per quasi
un'ora resta lassù, in cima al tabellone, a guardare gli altri scalzarsi
a vicenda.
Alle 14:20, con le strade ormai asciutte, sale in pedana Filippo
Ganna. Bastano pochi chilometri per capire che la giornata ha un
padrone: il piemontese della Netcompany INEOS comincia a
riprendere uno dopo l'altro i corridori partiti prima di lui, sette in tutto
entro il traguardo, ingoiati come boe lungo un rettilineo che pare
disegnato apposta per la sua macchina. Al primo intermedio ha già
41" su Bax; al secondo il margine è di 1'19"; a Rinchiostra, all'ultimo
rilevamento, viaggia con 1'54" di vantaggio. Chiude in 45'53", alla
media siderale di 54,9 km/h, e taglia la linea ancora raccolto nella
sua posizione da cronometro, senza un gesto, perché alla crono il
traguardo non è la vittoria: è soltanto un tempo deposto sul
tabellone, in attesa che qualcuno provi a cancellarlo. Per ora la sua
è la sedia più alta, e nessuno, fra i partiti prima di lui, le si avvicina.
Rémi Cavagna, della Groupama FDJ United, ci prova, e con 47'52"
si prende il secondo posto provvisorio per cinque secondi su Bax,
ma la distanza dal piemontese resta di quasi due minuti: un abisso,
per quaranta chilometri di pianura.
Dalle 15:52 la giornata cambia natura. Entrano in scena gli uomini
di classifica, a intervalli di tre minuti, e qui la cronometro smette di
essere una corsa di specialisti per diventare un verdetto. Afonso
Eulálio difende un margine di 2'24" su Jonas Vingegaard, e tutti,
alla vigilia, davano per scontato il cambio di maglia. La strada, però,
racconta un'altra storia.
Il primo a scrivere qualcosa di importante è Thymen Arensman: il
neerlandese della Netcompany INEOS passa al primo intermedio in
19'39" e all'arrivo ferma il cronometro su 47'47", secondo di
giornata dietro al solo Ganna. Vingegaard, invece, parte opaco.
Segna 20'05" al primo rilevamento, e già lì cede 26" ad Arensman
e, dato ben più eloquente, 9" a Ben O'Connor, che cronoman non è.
Il danese recupera terreno nel tratto centrale, dove guadagna un
minuto esatto su Felix Gall, ma il finale lo tradisce: chiude in 48'53",
lasciando 1'06" ad Arensman e limando appena 18" su Giulio
Pellizzari. Per l'uomo atteso come il futuro padrone della corsa, è
una prova senza lampi, di quelle che non sconfessano una
candidatura ma nemmeno la rafforzano.
Perché Gall, intanto, è la vera caduta di giornata. L'austriaco della
Decathlon CMA CGM passa altissimo già al primo intermedio e
affonda progressivamente, fino a un 50'15" all'arrivo che lo
consegna al ruolo di peggiore fra tutti gli uomini di vertice. Pellizzari,
al contrario, contiene. Reduce dai giorni difficili sull'Appennino, il
marchigiano della Red Bull BORA hansgrohe porta a casa una
prova ordinata, mentre O'Connor, con 48'35", conferma di aver
scelto la giornata giusta per risalire la graduatoria.
Resta lei, la maglia rosa, ultima in strada come vuole il
regolamento, e dunque l'unica a conoscere, chilometro dopo
chilometro, l'esatta entità della propria perdita. È la solitudine della
cronometro portata al paradosso: l'uomo più solo del percorso è
anche l'unico a sapere tutto. Eulálio passa al primo intermedio in
20'55", già 50" dietro Vingegaard; al secondo il ritardo sale a 1'29";
al terzo sfiora i due minuti. Il portoghese della Bahrain Victorious
non è un passista, non lo è mai stato, e la cronometro lo punisce
come da previsione. Ma lo punisce meno di quanto la sua prova
lasciasse temere. Chiude in 50'50", e quando il cronometro si ferma
il calcolo è tutto sul filo dei secondi: la maglia rosa resiste. Solo in
quell'istante, con l'ultimo tempo depositato e nessun altro più in
strada, la sedia di Ganna diventa davvero inattaccabile, e quel
45'53" segnato due ore prima si trasforma in vittoria.
La prova contro il tempo ridisegna così la Corsa Rosa senza
ribaltarla. Eulálio conserva il primato per appena 27" su
Vingegaard, là dove al mattino il margine superava i due minuti.
Arensman è il grande beneficiato, terzo a 1'57", davanti a Gall,
scivolato in quarta posizione a 2'24". Più staccati O'Connor, ora
quinto a 2'48", e Jai Hindley, sesto a 3'06"; completano i primi dieci
Michael Storer, Derek Gee, Pellizzari e Markel Beloki. Tutta la
classifica si è compressa: i distacchi che la montagna aveva
dilatato, la pianura li ha riavvicinati in una sola, lunga giornata.
La Versilia consegna al Giro una gerarchia nuova e più sottile. La
maglia rosa è ancora sulle spalle di Eulálio, ma il cuscino che lo
separa dai rivali si è ridotto a una manciata di secondi. Domani la
corsa abbandona il litorale e punta verso la Liguria; per oggi
restano soltanto un tabellone e una verità misurata in centesimi.
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