10ª Tappa Giro 2026 - Quaranta chilometri di solitudine, le distanze si riscrivono

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  Sul lungomare di Viareggio il cielo è una lastra grigia che incombe sulle Apuane, e la corsa riparte dal secondo giorno di riposo con la sua giornata più astratta. Niente gruppo, niente scia, niente avversario in carne e ossa: soltanto quarantadue chilometri quasi interamente rettilinei, due inversioni a U e un unico nemico, il tempo. La cronometro è la corsa della verità, e la verità, qui, non si vede mai in diretta: si scrive dopo, quando i parziali vengono incolonnati uno sotto l'altro. È una di quelle giornate in cui si può perdere la corsa restando soli sulla propria bicicletta, senza che nessuno ti abbia attaccato. Si parte alle 13:15, in ordine inverso di classifica. Apre l'ultimo uomo della generale, chiuderà la maglia rosa, e questo significa che chi scatta più tardi conosce sempre qualcosa in più di chi lo precede. Nella prima fascia oraria, con gli intervalli di un minuto, i corridori trovano un asfalto reso umido a tratti dalla notte, e il primo riferimento serio porta la firma di Max Walscheid, che transita per primo al rilevamento di Viale Regina Margherita. Johan Price- Pejtersen lo affianca per metà prova, poi cede di schianto negli ultimi chilometri.

  È Sjoerd Bax a piantare la prima sedia autentica: il neerlandese della Pinarello Q36.5 chiude in 47'57", e per quasi un'ora resta lassù, in cima al tabellone, a guardare gli altri scalzarsi a vicenda. Alle 14:20, con le strade ormai asciutte, sale in pedana Filippo Ganna. Bastano pochi chilometri per capire che la giornata ha un padrone: il piemontese della Netcompany INEOS comincia a riprendere uno dopo l'altro i corridori partiti prima di lui, sette in tutto entro il traguardo, ingoiati come boe lungo un rettilineo che pare disegnato apposta per la sua macchina. Al primo intermedio ha già 41" su Bax; al secondo il margine è di 1'19"; a Rinchiostra, all'ultimo rilevamento, viaggia con 1'54" di vantaggio. Chiude in 45'53", alla media siderale di 54,9 km/h, e taglia la linea ancora raccolto nella sua posizione da cronometro, senza un gesto, perché alla crono il traguardo non è la vittoria: è soltanto un tempo deposto sul tabellone, in attesa che qualcuno provi a cancellarlo. Per ora la sua è la sedia più alta, e nessuno, fra i partiti prima di lui, le si avvicina. Rémi Cavagna, della Groupama FDJ United, ci prova, e con 47'52" si prende il secondo posto provvisorio per cinque secondi su Bax, ma la distanza dal piemontese resta di quasi due minuti: un abisso, per quaranta chilometri di pianura.

  Dalle 15:52 la giornata cambia natura. Entrano in scena gli uomini di classifica, a intervalli di tre minuti, e qui la cronometro smette di essere una corsa di specialisti per diventare un verdetto. Afonso Eulálio difende un margine di 2'24" su Jonas Vingegaard, e tutti, alla vigilia, davano per scontato il cambio di maglia. La strada, però, racconta un'altra storia. Il primo a scrivere qualcosa di importante è Thymen Arensman: il neerlandese della Netcompany INEOS passa al primo intermedio in 19'39" e all'arrivo ferma il cronometro su 47'47", secondo di giornata dietro al solo Ganna. Vingegaard, invece, parte opaco. Segna 20'05" al primo rilevamento, e già lì cede 26" ad Arensman e, dato ben più eloquente, 9" a Ben O'Connor, che cronoman non è. Il danese recupera terreno nel tratto centrale, dove guadagna un minuto esatto su Felix Gall, ma il finale lo tradisce: chiude in 48'53", lasciando 1'06" ad Arensman e limando appena 18" su Giulio Pellizzari. Per l'uomo atteso come il futuro padrone della corsa, è una prova senza lampi, di quelle che non sconfessano una candidatura ma nemmeno la rafforzano. Perché Gall, intanto, è la vera caduta di giornata. L'austriaco della Decathlon CMA CGM passa altissimo già al primo intermedio e affonda progressivamente, fino a un 50'15" all'arrivo che lo consegna al ruolo di peggiore fra tutti gli uomini di vertice. Pellizzari, al contrario, contiene. Reduce dai giorni difficili sull'Appennino, il marchigiano della Red Bull BORA hansgrohe porta a casa una prova ordinata, mentre O'Connor, con 48'35", conferma di aver scelto la giornata giusta per risalire la graduatoria. Resta lei, la maglia rosa, ultima in strada come vuole il regolamento, e dunque l'unica a conoscere, chilometro dopo chilometro, l'esatta entità della propria perdita. È la solitudine della cronometro portata al paradosso: l'uomo più solo del percorso è anche l'unico a sapere tutto. Eulálio passa al primo intermedio in 20'55", già 50" dietro Vingegaard; al secondo il ritardo sale a 1'29"; al terzo sfiora i due minuti. Il portoghese della Bahrain Victorious non è un passista, non lo è mai stato, e la cronometro lo punisce come da previsione. Ma lo punisce meno di quanto la sua prova lasciasse temere. Chiude in 50'50", e quando il cronometro si ferma il calcolo è tutto sul filo dei secondi: la maglia rosa resiste. Solo in quell'istante, con l'ultimo tempo depositato e nessun altro più in strada, la sedia di Ganna diventa davvero inattaccabile, e quel 45'53" segnato due ore prima si trasforma in vittoria. La prova contro il tempo ridisegna così la Corsa Rosa senza ribaltarla. Eulálio conserva il primato per appena 27" su Vingegaard, là dove al mattino il margine superava i due minuti. Arensman è il grande beneficiato, terzo a 1'57", davanti a Gall, scivolato in quarta posizione a 2'24". Più staccati O'Connor, ora quinto a 2'48", e Jai Hindley, sesto a 3'06"; completano i primi dieci Michael Storer, Derek Gee, Pellizzari e Markel Beloki. Tutta la classifica si è compressa: i distacchi che la montagna aveva dilatato, la pianura li ha riavvicinati in una sola, lunga giornata. La Versilia consegna al Giro una gerarchia nuova e più sottile. La maglia rosa è ancora sulle spalle di Eulálio, ma il cuscino che lo separa dai rivali si è ridotto a una manciata di secondi. Domani la corsa abbandona il litorale e punta verso la Liguria; per oggi restano soltanto un tabellone e una verità misurata in centesimi.