Trentasette anni dopo Rolf Jaermann la carovana torna alla
confluenza del Crati e del Busento, e quel che pareva un compitino
per velocisti si trasforma, fra le rampe di Cozzo Tunno e la piana del
Crati, in una giornata che ridisegna la classifica.
Catanzaro si sveglia con la fierezza della città stretta fra Ionio e
Sila, dei tre colli e del ponte Bisantis, e con un'attesa che da queste
parti mancava da troppi anni. Il Giro torna in Italia dopo la trasferta
bulgara, ed è la Calabria a fare gli onori di casa, con una frazione
corta di centotrentotto chilometri che la cartografia descrive come
pianeggiante e che invece, nelle mani della corsa, prende subito
tutt'altra piega. In fondo al percorso aspetta Cosenza, l'antica
Consentia dei Bruzi, città sospesa alla confluenza del Busento col
Crati, dove la leggenda vuole sepolto Alarico re dei Goti. La
memoria di un arrivo del Giro, da queste parti, mancava dal 1989,
quando Rolf Jaermann vinse la Scilla Cosenza.
Alle 13:40 il trasferimento dal lungomare, alle 14:06 il via ufficiale
fra due ali di pubblico che il maltempo della settimana non ha
scoraggiato. A meno 138 è già battaglia: scatti, controscatti, uomini
che provano a guadagnarsi il biglietto della giornata.
La Unibet
Rose Rockets manda all'attacco Niklas Larsen, segno che
Groenewegen oggi sta da un'altra parte. Si forma un quintetto con
Warren Barguil, Darren Rafferty (lo stesso di Sofia, decimo nella
generale a soli dieci secondi da Silva), Mattia Bais, Martin
Marcellusi e Larsen stesso. A meno 132,6 si unisce Johan Jacobs
della Groupama FDJ United.
Il drappello prende campo lentamente: dodici secondi a meno
133,5, oltre il minuto a meno 127,8, 1'40" a meno 120,2. La XDS
Astana di Silva e la Decathlon CMA CGM si alternano in testa al
plotone senza forzare. A meno 116,9 il distacco sfiora i due minuti.
Rafferty è Maglia Rosa virtuale per oltre un'ora di corsa. La
carovana costeggia il mare verso Marinella e Amantea, vento da
Ovest a increspare la SS 18. A meno 96,8 il margine si stabilizza
sui 2'30". È qui che arriva la prima cattiva notizia: Kaden Groves,
mai davvero ripreso dalla caduta della prima tappa, scende di sella.
San Lucido arriva sotto un cielo che si schiarisce. A meno 58 Mattia
Bais passa primo al traguardo volante, davanti a Barguil e Larsen,
mentre dietro la Movistar comincia a tirare. È in questa curva che la
tappa cambia pelle.
Cozzo Tunno, quattordici chilometri e mezzo al 5,9% di media con
punte all'undici, non è il Mortirolo, ma a quarantatré chilometri
dall'arrivo sa fare il proprio mestiere. Lorenzo Milesi imposta un
ritmo che brucia. A meno 56 cede ancora Arnaud De Lie, e questa
volta nessun Campenaerts si carica la sua borraccia: la magia del
Borovets resta là, lo stomaco del belga è un giudizio chiuso. A
meno 54,9 saltano Blikra, Malucelli e Groenewegen, poi Vernon, poi
Milan. Magnier, Kubiš, Silva: tutti staccati. Anche Andresen,
raccolto da tre compagni della Decathlon, lascia.
A meno 50,1 il drappello in fuga viene riassorbito. È il momento dei
conti veri. Corbin Strong si pianta nelle ultime rampe, Zambanini e
Busatto perdono contatto, Ganna prova a resistere, Filippo Zana
cede. Poi a meno 45 l'imprevedibile: Egan Bernal, capitano della
Netcompany Ineos, scivola in ultima posizione e si stacca. Le spalle
si curvano, il ritmo dei migliori lo lascia a una decina di lunghezze
che diventano venti, trenta. Ben Turner si rialza per aspettarlo.
Nelson Oliveira passa primo al GPM, con un gruppo asciutto di una
trentina di uomini in cui Vingegaard, Mas e Rubio raccolgono
qualche punto in vista del futuro.
Bernal scollina a venti secondi. Inizia la lunga discesa verso la
piana del Crati e il gioco di squadra si infittisce. Derek Gee fora a
meno 35, Matteo Sobrero arretra per dargli una mano, Andrea
Raccagni Noviero scorta Zana. A meno 30,9 De Lie alza
definitivamente le braccia, secondo ritirato della giornata dopo
Groves. A meno 17,2 il gruppetto di Bernal rientra, e la Rosa
virtuale, per i pochi minuti che restano, appartiene a Florian Stork.
A meno 15,5 il Red Bull KM si avvicina come un primo verdetto.
Campenaerts lancia Vingegaard, Pellizzari, Stork e Ciccone si
incollano alla scia. Ma è Jan Christen, lo svizzero della UAE, a
sorprendere tutti: passa primo davanti a Pellizzari e Ciccone, e a
Stork non resta che incassare. Quattro secondi di abbuono
cambiano la classifica virtuale: Ciccone si appaia a Stork e supera
Bernal per piazzamenti.
Si entra a Cosenza con il fiato sospeso. Movistar tira sui rettilinei
larghi che precedono il ponte Calatrava sul Crati, la fiumara sotto e
la città intorno per la prima volta dal 1989. A meno 2,5 Christen,
con una giocata da furetto, scatta in coda al gruppo e prova la
zampata d'astuzia. Lo riprendono ai meno settecento. Matteo
Sobrero apre per Ciccone, Aular alla sua ruota per Movistar.
A trecento metri dalla linea Aular lancia. Ciccone gli si incolla, mette
la testa bassa, brucia gli ultimi watt: in palio non c'è soltanto la
tappa, ma una maglia che sente di poter prendere.
Da dietro, sulla
pendenza del 3,7% del rettilineo conclusivo di viale Trieste, esce
un'ombra che nessuno aveva calcolato. Jhonatan Narváez,
l'ecuadoriano dei mille mestieri, già vincitore della Strade Bianche e
della tappa di apertura del Giro 2024, scucisce la volata con una
progressione lunga e pulita e si va a prendere una vittoria che
restituisce alla UAE Team Emirates XRG un sorriso che mancava
da Plovdiv. La corazzata di Abu Dhabi, dimezzata in Bulgaria fra
Vine, Soler e Yates, ritrova in Narváez il volto del riscatto e in
Christen la prospettiva di una corsa ancora aperta. Aular secondo,
Ciccone terzo, Turner quarto, Pinarello quinto.
A Cosenza, dopo trentasette anni, c'è un nuovo nome nella
memoria del Giro, e c'è anche una Maglia Rosa italiana. È la prima
dopo quella che un anno fa indossò Diego Ulissi al Giro 2025.
Giulio Ciccone in 16h18'51", davanti a Christen per 4", a Stork e
Bernal a pari tempo, ad Arensman e Pellizzari a 6", a Van Eetvelt e
gli altri a 10". Per Ciccone, abruzzese di Chieti, Maglia Azzurra al
Tour del 2023 e finora cacciatore di tappe, è la prima Rosa della
carriera, conquistata secondo dopo secondo fra l'abbuono del Red
Bull KM e il terzo posto della volata. Ora viene il difficile: custodirla.
Pino Faraca, nel decennale della scomparsa, da qualche parte fra il
Parco del Benessere e la sua Maglia Bianca del 1981, deve
sorridere.
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