Sotto il cielo di Maria Pia, laddove il mare alita profumi di salsedine sulle tribune del "Pino Cuccureddu", s’è consumata una rissa di cuoio e polmoni. Alghero e Arzachena si sono spartite la posta.
L'avvio è di quelli che scaldano il sangue. Fadda svetta di testa con lo stacco del granatiere, ma il cuoio lambisce il palo e si perde nel nulla. Poco dopo, il nobile Barboza inventa un’imbucata per Virdis: il centravanti, lupo di mare di lungo corso, salta l’uomo con movenza felina ma alza troppo la mira. Sono i primi vagiti di una supremazia tattica che il saggio Mauro Giorico ha ordito con sapienza da vecchio lupo di panca.
Il vantaggio algherese giunge a metà del primo tempo: Mula pennella un filtrante che par ricamato, Virdis attacca lo spazio con la brama di un corsaro e, giunto a tu per tu col portiere gallurese, lo trafigge con algida freddezza. È l’uno a zero che pare l’inizio di una cavalcata. Barboza, però, si mangia il raddoppio per eccesso di generosità o difetto di mira, prima mancando l'aggancio e poi fallendo lo stacco da posizione privilegiata.
Ma il calcio, si sa, è volubile. L’Arzachena di Ottaviani, fin lì guardinghi e chiusi a riccio, trovano il pari dal dischetto: Donati è gelido dagli undici metri e spiazza Carta. Si va al riposo sull’uno pari, con l’amaro in bocca che inizia a farsi sentire tra le fila di casa.
Nella ripresa, la trama non muta. L’Alghero spinge con vigore, ma il destino s’inventa una beffa: una conclusione gallurese, sporcata da una deviazione maligna, inganna Carta e rotola nel sacco. È il sorpasso dell’Arzachena, un uno-due che tramortirebbe un bue, ma non questi Giallorossi. La reazione è rabbiosa: sugli sviluppi di un corner, la palla vaga fuori area dove Marras la impatta di collo pieno, scoccando una saetta che s'insacca per il due a due. Applausi a scena aperta.
Il finale è un assedio degno delle cronache di Lepanto. Marras sfiora ancora il bersaglio, poi inizia la maledizione dei legni: Mula spacca il palo dalla distanza, Mereu – geometra di centrocampo – centra in pieno la traversa su punizione con una parabola che meritava miglior sorte. Non è finita: Barboza stacca bene ma trova le mani del portiere, e in pieno recupero pure Roccuzzo vede il suo tracciante infrangersi contro la sbarra trasversale, dopo che la retroguardia gallurese aveva rischiato l'autofagia con un rinvio maldestro salvato dal miracolo dell'estremo difensore.
Termina così, con un due a due che sta stretto come una scarpa piccola all'Alghero. I Giallorossi hanno mostrato più polmone e più tecnica, ma contro i montanti e la malasorte anche il più fine metodista deve chinare il capo. Un punto per parte, e un gran rimpianto per chi ha cercato la vittoria fino all'ultimo respiro dei recuperi.