Nel delicato ecosistema dello sport professionistico, il confine tra la forma istituzionale e la gestione umana delle società è spesso teatro di frizioni profonde. Nelle ultime ore, il basket italiano è attraversato da un acceso confronto a distanza tra la Lega Basket Femminile (LBF) e Stefano Sardara, Presidente della Polisportiva Dinamo Sassari.
I ruoli in campo
Per comprendere la radice del disaccordo, è necessario inquadrare i soggetti istituzionali coinvolti. La Lega Basket Femminile (LBF) è l'ente privato associativo che, su delega della FIP (Federazione Italiana Pallacanestro), organizza e gestisce i massimi campionati nazionali femminili. Il suo compito è tutelare l'immagine e il regolare svolgimento dei tornei. Dall'altra parte vi è la singola società affiliata, in questo caso la Dinamo Sassari, che opera come un'azienda: deve far quadrare i bilanci e gestire i contratti di atlete e dipendenti.
Il cortocircuito si è innescato a seguito di una recente intervista rilasciata da Sardara, la quale delineava le prospettive future (e i conseguenti ridimensionamenti) del progetto "Dinamo Women". Le parole del Presidente hanno provocato la reazione ufficiale della LBF, che attraverso un comunicato sul proprio sito ha aspramente criticato i modi e i tempi scelti per tali dichiarazioni a ridosso o nel pieno degli impegni sportivi.
La replica integrale: responsabilità e tutela
La controreplica del vertice dirigenziale sassarese non si è fatta attendere e punta a scardinare l'accusa di leggerezza istituzionale, spostando il fulcro del discorso dal piano politico a quello lavorativo. In merito alle accuse mosse dalla Lega, Sardara dichiara testualmente: «In merito alle considerazioni espresse nel comunicato diffuso oggi sul sito della Lega Basket Femminile, ritengo doveroso chiarire alcuni aspetti che, evidentemente, sono stati interpretati in maniera parziale». Il fulcro dell'argomentazione difensiva ruota attorno alla parola responsabilità. Da un punto di vista etimologico, il termine deriva dal latino respondere (composto da re-, indietro, e spondere, promettere), che significa letteralmente "farsi garante" o "impegnarsi a rendere conto" delle proprie azioni verso terzi. È proprio in virtù di questo dovere di garanzia verso i dipendenti che il Presidente giustifica la sua uscita pubblica: «L’intervista a cui si fa riferimento non è stata rilasciata con leggerezza né, tantomeno, con l’intento di mancare di rispetto a chicchessia o di interferire con il regolare svolgimento della stagione sportiva. Al contrario, la scelta del timing è stata dettata esclusivamente da un principio di responsabilità e tutela nei confronti delle nostre atlete, dello staff e di tutte le persone che orbitano attorno al progetto Dinamo Women».
Nel mondo del lavoro sportivo, caratterizzato da contratti annuali e carriere brevi, il tempo (quello che nel gergo aziendale viene definito timing) è un fattore vitale per la sopravvivenza economica di uno sportivo. Sardara prosegue ribadendo l'inviolabilità di questo diritto all'informazione: «Ritengo infatti che chi ha contribuito con professionalità e dedizione a questo percorso abbia il diritto di conoscere per tempo le prospettive future, così da poter pianificare adeguatamente il proprio cammino professionale. Ritardare una comunicazione di questa portata avrebbe significato, a mio avviso, esporre queste persone a un’incertezza ben più dannosa e difficile da gestire».
La crisi del movimento
Dopo aver blindato la propria posizione difensiva, Sardara passa alla controffensiva politica, rispedendo al mittente l'accusa di aver leso l'immagine del campionato: «Respingo quindi con decisione l’idea che vi sia stata superficialità o, peggio, scarso rispetto verso il movimento». È nell'ultima parte della sua nota, tuttavia, che il Presidente della Dinamo tocca il nervo più scoperto dell'intero sistema cestistico femminile, richiamando la Lega ai propri doveri strutturali: «Allo stesso tempo, nel rispetto delle opinioni espresse, ritengo che chi ha redatto e diffuso il comunicato dovrebbe forse concentrare maggiormente le proprie energie nell’affrontare e risolvere le criticità strutturali che caratterizzano un movimento in cui, ogni anno, si registra la perdita di società, piuttosto che soffermarsi sulle modalità e sui tempi di un’intervista che - lo ribadisco - nasce esclusivamente dalla volontà di tutelare le persone».
La parola criticità porta in sé la radice del sostantivo greco krisis (dal verbo krino, distinguere, giudicare, decidere). Una situazione critica non è solo una difficoltà, ma un punto di rottura che impone una scelta drastica. Sardara ricorda pubblicamente un fatto inoppugnabile: l'insostenibilità economica cronica che porta, stagione dopo stagione, alla scomparsa o alla rinuncia di numerose formazioni dal panorama nazionale.
Davanti a questa profonda frattura tra l'istituzione che governa il campionato e la società sportiva che ne fa parte, si impone una riflessione sui veri valori dello sport professionistico. La serenità formale di un campionato deve prevalere sul diritto di atlete e lavoratori di conoscere in anticipo e con trasparenza il proprio destino aziendale, oppure l'urgenza di tutelare il futuro delle persone giustifica il superamento dei rigidi silenzi istituzionali?