De profundis per Cagliari: Eupalla volta le spalle ai derelitti sardi, il Sassuolo ringrazia e vola

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Scrivo con l'animo contrito per assecondare il triste destino di un Cagliari ormai votato al martirio sportivo. La trasferta in terra emiliana, al cospetto di un Sassuolo gagliardo e sornione, si è tramutata nell'ennesima via crucis per i colori rossoblù. Due miseri punticini racimolati nelle ultime otto esibizioni certificano inesorabilmente l'agonia di una compagine che, a onor del vero, naviga in massima serie per puro accidente, palesando limiti tecnici da onesti e ruspanti pedalatori di cadetteria.

Eppure, Eupalla, dea volubile e beffarda, aveva illuso i millecinquecento stoici pellegrini giunti dalla nobile Ichnusa, sprezzanti del fegato amaro e dell'estetica pur di sostenere la propria maglia. Al minuto ventinovesimo del primo tempo, un penalty concesso dal fischietto di turno armava il destro dell'esecutore Esposito: fiondata perentoria e sardi in insperato vantaggio. Pareva l'alba di un miracolo, il risveglio dell'antico orgoglio moro.

Macché. Rientrati dagli spogliatoi, i tapini dell'afflitto nocchiero Pisacane cadevano in una sorta di catalessi agonistica, un coma profondo e letargico. Il Sassuolo, fiutato il sangue del ferito, cingeva d'assedio i malcapitati senza soluzione di continuità. Ad apparecchiare la tavola per il pareggio neroverde ci pensava l'elefantiaco Mina: un'imperdonabile scempiaggine difensiva, una topica degna delle peggiori pelouse di provincia, offriva al ringraziante Garcia la comoda sfera dell'uno a uno.

La marcatura spezzava definitivamente i fragili garretti del Casteddu. Privi di qualsivoglia costrutto tattico, orfani di una benché minima logica di giuoco, i sardi si consegnavano inermi al fato avverso. La sentenza, spietata, calava al trentatreesimo della ripresa. Il puntero Pinamonti, con il cinismo del consumato predatore d'area, purgava le flebili resistenze della retroguardia isolana, mandando in visibilio la platea di casa per il definitivo sorpasso.

Al triplice sibilo, il tabellone sancisce il due a uno, proiettando gli emiliani al nono rango, forti dei loro quarantadue punti tondi tondi. Sull'altro fronte, si addensano le fosche nubi della retrocessione. C'è poco da strepitare o da invocare la malasorte: la realtà del prato verde è di una crudezza inoppugnabile. I pedatori attualmente in organico faticherebbero a imporsi persino nei fangosi tornei di terza serie, incapaci come sono di dare del tu al cuoio. Il purgatorio della Serie B, a questo punto del triste cammino, si profila non come un'ingiusta condanna, ma come la più naturale e pietosa delle collocazioni.