Gabriele Gravina si è dimesso da presidente della Figc. Dopo la disfatta in Bosnia che condanna l’Italia per la terza volta consecutiva a guardare i Mondiali di casa, il capo della Federcalcio ha deciso di fare un passo indietro. Ci ha messo due giorni, ma alla fine ha mollato la poltrona, dopo il pressing arrivato dal governo e da tutto il fronte politico. Il prossimo 22 giugno l’assemblea elettiva eleggerà il prossimo presidente della Figc. Quasi certo adesso l’addio del commissario tecnico Gennaro Gattuso, mentre ha già lasciato anche Gianluigi Buffon. Intanto il ministro dello Sport Andrea Abodi è a Palazzo Chigi.
Una decisione che per Gravina era diventata inevitabile dopo le fortissime pressioni ricevute negli ultimi giorni, dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale per la terza volta consecutiva dal 2014. L’ormai ex presidente della Figc, intervenendo in conferenza stampa pochi minuti dopo la fine del match, aveva lasciato intendere la non volontà di dimettersi, rimandando tutto al Consiglio Federale. Da subito però in tanti ne hanno chiesto la testa, fino a quando ieri Gravina ha convocato una riunione urgente con i presidenti delle componenti federali per annunciare il passo indietro.
La comunicazione ufficiale è arrivata al termine della riunione nella sede della Figc che si è svolta a Roma tra lo stesso Gravina e i presidenti delle componenti federali: erano presenti infatti il presidente della Lega Calcio Serie A, Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio, Renzo Ulivieri. Nel frattempo è stata indetta anche l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma. È stata invece annullata l’audizione di Gabriele Gravina sulla crisi del calcio italiano, prevista per mercoledì 8 aprile alle ore 11 in commissione Cultura della Camera.
Il 22 giugno si andrà al voto per decidere chi prenderà iposto di Gravina. Il nome più in voga al momento è quello di Giovanni Malagò, rimasto senza incarico dopo l’addio al Coni e la fine delle Olimpiadi di Milano–Cortina. Il governo aveva pensato a lui per il ministero del Turismo, dopo un altro addio travagliato, quello di Daniela Santanché. Malagò è sponsorizzato dalle big di Serie A (la Juve, De Laurentiis) e ha qualche amico, ma chi dovrebbe nominarlo in realtà lo detesta. A partire proprio dal ministro Abodi. La sua idea del commissariamento però resta una strada difficilmente percorribile, anche a livello tecnico, ed è osteggiata da tutti nel mondo del pallone. In questo scenario non va sottovalutata la figura del 75enne Giancarlo Abete: il grande ex che Gravina ha messo a capo dei Dilettanti, che da soli valgono il 30% dei voti. Sarà ancora lui uno dei grandi burattinai. E i nomi alternativa a Malagò stanno emergendo: Matteo Marani, ex giornalista Sky e presidente della Serie C. Oppure Paolo Bedin: l’attuale n.1 della Serie B è molto vicino al ministro Abodi, quindi potrebbe piacere anche al governo. Il mantra è una crisi pilotata e così si potrebbero leggere le dimissioni di Gravina: cambiare tutto per non cambiare niente, con i soliti noti a tenersi il controllo del calcio. “Valuteremo il programma in tutti i suoi aspetti e sulla base di quello faremo le nostre scelte, insieme alla persona” ha detto il presidente dell’Associazione italiana allenatori, Renzo Ulivieri, sul possibile profilo del nuovo presidente lasciando la sede della Figc dopo il vertice tra le componenti federali dove sono state annunciate le dimissioni di Gravina. Quanto al ct Gennaro Gattuso: “Non lo abbiamo sentito.-ha precisato Renzo Ulivieri-Lo abbiamo ascoltato nelle dichiarazioni”.
Infine, un passaggio sul clima che si respira nel mondo del calcio dopo l’ennesima esclusione dai Mondiali: “Un messaggio ai tifosi oggi non ce la facciamo a mandarlo, siamo tristi anche noi, tristi e abbattuti”.
Poi il presidente dell’Associazione Calciatori, Umberto Calcagno ha dichiarato: “Sono personalmente dispiaciuto per le dimissioni del presidente Gravina, ma dobbiamo trasformare questo momento di difficoltà in un’opportunità”, poi lo stesso Calcagno ha sottolineato che urge aprire una nuova fase per il calcio italiano, a partire dai temi già emersi nel dibattito pubblico nelle ultime ore come quello di schierare più calciatori italiani in Serie A: “Finalmente si parla di questioni che portiamo avanti da tempo, come il fatto che gli italiani giochino poco. La Federazione non ha strumenti giuridici per imporre un maggiore utilizzo, ma speriamo che insieme alla politica si possano studiare norme che favoriscano questa direzione. Sappiamo che dovremo rimboccarci le maniche, ma è positivo che oggi questi temi siano finalmente all’ordine del giorno”.
Secondo quanto comunicato dalla Figc, nell’incontro con le componenti federali, Gabriele Gravina ha cercato di mettere una pezza dopo le parole in conferenza stampa sugli altri sport, che ha scatenato la reazione di diversi campioni olimpici e mondiali. L’ex presidente Figc si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole, che “non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)”.
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