Cagliari Calcio alla stretta finale. Il gruppo americano è in procinto di acquisire il totale controllo della società mentre sul campo ci sarà da conservare la categoria.

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  ?Arrivano notizie fresche da Calcio&Finanza in un momento cruciale della stagione. Adesso che vi sono due settimane di sosta per preparare la volata e la pianificazione futura della società potrebbe far estraniare le componenti dalla realtà. Mentre Maurizio Fiori tenta la scalata alle quote societarie per arrivare al 90% entro il 2026, la squadra di Pisacane è scivolata ancora, stavolta contro il Napoli e resta inchiodata a 30 punti. Un futuro ambizioso che deve fare i conti però con un presente se non drammatico, quantomeno preoccupante. Il destino del Cagliari Calcio corre su due binari paralleli che sembrano non toccarsi mai: da una parte la finanza internazionale che ridisegna i vertici del club, dall'altra il campo che emette verdetti pesanti come macigni.

  Il report uscito su Calcio&Finanza svela i dettagli di una rivoluzione silenziosa, ma apparentemente inarrestabile, proprio mentre la realtà riflette la preoccupazione di una piazza che vede lo spettro di un finale al cardiopalma. Secondo i documenti dell'assemblea straordinaria analizzati, il controllo di Tommaso Giulini sulla società è destinato a ridursi drasticamente. Il veicolo americano Cagliari 1920 LP, guidato da Maurizio Fiori (managing director di Praxis Capital), ha già raggiunto la parità sostanziale con Fluorsid, attestandosi intorno al 45-50% delle quote. Tuttavia, il vero "scossone" è previsto entro il 31 maggio 2026. Se verrà completato il cosiddetto Third Closing (che prevede il trasferimento di oltre 545.000 azioni), il gruppo americano salirà tra l'80% e il 90% del capitale sociale. Questo passaggio segnerebbe praticamente la fine dell'era Giulini come azionista di riferimento, lasciando all'attuale Presidente una quota di minoranza simbolica. L'accelerazione degli investitori statunitensi non è casuale. Il progetto del nuovo stadio resta il pilastro centrale: nonostante le frizioni con il Comune sul diritto di superficie e i parcheggi, il fondo Praxis vede nell'impianto la chiave per trasformare il Cagliari in un “asset” internazionale. Non a caso, lo statuto è già stato modificato introducendo azioni di Categoria A e B, garantendo ai nuovi soci poteri di veto e decisionali su materie strategiche, ben prima di diventare proprietari assoluti. Se negli uffici si parla di milioni e “closing”, in campo l'atmosfera non è certo al massimo dei “decibel”. La sconfitta casalinga contro il Napoli ha lasciato ferite profonde, facendo seguito alla “debacle” in casa del Pisa. Il Cagliari di Fabio Pisacane, nonostante una reazione d'orgoglio e un forcing finale che ha visto Spinazzola salvare sulla linea al 93', non è riuscito a raddrizzare la partita. I numeri oggi dicono 30 punti in classifica alla 30ª giornata.

  Una quota che scotta: la squadra veleggia a un punto esatto a partita, una media pericolosissima che tiene i rossoblù in piena zona retrocessione. Il tecnico, promosso dalla Primavera dove aveva incantato vincendo la Coppa Italia, sta pagando l'inesperienza sua e della rosa in alcuni momenti chiave, nonostante il forte senso di appartenenza che cerca di trasmettere. Con otto partite ancora da giocare, ogni errore può essere fatale. Ci troviamo di fronte a un paradosso unico: il Cagliari sta per diventare una delle società più "americane" e potenzialmente ricche d'Italia, ma rischia di farlo partendo in seconda fila. Gli investitori guidati da Fiori si trovano davanti a un bivio: ereditare un club di massima serie pronto al rilancio o dover gestire una faticosa ricostruzione nel purgatorio della cadetteria. Le prossime settimane saranno decisive, sia davanti ai notai, che sul campo con tutta una serie di sfide complesse.