La legge dei grandi numeri punisce l'Alghero: il Bonorva cala il tris e vola in finale

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Dopo trentasette battaglie tra campionato e Coppa, la truppa di Giorico cede di schianto nella ripresa. Zappareddu, Madeddu e Saba firmano l'impresa. Onore ai vincitori, ma per i catalani non è il caso di far drammi.

di Pasqualino Trubia

Bonorva – Vi è una legge, antica e inesorabile come la geometria del pallone, che prima o poi esige il suo pedaggio anche dalle corazzate più arcigne: la legge dei grandi numeri. Dopo un cammino titanico, infarcito di ventisette tenzoni in campionato e dieci fatiche di Coppa Italia, l'Alghero ha posato lo scudo. I giallorossi sono incappati nel più classico dei passaggi a vuoto, franando per 3-0 in terra logudorese. Il Bonorva, gagliardo e cinico, stacca con pieno merito il biglietto per la finale della Coppa Italia di Promozione. Chapeau agli avversari, senza se e senza ma.

Eppure, il prologo della sfida non lasciava presagire l'epilogo amaro. La truppa guidata da Mauro Giorico si presenta sul prato con piglio garibaldino. Il ritmo è buono, il giro palla fluido. Nei primi rintocchi, Baraye aziona il turbo sulla corsia mancina, pennellando un cross radente che per un'inezia non trova le zampate amiche nel cuore dell'area. Poco dopo, tocca a Barboza scaldare i guantoni di Mannoni con una bordata da fuori: l'estremo difensore di casa respinge di puro istinto, a pugni chiusi.

Il Bonorva, dal canto suo, non si scompone. Mastica calcio a centrocampo, provando a governare il possesso ma sbattendo sistematicamente contro il muro algherese. La prima frazione scivola via ruvida ed equilibrata, uno sterile 0-0 che racconta di due squadre attente più a non prenderle che a darle.

Il ritorno in campo dagli spogliatoi suona subito come un sinistro avvertimento per i colori catalani. Il Bonorva innesca un ribaltamento di fronte letale: Chelo si avventa sulla sfera e scocca un dardo che va a stamparsi secco sul palo. È la scossa tellurica che prelude al crollo.

L'Alghero prova a serrare i ranghi, ma il demone dell'errore è in agguato. Carboni, solitamente lucido, cincischia con una palla velenosa nella propria trequarti, subendo il borseggio fatale. La ripartenza dei padroni di casa è fulminea: Zappareddu si invola verso il limite dell'area e trafigge l'incolpevole Carta. È l'1-0 che stappa la partita.

La reazione algherese c'è, affidata all'orgoglio. Sugli sviluppi di un corner pennellato dal compasso di Mereu, il bomber Virdis svetta nel cuore dell'area: la testata è imperiosa, ma difetta di mira, perdendosi sul fondo da posizione assai ghiotta. Gol sbagliato, gol subìto: il dogma si materializza pochi giri di lancette più tardi.

Dalla bandierina opposta, il Bonorva batte corto con Pinna. La sfera giunge sui piedi di Madeddu che si coordina per il tiro da fuori: la conclusione, all'apparenza non trascendentale, assume una traiettoria beffarda che sorprende Carta. È il raddoppio che taglia definitivamente le gambe all'Alghero.

Galvanizzato, il Bonorva sulle ali dell'entusiasmo. Carta si riscatta in parte volando a deviare una velenosa punizione di Pinna, ma il sipario è ormai calato. Nel finale, l'ennesima ripartenza in campo aperto lancia Saba a tu per tu col portiere: tocco gelido e 3-0. Nel recupero, la traversa nega addirittura il poker ai padroni di casa.

Al triplice fischio del signor D'Elia di Cagliari, esplode la festa bonorvese. Per l'Alghero, una caduta rumorosa ma fisiologica. Dopo trentasette battaglie, un pomeriggio storto non scalfisce il blasone di una stagione fin qui maiuscola. Ora, non resta che leccarsi le ferite e rimettere l'elmetto per il campionato.