Botta e risposta nella ripresa tra i subentrati Folorunsho e Oristanio. Decisivi i guantoni di Corvi e Caprile.
La scacchiera di Cuesta e Pisacane produce un punto a testa. Ma la quota tranquillità resta ancora lontana.
di Sergio Demuru
Il peso del punto
A fine partita Cuesta e Pisacane si sono stretti la mano sussurrandosi qualcosa nell’orecchio. Forse, animati da stima reciproca, si saranno detti che tutto sommato l’1-1 è un risultato giusto, che il Parma avrebbe potuto centrare la quarta vittoria di fila e scappare via verso la salvezza, ma che il Cagliari s’è messo di mezzo con le sue mezzali a tutto campo e ha fatto di tutto per rovinargli la serata. Sulla strada degli allenatori si sono messi di mezzo Corvi e Caprile. A segno Folorunsho e Oristanio, entrambi subentrati. Il Cagliari ne esce penalizzato: 30 punti non sono abbastanza per stare tranquilli. Il Parma lo è un filo di più (33), ma guai a rilassarsi.
Il valzer dei portieri e dei subentrati
Subito i gol. Due cambi indovinati: Folorunsho, rientrato dopo due mesi, ha esultato alla Rey Misterio dopo aver trafitto Corvi con un destro da posizione defilata, due minuti dopo il suo ingresso in campo. Domanda: voleva calciare? Un grande sì: ha preso la mira. Il pareggio di Oristanio invece, anche questo nella ripresa, è stato un concentrato di rimpalli. Sfortunato Esposito nella deviazione che ha smarcato il 21 gialloblù, bravo a piangere Caprile col sinistro. Il titolo era già in cantiere: "È stata la mano di Caprile". O magari i piedi di Corvi, protagonista tre volte in questo modo su Kilicsoy ed Esposito. Il pareggio ruota intorno ai due portieri, nel bene e un filo nel male. Perché Adopo ha giocato la solita partita a tuttocampo correndo per tre, Bernabé s’è preso la squadra sulle spalle come Atlante, ma l’1-1 è figlio della loro prestazione. Caprile s’è distinto per un intervento di istinto su Pellegrino nel primo tempo. La punta ha approfittato di un’incertezza di Rodriguez e Dossena per dribblare Zé Pedro con la… testa e portarsi la sfera col mancino. Caprile ha respinto con la mano, respingendo anche una punizione di Bernabé nella ripresa. Sul gol di Oristanio la palla gli è passata sotto il braccio destro. Poteva fare di più.
La scacchiera tattica
Lo chiamano “blocco basso” per non scrivere “Fort Knox”, ma dietro la maschera di “difensivista” mostrata a mezza Serie A c’è uno studio dell’avversario. A volte riesce, altre no, altre ancora c’è Caprile, beffato sul gol di Oristanio ma decisivo in altre due occasioni. Cuesta, partito col solito 5-3-2, ieri ha sacrificato una delle due mezzali per andare a minare la costruzione a tre di Pisacane, alzando il baricentro in fase di non possesso. Quando uno tra Zé Pedro, Dossena e Rodriguez arpionavano la sfera per smistarla, Bernabé, Pellegrino e Strefezza si alzavano a pressare. Il cambio assetto ha funzionato in parte: Pisacane, grazie al palleggio dei suoi, a volte ha eluso bene la gabbia, scontrandosi con le sentinelle gialloblù a guardia del forte. Il Parma ha costruito con un “2+3” - ovvero Troilo e Valenti, più i due terzini -, con Bernabé a mo’ di jolly. Un po’ mezzala, un po’ play. Nella ripresa Cuesta ha stravolto il suo assetto schierando Oristanio e Nicolussi, passando così a un 4-2-3-1 con più licenza di offendere e due palleggiatori. Un’idea indovinata, nuova, per uno che ha la nomea di difensivista. Con l’ingresso di Oristanio, Bernabé ha spaziato di più. Il gol - al netto dei rimpalli - è nato da una sua giocata. Insomma, pareggio giusto. Ma serve a poco a entrambe.