Sporting Paduledda, la società alza la voce: basta fango e processi sui social

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Allo Sporting Paduledda è finita la pazienza. Tutto nasce dalla partita sospesa sabato scorso contro la Folgore Tissi, valida per il girone F di Seconda Categoria. La dirigenza ha deciso di rompere il silenzio dopo le recenti cronache che, a loro giudizio, hanno dipinto la società in tinte fosche, rovinandone la reputazione. Il messaggio è chiaro: d’ora in poi non si passerà sopra a nulla.

Il Presidente e i membri della dirigenza hanno diffuso una nota ufficiale per fermare quella che definiscono una "narrazione fuorviante". La posizione è netta: "La società non intende più tollerare la diffusione di articoli o contenuti informativi caratterizzati da un uso improprio o distorto della notizia, idonei a generare una narrazione fuorviante e potenzialmente lesiva dell’onorabilità e dell’integrità dello Sporting Paduledda".

Ma il problema non è solo chi scrive gli articoli. Il dito è puntato anche contro i lettori, o meglio, contro i commentatori da tastiera. La società denuncia un clima d’odio alimentato da chi giudica senza conoscere le carte.

Nel comunicato si legge: "Si evidenzia inoltre come i commenti pubblicati sui vari canali social in relazione a tali articoli, spesso formulati senza una reale conoscenza delle circostanze e senza attendere l’esito dei ricorsi e delle procedure ufficiali intraprese dalla società, contribuiscano ad alimentare un clima diffamatorio e pregiudizievole".

La richiesta è pratica: pulizia. La dirigenza invoca una stretta sulla moderazione online: "A tal riguardo, si auspica una più rigorosa moderazione degli spazi di discussione online, anche attraverso l’eventuale rimozione o limitazione di contenuti offensivi, infondati o lesivi".

La chiusura è istituzionale, ma il tono resta fermo. Si aspettano i giudici veri, non quelli di Facebook. "Lo Sporting Paduledda ribadisce la propria fiducia nelle sedi competenti e nelle procedure previste, riservandosi ogni opportuna azione a tutela della propria immagine, dei propri tesserati e della propria storia sportiva".

La palla passa agli avvocati.