EXTRATIME MR SIMON. Sotto la Lanterna si spegne la luce sarda: il Grifone di De Rossi azzanna, Pisacane mediti sul disastro

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A Marassi va in scena il suicidio tattico del Cagliari. Colombo apre, Luvumbo spreca l’impossibile e la legge del contrappasso punisce con Frendrup e Ostigard. Difesa allegra e idee confuse: così la salvezza resta un rebus.

GENOVA – In un lunedì pomeriggio di uggia ligure, che pareva dipinto apposta per le malinconie del pallone, il Cagliari di Pisacane è naufragato sotto la Lanterna, offrendo il fianco e poi l'intera giugulare a un Genoa, coriaceo sì, ma reso gigante dalle dabbenaggini altrui. Era il primo atto del girone di ritorno, uno scontro diretto per non affogare nelle paludi della bassa classifica, e l'esito è stato un 3-0 che non ammette repliche, se non quelle di un doveroso esame di coscienza.

Il tecnico rossoblù aveva ridisegnato il mosaico iniziale richiamando alle armi Luvumbo, piazzato a supporto di Esposito e Kilicsoy in prima linea, sperando nell'estro e nella corsa. Ma Eupalla, dea capricciosa, aveva altri piani. Non si fa in tempo ad accomodarsi sul seggiolino che al 7’ il Grifone ha già colpito. Colombo, centravanti di stazza e opportunismo, brucia sullo scatto un Rodriguez parso nell'occasione statua di sale e incrocia di sinistro, fulminando l’incolpevole Caprile. Pronti, via e sardi già costretti a rincorrere, con l’affanno di chi ha sbagliato l’approccio alla tenzone.

Il Cagliari, va detto, prova a non recitare la parte della vittima sacrificale. Alla mezz’ora è Palestra a scuotere il torpore con una fiondata balistica che fa tremare la traversa di Leali. Un sussulto d'orgoglio in un primo tempo altrimenti grigio, chiuso con lo svantaggio minimo ma con presagi funesti.

La ripresa si apre con l’illusione. Al 55’ Esposito, con lucidità geometrica, pesca la verticalizzazione per Luvumbo. L’angolano si trova a tu per tu con Leali: avrebbe il tempo di chiedere l'angolo o di piazzarla di fino, e invece si fa ipnotizzare, calciando addosso al portiere. È l’errore da matita blu che segna il destino. Perché il calcio, si sa, ha una sua legge non scritta ma ferrea: gol sbagliato, gol subito.

I cambi di Pisacane, tardivi o inefficaci che siano, non mutano l'inerzia di una squadra che cala alla distanza, sfilacciandosi come un vecchio maglione. Al 75’ il Genoa presenta il conto: Frendrup trova il raddoppio approfittando delle praterie concesse. Il Cagliari barcolla e tre minuti dopo crolla definitivamente. Al 78’ Ostigard, lasciato colpevolmente solo in piena area di rigore – roba da oratorio feriale – incorna la terza rete che chiude le ostilità e manda i titoli di coda.

Finisce 3-0. Risultato giustissimo. Il Cagliari è apparso disordinato, distratto, "allegro" in fase difensiva e incapace di gestire le situazioni da palla inattiva, vero tallone d'Achille della truppa. Troppi gli errori tecnici in fase di possesso, troppa la confusione quando serviva il ragionamento. De Rossi incassa tre punti d'oro per la sua classifica; a Pisacane resta il compito ingrato di raccogliere i cocci e rivedere lo scacchiere, perché giocando con questa distrazione, la salvezza rischia di diventare una chimera irraggiungibile.