Il sole di settembre scalda le strade che portano alla capitale
spagnola quando il gruppo della Vuelta 2025 si muove verso quello
che doveva essere il gran finale di tre settimane di fatica e
passione. Sono le 16:40 di questa domenica 14 settembre quando
da Alalpardo parte l'ultima passerella di 103,6 chilometri, accorciata
all'ultimo momento per "motivi di circolazione" dopo aver eliminato il
passaggio nel lussuoso quartiere di Aravaca.
Jonas Vingegaard pedala sereno nelle prime file, la maglia rossa
che gli cinge le spalle porta ancora l'eco della vittoria di ieri sulla
Bola del Mundo. Il danese della Team Visma-Lease a Bike ha in
tasca un vantaggio di 1'16" su João Almeida che pare sufficiente
per chiudere i conti della sua seconda Vuelta. "Normalmente la
classifica non cambia nell'ultima tappa, speriamo che rimanga
così", aveva detto al traguardo di ieri, ignaro di quello che lo
aspettava lungo le strade madrilene.
I primi chilometri scorrono nella consueta atmosfera festosa delle
tappe di trasferimento. Le squadre si concedono le foto di rito, la
UAE Team Emirates XRG si porta davanti per gli scatti celebrativi,
seguita dalla Burgos Burpellet BH tra sorrisi e battute scherzose. È
il momento delle ultime immagini di una corsa che ha regalato
emozioni e polemiche in egual misura, tormentata per tre settimane
dalle proteste contro la presenza della Israel-Premier Tech.
La Team Visma-Lease a Bike indossa per l'occasione una maglia
quasi completamente nera con inserti rossi, un omaggio al
successo che sembra a portata di mano. Vingegaard si concede
anche lui agli scatti, il viso disteso di chi sa di aver compiuto
l'impresa. Sono passati 22 chilometri quando il gruppo, ancora
compatto, attraversa il Monte El Pardo con ritmo blando. Mancano
79 chilometri a Madrid, ma qualcosa nell'aria comincia a cambiare.
All'improvviso, alle 17:43, la polizia organizza una deviazione
chiudendo la strada originaria. Il gruppo esce dal percorso
prestabilito senza comunicazioni ufficiali, ma l'impressione è che le
ragioni siano sempre le stesse che hanno tormentato questa
Vuelta: le proteste per la guerra in Palestina, il continuo massacro
di civili palestinesi, la disparità di trattamento rispetto alla Russia
esclusa dalle competizioni per l'Ucraina mentre Israele continua a
partecipare.
La deviazione dura poco, appena una manciata di chilometri, e il
gruppo riprende la strada normale. Il podio finale si concede una
foto mentre alle spalle i corridori continuano a pedalare tra scherzi e
risate, ignari di quello che li aspetta. Sono le 18:18 quando
mancano 58 chilometri all'arrivo e la macchina dell'organizzazione
affianca i corridori. Nasce una discussione concitata: ci sono
manifestanti che hanno invaso la strada.
La realtà si fa improvvisamente drammatica. "Difficile pensare di
andare fino in fondo oggi", risuona nell'etere mentre il gruppo viene
fermato. La polizia parla con l'organizzazione e con i corridori in un
conciliabolo che sa di resa.
Victor Guernalec della Arkéa-B&B
Hotels ha uno scontro quasi fisico con alcuni manifestanti, viene
strattonato mentre cerca di forzare il passaggio davanti a uno
striscione contro la presenza della Israel-Premier Tech. Nulla di
eccessivamente violento, ma il simbolo di una tensione che ha
raggiunto il punto di non ritorno.
Il gruppo riparte per un breve tratto, ma è solo un'illusione. A 52,6
chilometri dal traguardo si ferma di nuovo e stavolta la discussione
è definitiva. Si vede un commissario UCI unirsi al consulto mentre
l'impressione che tutto sia finito diventa certezza. La strada è
invasa da una grande folla con numerose bandiere della Palestina, i
manifestanti hanno devastato cartelloni pubblicitari e transenne in
un crescendo di tensione che ha spezzato per sempre il filo della
corsa.
L'ordine arriva anche alla polizia che permette ai manifestanti di
rimanere sulla strada. Stanno arrivando al traguardo le autorità,
creando un'ulteriore causa di tensione in una giornata che doveva
essere di festa e si è trasformata in un incubo. Alle 18:32 arriva
l'annuncio che nessuno voleva sentire: "Questa tappa è stata
annullata. I nostri inviati ci confermano che oggi non si corre più".
Con la cancellazione della tappa, Jonas Vingegaard vince la Vuelta
a España 2025, ma è una vittoria che sa di cenere. La cerimonia di
premiazione viene annullata, non ci sarà festa nella Plaza Cibeles,
non ci saranno sorrisi sul Paseo del Prado dichiarato Patrimonio
dell'Umanità dall'Unesco. Il "Paisaje de la Luz" rimane spento,
privato della sua luce più bella.
La classifica finale della Vuelta a España 2025 recita così:
Jonas Vingegaard (Team Visma-Lease a Bike) in 72:53:57,
João Almeida (UAE Team Emirates XRG) a 1'16",
Tom Pidcock (Q36.5 Pro Cycling Team) a 3'11",
Jai Hindley (Red Bull-BORA-hansgrohe) a 3'41",
Matthew Riccitello (Israel-Premier Tech) a 5'55",
Giulio Pellizzari (Red Bull-BORA-hansgrohe) a 7'23",
Sepp Kuss (Team Visma-Lease a Bike) a 7'45",
Felix Gall (Decathlon AG2R La Mondiale) a 7'50",
Torstein Træen (Bahrain Victorious) a 9'48",
Matteo Jorgenson (Team Visma-Lease a Bike) a 12'16".
Numeri freddi che raccontano una corsa calda, spezzata quando
mancavano tre chilometri al suo naturale epilogo. Questa non è più
una protesta contro Israele, né contro la presenza della Israel-
Premier Tech nel gruppo. È diventato accanimento contro la Vuelta,
togliendo completamente ogni attenzione al motivo della protesta e
facendo passare dalla parte del torto, irrimediabilmente, i
manifestanti che di fatto hanno ostacolato lo svolgimento di una
corsa intera.
Gli organizzatori hanno sbagliato a cedere le prime volte, dando
modo a questi manifestanti di alzare il tiro fino a sabotare l'ultima
importante tappa, col rischio di far saltare anche le premiazioni (che
infatti son state annullate n.d.r). Il ciclismo perde così uno dei suoi
momenti più belli, quello in cui dopo tre settimane di battaglie si
celebra chi ha saputo resistere meglio di tutti. Vingegaard è
campione di Spagna, ma non potrà mai dimenticare che la sua
vittoria è nata dal silenzio invece che dagli applausi, dall'amarezza
invece che dalla gioia, dalla strada interrotta invece che dal
traguardo conquistato.
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