Da maggio a luglio la Sardegna attraversa uno dei periodi più intensi del suo
calendario culturale. In queste settimane l’isola si anima di celebrazioni religiose,
sagre dedicate ai prodotti della terra, appuntamenti musicali, riti antichi e
iniziative che coinvolgono paesi grandi e piccoli. Ogni comunità propone un
proprio modo di vivere la festa, spesso legato alla storia locale, al territorio e alle
tradizioni che caratterizzano le diverse aree dell’isola.
Il numero di eventi presenti in Sardegna è vastissimo: un patrimonio diffuso che
si estende dal Guilcer al Logudoro, dall’Ogliastra al Campidano, fino ai centri
dell’interno dove le celebrazioni conservano ancora oggi una forte identità
territoriale. Questa rubrica non intende offrire un elenco completo, sarebbe
impossibile, ma proporre una selezione mirata di alcune feste che si svolgono tra
maggio e luglio. Poche, rispetto alla moltitudine esistente, e in diversi casi meno
note al grande pubblico, ma significative per comprendere la varietà e la ricchezza
delle tradizioni locali. L’obiettivo è raccontare questi appuntamenti con uno
sguardo giornalistico, attento ai contesti, ai luoghi e ai protagonisti. Un percorso
che attraversa piazze, chiese campestri, strade di paese e paesaggi rurali,
seguendo il ritmo delle stagioni e delle celebrazioni che scandiscono la vita dei
territori.
Questa serie di articoli vuole offrire al lettore un viaggio nella Sardegna che
festeggia, che si racconta attraverso i suoi riti e che continua a valorizzare un
patrimonio culturale diffuso e vitale. In un’isola dove ogni paese custodisce una
storia e ogni festa rappresenta un mondo, questa rubrica intende soffermarsi su
alcuni appuntamenti scelti, senza la pretesa di esaurire un panorama tanto ampio
quanto affascinante. È un invito a scoprire, approfondire e, quando possibile,
partecipare: perché le feste della Sardegna non sono soltanto eventi da osservare,
ma occasioni per conoscere da vicino l’identità dei territori e il loro modo unico
di stare insieme. Iniziamo con Ghilarza, per la festa in onore di San Michele
Arcangelo.
A Ghilarza, il novenario di San Michele segna ogni anno l’arrivo di maggio come
un appuntamento che appartiene al paese e alla sua campagna. Il santuario,
immerso tra querce e muretti di pietra, diventa il centro di giornate che uniscono
devozione, tradizione e vita comunitaria. Le famiglie raggiungono le antiche
cumbessias, le case del novenario, e per alcuni giorni la quotidianità si sposta lì,
in un ritmo diverso, più lento, scandito dai riti e dalla convivialità. Il cuore della
festa è il santuario campestre, un luogo che conserva un fascino particolare:
semplice, raccolto, circondato da un paesaggio che sembra fatto apposta per
accogliere il pellegrinaggio e la sosta. Durante il novenario si alternano
celebrazioni, momenti di incontro, visite e iniziative che coinvolgono il paese e chi
arriva da fuori. Tra gli appuntamenti più attesi c’è l’escursione archeologica verso
i siti che circondano Ghilarza, un’occasione per riscoprire un territorio ricco di
testimonianze nuragiche e medievali.
La festa prosegue con i balli tradizionali, che riportano in piazza i passi e le
musiche della tradizione locale, e con “sa ditta”, il pranzo condiviso che riunisce i
novenanti attorno ai tavoli allestiti vicino al santuario. È un momento che
racconta l’essenza della festa: la semplicità dei gesti, il valore dello stare insieme,
il legame con un luogo che per molti rappresenta un punto di riferimento affettivo
e culturale. Il novenario di San Michele è una celebrazione di grande interesse, e
proprio per questo conserva un carattere autentico. È una festa che appartiene al
territorio e che continua a rinnovarsi attraverso le generazioni, mantenendo
intatto il rapporto tra Ghilarza, il suo santo e la campagna che circonda il
santuario.
Alla prossima settimana, per una nuova festa.
![]()