Riapre, ampliato e ridisegnato, lo scrigno archeologico di Corso Vittorio Emanuele. Il sindaco Cabasino: "Non è una riapertura, ma un'inaugurazione".
di Pasqualino Trubia
Ci sono voluti tredici lunghi anni, ma alla fine il passato è tornato a casa. A Pula, il Museo Archeologico "Giovanni Patroni" ha riaperto i battenti in una veste completamente rivoluzionata, pronta ad accogliere i reperti emersi dagli scavi dell'antica città di Nora. Non un semplice maquillage, ma una moltiplicazione degli spazi espositivi che ridisegna la geografia culturale del territorio.
Nove sale e un cantiere a vista
Dalle due stitiche stanze del passato, l'architetto Jari Franceschetto, sotto la supervisione scientifica della Soprintendenza (Emanuela Atzeni e Chiara Pilo), ha ricavato ben nove sale espositive. Il nuovo percorso permette di ammirare le stratificazioni storiche di Nora, dai luoghi di culto alle necropoli, ospitando anche i reperti freschi di scavo.
Il vero gioiello concettuale della struttura, affidata alla direzione di Isabella Atzeni e alla gestione della Fondazione Pula Cultura Diffusa, è però il laboratorio a vista: i visitatori potranno osservare in diretta gli archeologi e i restauratori mentre ripuliscono e studiano i manufatti appena emersi dalla terra. Le cronache archeologiche citano spesso reperti affascinanti dai nomi poco comuni. Nel nuovo museo di Pula, ad esempio, è esposto un "balsamario" fenicio a forma di babbuino. Cos'è un balsamario? Nel mondo antico non esistevano le boccette di profumo in vetro industriale. Il balsamario era un piccolo vasetto (spesso in ceramica, alabastro o pasta vitrea), finemente decorato e sagomato, utilizzato per conservare unguenti profumati, oli essenziali o balsami medicamentosi, usati sia nella cosmesi quotidiana che nei riti funebri per ungere i defunti.
La politica del mattone culturale
Le istituzioni celebrano il traguardo rivendicando lo sforzo corale. Il sindaco di Pula, Walter Cabasino, chiarisce subito le proporzioni dell'intervento:
«Gli spazi espositivi sono decuplicati, da due sale siamo passati a nove, ma stiamo parlando di un museo in progress, destinato a crescere ulteriormente. Per ingrandirlo il Comune ha acquisito uno stabile adiacente, e presto ne rileverà dai privati anche un altro: l’obiettivo è quello di rendere questo museo il punto di riferimento per la cultura di questo territorio».
Sulla stessa linea d'onda l'assessora comunale alla Cultura, Manuela Serra, che inquadra il museo come uno «scrigno prezioso che raccoglie le testimonianze della millenaria civiltà che ha abitato il nostro territorio, il luogo in cui la memoria diventa conoscenza». A battezzare la riapertura è arrivata anche l'assessora regionale della Cultura, Ilaria Portas, sottolineando come «ogni presidio culturale aumenta l'offerta per la Sardegna, i sardi e i visitatori di ogni angolo del mondo».
I tesori in vetrina e i numeri del turismo
Ma cosa c'è materialmente da vedere in Corso Vittorio Emanuele? L'archeologa della Soprintendenza, Chiara Pilo, elenca i pezzi pregiati della collezione: «Tra le attrazioni che potranno trovare esposte i visitatori possiamo annoverare le pitture murarie dell’edificio a est del Foro; il balsamario a forma di babbuino ritrovato nella necropoli fenicia; statuette votive rinvenute nell’ex area militare, e monili riaffiorati dalle tombe».
L'operazione ha un preciso peso economico. Andrea Boi, presidente della Fondazione Pula Cultura Diffusa, fa i conti con i flussi turistici:
«Negli ultimi tre anni il Parco archeologico di Nora è passato grazie a un grande lavoro organizzativo da 65mila ingressi l’anno a oltre 100mila: siamo certi che con il funzionamento a pieno regime del museo i dati miglioreranno ulteriormente».
Per riavvicinare i cittadini al proprio passato, il Comune ha deciso di lasciare l'ingresso gratuito per le scuole e i residenti fino al 4 aprile. La storia di Nora è tornata in vetrina, spetta ora alla comunità riappropriarsene.