Cagliari subì una delle più devastanti campagne di bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. Dopo Napoli, fu la città italiana più colpita, con l'80% del patrimonio edilizio distrutto e un bilancio di almeno 1.000-2.000 vittime civili. La sua posizione strategica nel Mediterraneo, con un importante porto e l'aeroporto militare di Elmas, la rese obiettivo prioritario delle forze aeree alleate.I bombardamenti ebbero inizio il 16 giugno 1940, cinque giorni dopo l'entrata in guerra dell'Italia. Una formazione di bombardieri francesi partiti da basi nordafricane attaccò il porto, l'aeroporto di Elmas e i depositi di carburante, senza però provocare gravi danni.
Il 2 agosto 1940 fu il turno dell'aviazione britannica, con Swordfish decollati dalla portaerei *HMS Ark Royal III*, che attaccarono il porto e l'aeroporto causando un marinaio morto a Cagliari e otto feriti tra gli avieri di Elmas. Nel corso dell'estate del 1940, gli attacchi continuarono sistematicamente contro porto e installazioni aeronautiche. Il 30 luglio 1941 si registrò il primo tentativo di bombardamento su aree abitate della città, con la RAF che lanciò bombe dal cielo, provocando almeno una vittima civile. Le incursioni si intensificarono ulteriormente durante il 1942. La notte tra il 7 e l'8 giugno 1942, aerei inglesi colpirono il centro della città: furono distrutti edifici in Largo Carlo Felice, via Angioy, via Sassari e nel quartiere Marina, con un bilancio di 12-14 morti civili e 15 feriti. Il 2 giugno 1942, un bombardiere inglese aveva già attaccato il porto durante la notte, causando due morti al Cimitero di Bonaria. Il mese di febbraio 1943 segnò una svolta devastante. Il 7 febbraio giunsero per la prima volta i bombardieri americani con cinque azioni esplorative che colpirono quartieri periferici e l'aeroporto di Elmas, causando 10 morti tra gli italiani e 16 tra i tedeschi. Dieci giorni dopo, il 17 febbraio 1943, circa 105 bombardieri B-17 (Fortezze Volanti) e caccia P-38 attaccarono la città alle 14:10 locali. Secondo altre fonti, oltre 100 velivoli colpirono il centro storico, i quartieri di via Nuoro, via Barone Rossi, viale Bonaria, la chiesa di San Michele, Stampace, Castello, Terrapieno e Genneruxi. L'attacco si concentrò non solo su obiettivi militari, ma anche su quartieri residenziali. Una tragedia particolare colpì i civili che cercavano riparo: un gruppo di inermi si era ammassato all'ingresso del rifugio nella cripta di Santa Restituta in via Sant'Efisio, dove fu travolto dall'onda d'urto. Il bilancio ufficiale registrò 97 morti civili.
Il 26 febbraio 1943 arrivarono circa 20 B-17 alle 15:38. Le sirene di allarme avevano già avvisato la popolazione, ma l'incursione scaricò 50 tonnellate di bombe sulla direttrice Bonaria-Castello-Stampace. Furono distrutti il Teatro Civico, il Bastione di Saint Remy venne colpito da tre bombe perdendo l'arco con parte delle scale. Il bilancio fu di 73 morti e 286 feriti. Il 28 febbraio 1943 rappresentò l'apice della tragedia di quel mese infernale. Alle 12:55, 85 aerei lanciarono 538 bombe per un totale di 123 tonnellate di esplosivo. L'incursione durò oltre due ore. L'onda d'urto delle esplosioni si propagò in tutta la città: il porto venne distrutto, così come il Palazzo della Dogana, la Stazione delle Ferrovie dello Stato, e quasi l'intera via Roma andò in rovina. Secondo i registri ufficiali morirono 200 persone in quella giornata, con centinaia di feriti. Le sirene d'allarme, prive di energia elettrica, erano inservibili, impedendo alla popolazione di cercare riparo tempestivamente. Complessivamente, i tre bombardamenti di febbraio causarono 416 morti secondo le cifre ufficiali, anche se molti dispersi erano stati semplicemente polverizzati dalla violenza delle esplosioni.
Nei giorni successivi al 28 febbraio, tra 45.000 e 70.000 cagliaritani abbandonarono la città, rifugiandosi nei paesi dell'interno dell'isola serviti dalla linea ferroviaria come Sinnai, Dolianova, Senorbì, Orroli, Mandas e Isili. La città iniziò a svuotarsi sistematicamente, con l'evacuazione degli uffici della pubblica amministrazione, delle scuole, della curia. Il 31 marzo 1943 Cagliari venne di nuovo colpita. Attacchi contemporanei colpirono il porto, gli aeroporti di Decimomannu, Monserrato e Villacidro. Alcune bombe caddero anche sulla vicina stazione ferroviaria e sulla Piazza del Carmine, causando 60 morti e 52 feriti. Il 13 maggio 1943 si abbatté su Cagliari l'attacco più massiccio dell'intera campagna. Una flotta di circa 200 bombardieri, composta da B-17, B-25, B-26 e Wellington, riversò su Cagliari quasi 500 tonnellate di esplosivo** tra le 13:35 e le 14:45, con ulteriori ondate fra le 22:50 e le 23:07. Altre fonti riportano cifre ancora più alte: 197 bombardieri e 186 caccia sganciarono 893 bombe. La città, già semivuota per l'evacuazione, fu trasformata in "un cumulo di macerie". Il bilancio in termini di vittime civili fu relativamente contenuto proprio perché la popolazione era già fuggita, ma nella sola Stazione delle Ferrovie dello Stato morirono 17 ferrovieri.
Da giugno in poi gli obiettivi dei bombardamenti alleati si concentrarono principalmente su infrastrutture militari: porti (Olbia, Cagliari, Golfo Aranci, Alghero), nodi ferroviari (Chilivani) e aeroporti (Venafiorita, Decimo, Milis, Fertilia). Le incursioni su Cagliari stessa continuarono sporadicamente fino all'8 settembre 1943, giorno dell'Armistizio italiano. Paradossalmente, la mattina dell'8 settembre furono lanciati ulteriori bombardamenti prima ancora che fosse comunicato l'armistizio. Con il passaggio delle truppe tedesche in Corsica e l'arrivo degli Alleati in Sardegna alla metà di settembre, la campagna di bombardamento sulla regione si concluse ufficialmente. Cagliari pagò un prezzo elevatissimo per la sua importanza strategica durante il conflitto: oltre alla perdita di vite umane, la distruzione del suo patrimonio architettonico e urbano rappresentò una ferita che cicatrizzò lentamente nei decenni successivi, lasciando cicatrici ancora visibili nel tessuto urbano e nella memoria collettiva della città.