San Valentino nasce come festa cristiana dedicata a un vescovo e martire, ma nel tempo ha inglobato memorie pagane, simboli romantici e un forte elemento commerciale che la rende oggi una ricorrenza sospesa tra sacro e profano.
La figura storica più accreditata è Valentino, vescovo di Terni, martirizzato lungo la via Flaminia nel IV secolo e venerato come santo già dal VI-VII secolo. La tradizione lo presenta come pastore attento ai giovani e alle coppie, pronto a difendere l’amore anche a costo della vita, come nel racconto del matrimonio tra il legionario pagano Sabino e la cristiana Serapia, celebrato mentre lei era morente. Attorno al santo nascono poi leggende a forte carica simbolica: Valentino che interviene in una lite tra fidanzati donando una rosa perché ritrovino la pace; oppure il biglietto “dal tuo Valentino” lasciato alla figlia cieca del carceriere, all’origine (almeno secondo la tradizione) dei cartigli e delle “valentine”. Questi racconti, più che fare cronaca, danno un volto evangelico all’amore umano: riconciliato, fedele, capace di dono fino alla fine. La data del 14 febbraio non è casuale: nel 496 d.C. papa Gelasio I istituisce la festa di San Valentino proprio in corrispondenza e in sostituzione dei Lupercalia, antichi riti romani di purificazione e fertilità legati al dio Fauno-Luperco, celebrati a metà febbraio. Durante questi riti pagani si formavano coppie per sorteggio, mediante estrazione da un’urna dei nomi di uomini e donne che avrebbero vissuto un periodo di intimità rituale, con pratiche che la Chiesa giudicava immorali. La scelta di dedicare quel giorno al santo degli innamorati è quindi un’operazione di “cristianizzazione”: alla logica della casualità e della sensualità sfrenata dei Lupercalia si vuole sostituire l’idea di un amore benedetto, fedele, inscritto nel matrimonio e nella responsabilità reciproca. In questo passaggio sta già il primo confine tra sacro e profano: la Chiesa non cancella il desiderio umano, ma cerca di trasfiguralo, convertendo una festa di fertilità in una memoria di agape e carità.
Oggi riscoprire San Valentino significa allora tornare alla radice: un vescovo che difende le coppie fragili, un martire che testimonia che amare è scegliere, rischiare, donarsi; e, allo stesso tempo, riconoscere che ogni gesto – un fiore, una cena, una lettera – può restare superficie o diventare segno di un amore che dura oltre la festa. Sta a ciascuno decidere se vivere San Valentino solo come scenografia profana di cuori e vetrine o come occasione, anche laica, per ricordare che l’amore non è mai “in saldo”, ma chiede verità, cura e responsabilità. Dentro questo intreccio, il rischio è duplice: da un lato un moralismo che rifiuta in blocco ogni espressione profana, dall’altro una banalizzazione che svuota la memoria del santo e trasforma il 14 febbraio in puro evento consumistico. Eppure la storia della festa ricorda che il confine tra sacro e profano non è un muro, ma un passaggio: la Chiesa, fin dalle origini, ha cercato di assumere desideri e riti del suo tempo per orientarli verso un amore più grande e più libero, non per negarlo.
Tra XIX e XX secolo, soprattutto nei Paesi anglosassoni, esplode il fenomeno delle “valentine”: biglietti amorosi in serie, accompagnati da fiori e cioccolatini, che trasformano il 14 febbraio in un appuntamento fisso per il commercio. Oggi si calcolano oltre 150 milioni di biglietti scambiati ogni anno nel mondo, seconda ricorrenza dopo il Natale per numero di cartoline. Nel tempo, l’immaginario religioso è stato progressivamente sostituito – o coperto – da un pantheon profano fatto di cuori, Cupidi, orsacchiotti, cene a tema e offerte promozionali di ogni genere, dai gioielli ai viaggi romantici. In parallelo proliferano anche credenze e superstizioni laiche: itinerari “maledetti” per le coppie nelle città d’arte, leggende di streghe gelose che spezzerebbero gli amori, rituali scaramantici da evitare il giorno di San Valentino. In molti casi, a dominare è l’idea di una “festa commerciale” che riduce l’amore a gesto obbligato, misurato sul prezzo del regalo più che sulla qualità del legame.