Per la prima volta nei suoi secoli di storia, l’Università di Sassari ha conferito un Dottorato honoris causa. Un passaggio simbolico e accademicamente decisivo, affidato a una figura che da anni incarna l’idea contemporanea di scienza: Ilaria Capua. La virologa, riconosciuta a livello internazionale, è stata protagonista di una giornata che ha intrecciato memoria, sapere e impegno civile, alla presenza del Rettore Gavino Mariotti e dell’intera comunità universitaria.
La cerimonia si è aperta all’Orto Botanico con la piantumazione di un ulivo dedicato a Rina Mazzette, veterinaria e docente dell’Ateneo scomparsa prematuramente nel 2020. Un gesto che la stessa Capua, socia fondatrice dell’associazione WeTree, ha interpretato come un atto di continuità: ricordare una figura centrale della medicina veterinaria attraverso una nuova vita. Assieme al Rettore, al direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria Enrico De Santis e a un familiare della compianta docente, l’omaggio ha creato un ponte tra memoria e futuro.
Poi, in Aula Magna, la solennità delle toghe accademiche ha scandito la seconda parte della cerimonia. Dopo i saluti del Rettore Mariotti, sono intervenuti Eugenio Garribba, direttore della Scuola di Dottorato, e Alberto Alberti, coordinatore del corso in Scienze veterinarie. La laudatio è stata affidata a Pier Luigi Fiori, già ordinario di Microbiologia, che ha ripercorso i punti cardine della carriera della professoressa Capua: dalla laurea nel 1989 all’introduzione del concetto di Salute Circolare, ispirato all’intuizione ottocentesca di Rudolf Virchow secondo cui la salute di uomini, animali, piante e ambiente è un unico sistema interconnesso.
Una delle pagine più note della sua esperienza scientifica resta l’apertura pubblica dei dati genetici dell’influenza aviaria, scelta che segnò un punto di svolta nella trasparenza della ricerca globale. “Quello che è stato conferito oggi è un riconoscimento alla persona e non solo alla scienziata”, ha ricordato Garribba.
La lectio doctoralis di Ilaria Capua, intitolata “Salute Circolare, la sintesi necessaria fra salute e sostenibilità”, ha unito rigore scientifico e chiarezza divulgativa. Un viaggio all’interno del vocabolario pandemico – influenza spagnola, peste bubbonica, HIV, spillover, zanzare tigre – che ha assunto un nuovo significato dopo l’emergenza Sars-Cov-2, diventata spartiacque nella percezione collettiva del rischio biologico.
In conclusione, la scienziata ha richiamato una delle sfide cruciali del presente: l’antibiotico-resistenza. E ha proposto un gesto simbolico in continuità con l’avvio della giornata: dedicare un albero alla virologa Cristiana Patta, esperta di peste suina, scomparsa nel 2012.
Il Rettore Mariotti ha poi proclamato ufficialmente il conferimento del Dottorato honoris causa, consegnando alla professoressa Capua la pergamena e il sigillo storico dell’Ateneo.
Chi è Ilaria Capua
Nata a Roma nel 1966, laureata con lode in Medicina Veterinaria, specializzata in Virologia e dottorata in Sanità pubblica, Capua ha diretto per oltre trent’anni gruppi di ricerca dedicati ai virus zoonotici e pandemici. È Courtesy Professor e direttore emerito del One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. Autrice di numerosi saggi di divulgazione scientifica, tradotti all’estero, tra cui Salute circolare (Egea, 2019) e Il dopo (Mondadori, 2020).
La giornata sassarese ne ha celebrato non solo il curriculum, ma soprattutto una visione moderna e necessaria: quella di una scienza capace di parlare al mondo, di orientare la politica e di mantenere un’etica salda nel tempo della complessità globale.