Mussolini e l’Italia: dalla nascita del fascismo alla fine di un’epoca

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  Benito Mussolini e il fascismo hanno segnato indelebilmente la storia d’Italia. La sua ascesa, la gestione del potere e la rovinosa caduta non rappresentano solo il racconto di un dittatore, ma di un Paese in cerca di identità e stabilità in uno dei periodi più turbolenti del Novecento. Con queste prime tre puntate, ripercorreremo la parabola di Mussolini e della Repubblica Sociale Italiana, esplorando le dinamiche interne di un regime che inizialmente portò ordine in una nazione in crisi, ma che si concluse con la tragedia personale del Duce e la devastazione del Paese.

  Dalla marcia su Roma del 1922 fino agli ultimi, patetici mesi a Salò, questo viaggio storico non è solo un racconto degli eventi, ma anche un’analisi della personalità complessa di Mussolini, delle sue ambizioni, dei suoi errori fatali e del rapporto difficile con i fascisti stessi. Attraverso un’esposizione asciutta e rigorosa, ripercorreremo le tre fasi cruciali del fascismo: la nascita, il consolidamento e la caduta. Ogni fase si rivelerà una tappa fondamentale non solo per comprendere Mussolini come uomo, ma anche per tracciare un quadro più ampio della storia italiana. Le tre puntate che seguiranno vi porteranno nei meandri di un periodo di profonda crisi e speranza, una fase della nostra storia che ha lasciato cicatrici profonde, ma che ha anche posto le basi per la rinascita dell’Italia. Un’analisi puntuale, che si sofferma sui momenti chiave e su quei dettagli che, troppo spesso, rischiano di passare in secondo piano. Con uno stile che vuole richiamare la grande tradizione del giornalismo storico italiano, vi invitiamo a immergervi in questo racconto che ripercorre una delle pagine più complesse della nostra storia.

  La Repubblica Italiana, nata ufficialmente dalla resistenza come recita la Costituzione, è l'erede di una monarchia sconfitta e di una Repubblica vassalla. La monarchia dei Savoia, irrimediabilmente compromessa dalla disfatta militare nella Seconda Guerra Mondiale, si trova alle sue spalle, così come la Repubblica Sociale Italiana, il fragile e disperato tentativo di Benito Mussolini di ricostruire il suo potere sotto l'egida nazista a Salò. Il fascismo italiano è stato Mussolini, e solo Mussolini. Non ci sono altre fonti ideologiche o movimenti paralleli che ne definiscano l’essenza. Chi cerca nel fascismo radici profonde, oltre a quelle personali di Mussolini, è destinato a perdersi. La storia del fascismo è la storia dei diversi volti di Mussolini, o meglio, dei tre Mussolini: il restauratore, il realista e infine il Mussolini patetico di Salò. 

  Il primo Mussolini fu il restauratore. Arrivato a Roma nel 1922, non portato sulle baionette delle sue camicie nere come spesso si racconta, ma con un tacito accordo con il re e le forze armate, riuscì a imporsi in un’Italia allo sbando, dove i governi di coalizione erano incapaci di trovare un equilibrio. Le violenze rosse prima e nere poi dominavano le piazze, mentre gli organi dello Stato erano paralizzati. Nei ministeri i campanelli suonavano invano: neanche gli uscieri rispondevano. Era un caos totale. In questo vuoto di potere, Mussolini si mosse con rapidità e determinazione. Rimise ordine nel Paese, ma la sua sfida più grande fu riportare disciplina tra le sue stesse file. Le squadre fasciste, fatte di manganellatori, non obbedivano a lui, ma ai Ras locali: Farinacci a Cremona, Balbo a Ferrara, Arpinati a Bologna, Tamburini a Firenze. Autonomi, rissosi e litigiosi, costituivano un elemento di disordine. Mussolini, che li detestava, trovò una soluzione: inquadrarli nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, una forza che, nonostante le sue gerarchie poco rispettate, serviva a tenere sotto controllo i più ribelli. Per rafforzare il governo, Mussolini non si affidò solo ai fascisti. 

  Chiamò a sé le migliori menti italiane, provenienti da ambienti diversi: affidò la riforma dei codici a Rocco, estraneo ai quadri fascisti, e la riforma scolastica – l'unica degna di nota nel secolo – a Giovanni Gentile, che simpatizzava per il regime ma non ne faceva parte. Anche nell’economia, campo di cui capiva poco, si circondò di uomini come Finzi, Volpi, Beneduce e il giovane Menichella, nessuno dei quali era legato strettamente al partito. Questo primo Mussolini governò per cinque o sei anni, raccogliendo il consenso di gran parte del Paese. Poi venne il declino. Come accade a chi esercita il potere assoluto per troppo tempo, Mussolini perse il senso della realtà. Divenne una caricatura di sé stesso, come lo definivano alcuni suoi collaboratori: Bottai lo chiamava il "monumento di sé stesso", mentre Balbo, con più cinismo, lo paragonava ad un Cola di Rienzo che si credeva Giulio Cesare. A quel punto, la sua ossessione di far recitare all’Italia una parte nella storia d’Europa, oltre che in quella nazionale, lo portò a commettere errori fatali. Questo lo fece diventare prigioniero del gioco di Hitler. 

  Il terzo e ultimo Mussolini, il Mussolini patetico di Salò, era una figura impotente. Viveva tra le macerie del suo sistema, circondato da vecchi amici del tempo in cui militava nel Partito Socialista, come Bombacci e Carlo Silvestri. Sognavano insieme un nuovo fascismo, che altro non era che un ritorno al vecchio socialismo.