Ci sono scelte che cambiano la vita in meglio. Che rendono le giornate più lente, più serene. Che riempiono l'anima. È quella che ha fatto Charlotte Fortier-Mutzl: ha 29 anni, è nata in Quebec, in Canada, ed è cresciuta tra Stati Uniti — Florida e California — e Nord America francofono e ora abita... In Sardegna, isola che ha eletto come sua nuova casa, come posto sicuro dove crescere dei bambini, come angolo di mondo dolce e lento, bello e ricco di tradizione e storia.
Oggi parla inglese, francese e italiano, e ha un nuovo obiettivo: «Voglio imparare anche il sardo campidanese».
Il suo arrivo in Sardegna è il risultato di un percorso personale profondo, iniziato con una scelta di rottura.
«Ho lasciato una relazione tossica e avevo voglia di scappare, di vivere nuove esperienze. Ero molto curiosa di vedere altre culture. Ho venduto le mie poche cose e ho viaggiato per l’Europa in ostelli, con solo uno zaino, per qualche mese».
Un viaggio che si trasforma presto in innamoramento.
«Mi sono innamorata dell’Italia e, dopo aver fatto un corso per diventare insegnante di yoga a Barcellona, mi sono trasferita a Roma. Insegnavo yoga nei parchi della città».
Poi l’incontro che cambia tutto: «Andando a un’intervista per lavorare in un cocktail bar ho incontrato mio marito, e allora sono rimasta».
La svolta, però, arriva con la maternità. È qui che Charlotte mette tutto in discussione, pensa e ripensa e giunge a una conclusione.
«Dopo aver avuto un figlio, la città è diventata troppo caotica per me. Ho cercato un posto più sereno, vicino al mare, dove mettere le nostre radici. Ed è così che siamo finiti in Sardegna».
Il primo impatto con l’isola è vivido, quasi fisico: «Già da subito ho sentito un’energia molto positiva. La natura mi ha colpita immediatamente: le montagne che accarezzano il mare con tutte le sue sfumature di blu, le palme, gli alberi di eucalipto, i fenicotteri, le pecore lungo la strada, il sole che baciava la mia pelle».
Accanto allo stupore, anche qualche sorpresa inattesa.
«Ho notato tantissime strutture trascurate e poca gente fuori dalla città. Anche quello non me l’aspettavo».
Non c’è stato un momento preciso in cui la Sardegna è diventata casa. Forse è stato un percorso, forse è stato un battito di ciglia. Ma è accaduto naturalmente, come le cose dettate dal destino sanno fare.
«Piano piano abbiamo messo radici qua. Siamo stati super accolti dai sardi e, conoscendoli sempre di più, mi sono sentita molto fortunata di aver trovato un posto con persone dal cuore, dalla cultura e dai valori così ricchi».
E aggiunge: «Mi sono sentita di aver trovato un posto sereno, sicuro e molto in linea con quello che sono e che mi importa nella vita».
Tra le differenze più forti con l’America, Charlotte cita una filosofia di vita: «Quella sensazione di “laissez-faire”, che non tutto deve essere perfetto per andare bene. Ci sono molte meno opzioni materialistiche e servizi superflui».
Fa anche molte osservazioni che toccano anche il cibo e la quotidianità: «La maggior parte dei ristoranti offre cibo sano e al supermercato ci sono meno cose già pronte o congelate con additivi».
E poi una differenza culturale netta: «Le persone non portano armi in giro ovunque».
Non manca uno sguardo critico su alcuni aspetti.
«Quasi tutto ha avuto un impatto molto positivo, ed è per questo che prevedo di rimanere qui per il resto della mia vita. Però mi spaventa il modo in cui tante persone guidano e la mancanza di preparazione, a volte, nei servizi di ambulanza che ho personalmente visto».
Il cambiamento più grande, però, è interiore.
«Sono un po’ tornata alla versione di me bambina, che col tempo avevo perso. Penso meno a truccarmi, a paragonarmi con gli altri, a preoccuparmi di cosa pensano di me».
E ancora: «Ho ritrovato valori che erano sempre stati dentro di me, ma non mi sento più una pecora nera. Anche se si vede che non sono sarda, vivo una vita più sana e più gratificante».
La lentezza isolana è, per lei, soprattutto un valore.
«Può essere frustrante con la burocrazia, certo. Ma dà più importanza al tempo con la famiglia ed evita stress che sono molto più pesanti. È una grande parte del perché mi sento così felice qui».
L’inserimento, all’inizio, non è stato immediato, quando si cambia totalmente posto nel mondo si affrontano problemi anche pratici: «Non parlavo bene l’italiano e mi sentivo a volte un po’ isolata. Con il tempo l’ho imparato e mi sono fatta amicizie che mi fanno sentire grata e benvenuta».
Tra le tradizioni che l’hanno colpita di più cita, sorridendo: «I Mamuthones. Mi hanno fatto una grande impressione, soprattutto quando mi hanno dipinto il viso di nero».
Oggi molte abitudini sono diventate sue, del resto lei qui è di casa. È isolana, perché isolano è chi sente la SArdegna scorrere nelle proprie vene, non solo chi c'è nato.
«Adoriamo andare alle sagre di paese, abbiamo sempre pane guttiau, dolce sardo e culurgiones a casa. Andiamo spesso in agriturismo nel weekend. E sto imparando il sardo: vorrei insegnarlo anche ai miei figli».
Raccontare la Sardegna è diventato anche un progetto digitale.
«Ho iniziato un anno fa a condividere la mia vita qui. È diventato uno strumento enorme per incontrare persone locali che mi insegnano sempre di più sulla storia e la cultura dell’isola».
E aggiunge: «È anche un legame tra gli stranieri e la Sardegna, visto che parlo soprattutto in inglese. Voglio condividere quest’isola con il resto del mondo e aiutare chi vuole visitarla o trasferirsi».
Le reazioni non mancano.
«Gli americani sono molto curiosi e tanti sognano di trasferirsi qui. Dai sardi ricevo amore e incoraggiamento ogni giorno, e mi danno la motivazione per continuare».
Dell’America le manca qualcosa di molto specifico: «Un’arena al coperto dove pattinare sul ghiaccio tutto l’anno. Mi dispiace che mia figlia non possa fare pattinaggio artistico come facevo io da bambina».
Ma c’è anche ciò che non rimpiange.
«Non mi manca vivere in un popolo così diviso» dice, accorata.
Sul confronto tra i due mondi è precisa come un bisturi: «Dipende da cosa vuoi dalla vita. Negli Stati Uniti è più facile fare molti soldi. Ma se cerchi un posto dove il tempo passa meno di fretta, non puoi sbagliarti qui».
Il futuro, per lei, ha radici chiare.
«Sono sicura che non tornerò mai a vivere negli Stati Uniti. Avrò sempre casa qui, anche se viaggerò».
Con uno sguardo, però, aperto ai figli.
«Forse potremmo vivere altrove per il periodo del liceo, se vedremo che non è adatto a ciò che per noi è importante, come l’apertura mentale e l’essere circondati da diversità. Ma lo vedremo con calma quando sarà il momento».
La si trova sui social con il nome di "americanmominthemed".
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