A Lanusei, sotto casa, in appena trenta metri quadri, prende forma una piccola rivoluzione agricola. È una serra idroponica sperimentale, progettata e realizzata interamente da Salvatore Tegas, 61 anni, lanuseino, che da circa un anno la utilizza come laboratorio vivo per testare un modello di agricoltura sostenibile, controllata e ad alta qualità.
«L’idea nasce cinque o sei anni fa, per una necessità personale», racconta Tegas. «Ho alcune intolleranze, tra cui al nichel, e cercavo una soluzione per produrre cibo pulito, senza accumuli indesiderati».
Da qui la curiosità, lo studio e infine la scelta di realizzare una serra non per la vendita, ma come prototipo. Un esperimento, come lo definisce lui, ma di grande impatto.
La struttura è stata completata durante il periodo del Covid, anche se la piena operatività è arrivata solo lo scorso anno, dopo mesi di studio: «Ho studiato chimica, i sistemi idroponici, per capire davvero come funzionasse tutto. Solo allora ho fatto la prima piantagione di fragole, poi pomodori e tante altre sperimentazioni».
La serra utilizza la tecnica NFT (Nutrient Film Technique): «È un sottile film d’acqua che scorre nei canali, con dentro tutti i nutrienti: azoto, micronutrienti, concimi. Le radici non stanno nella terra ma si appoggiano e assorbono solo quello che serve». Tutto è monitorato: pH dell’acqua, temperatura, umidità. «Qui le radici non soffrono mai».
Un sistema che riduce drasticamente l’impatto ambientale: «Consuma circa il 10% dell’acqua rispetto all’agricoltura tradizionale», spiega Tegas. «In più utilizzo l’ozono, che elimina funghi, batteri e virus. Questo significa niente chimica, meno malattie e piante più sane».
Dopo un anno di attività, il bilancio è più che positivo. «Sono soddisfattissimo. La serra è perfettamente in funzione. Ogni tanto va pulita e disinfettata, poi si ripianta. Ora ho sedano, cavoli, insalata… io la uso per tante cose e regalo quello che produco».
Ma il vero punto di forza, secondo Tegas, è il gusto. «È il lusso, il massimo. Perfetto, bellissimo». Il segreto sta nelle condizioni di crescita: «La pianta lavora sempre in condizioni ambientali ideali. Ha tutti i nutrienti che le servono, nel momento giusto. Nella terra questo controllo non c’è, qui sì. Nessuna pianta soffre, e il sapore cambia completamente».
Un’agricoltura che cresce più velocemente, in modo più pulito e prevedibile. «La pianta prende quello che vuole, senza stress. E si sente quando mangi il prodotto: mangi proprio il puro».
Il tema dei costi resta centrale. «La realizzazione iniziale è costosa», ammette. «Ci sono tecnologia, sensori, riscaldamento, energia. Ma una volta avviata, la serra si mantiene quasi da sola, soprattutto se abbinata a un impianto fotovoltaico. Alla fine compri solo i nutrienti».
Anche il lavoro richiesto è ridotto: «Per mettere quaranta piantine ci metto mezz’ora. Le lavi, sistemi le radici nel substrato di lana di roccia, e basta. In un paio di giorni puoi caricare la serra con centinaia di piante».
Il prototipo di Lanusei guarda però più lontano. «Non l’ho fatta per vendere verdura domattina. È un esperimento per dimostrare come funziona il sistema». L’idea è una serra da 3.000 metri quadri, su cui Tegas sta collaborando come consulente: «Servono finanziamenti importanti, parliamo di circa 700mila euro».
I numeri, però, parlano chiaro: «In 30 metri quadri ho circa 500 piantine, con un’occupazione del suolo minima. Un ragazzo con 200 metri quadri può farsi uno stipendio. Lavori in camice, al caldo, in un ambiente pulito».
La visione finale è quasi politica: «Se in ogni paese ci fosse una serra idroponica, avremmo cibo buono, locale e posti di lavoro. È una soluzione iper sostenibile, comoda, replicabile».
A Lanusei, intanto, il futuro cresce silenzioso, radici nell’acqua e lo sguardo puntato avanti.
![]()