Le vie della speculazione immobiliare, denuncia il Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG), possono farsi "fantasiose", ma lasciano tracce molto concrete sulla terra nuda. Nei giorni scorsi, a pochi passi dall'acqua cristallina di Cala Finanza e Punta La Greca, di fronte al profilo maestoso di Tavolara, alcuni turisti hanno notato un dettaglio inequivocabile: un vasto taglio della vegetazione mediterranea. Nessun cartello di inizio lavori, nessuna informazione esposta al pubblico. Un'operazione silenziosa, propedeutica alla realizzazione di strade, che segna il primo atto fisico di un progetto che sta scuotendo le fondamenta della pianificazione paesaggistica in Sardegna.
Per comprendere questa intricata e complessa dinamica, occorre sciogliere un acronimo fondamentale: ZES. Sta per Zona Economica Speciale, uno strumento normativo varato per il Mezzogiorno (operativo dal primo gennaio 2024 tramite il decreto-legge n. 124/2023) con lo scopo di accelerare lo sviluppo economico semplificando brutalmente la burocrazia. Tuttavia, quando lo strumento per sburocratizzare incrocia una delle coste più delicate del Mediterraneo, l'effetto rischia di assomigliare più a un "liberi tutti" edilizio che a uno sviluppo sostenibile.
L'architettura del progetto e della sanatoria
Al centro della vicenda c'è la società Tavolara Bay s.r.l. (costituita dalla brasiliana Jhsf Participações, titolare della catena alberghiera di lusso Fasano), che ha puntato gli occhi su un'area di cinquanta ettari. L'obiettivo finale dichiarato non lascia dubbi sulla portata dell'investimento: un hotel a cinque stelle, 30 ville (fino a 500 metri quadri l'una), un porto turistico e un campo da golf.
Per superare i rigidissimi vincoli della fascia costiera dei 300 metri dalla battigia (tutelata con vincolo di conservazione integrale e normata dal Piano Paesaggistico Regionale come "bene d'insieme"), il Comune di Loiri Porto S. Paolo ha adottato una delibera nel novembre 2025. Tale delibera ha avviato una variante al Piano Urbanistico Comunale per cambiare la destinazione della zona, trasformandola da agricola a turistica (da sottozona H2 a F4), e l'ha inserita proprio all'interno della "corsia preferenziale" della Struttura di Missione ZES, un organo incardinato direttamente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il paradosso autorizzativo: tutti contrari, tranne Roma (e il Comune)
La prima tranche dei lavori – quella formalmente autorizzata a febbraio 2026 dalla Struttura ZES – prevede la trasformazione in ricettivo di una villa e delle dependance esistenti, la sistemazione dei giardini con nuove volumetrie e la creazione di un'area glamping (parola che unisce glamour e camping, indicando un campeggio di lusso con moduli abitativi pre-assemblati).
Il problema sorge leggendo le carte della Conferenza di Servizi, il tavolo dove gli enti esprimono il proprio parere tecnico. La Regione Sardegna (nelle sue diramazioni per la pianificazione, vigilanza edilizia, tutela del paesaggio e ambiente), la Soprintendenza Archeologica e il Corpo Forestale hanno espresso all'unanimità pareri «negativi e non superabili», ravvisando un palese contrasto con la normativa di salvaguardia costiera. L'unico via libera è arrivato dall'indirizzo politico del Comune gallurese.
Non solo: il progetto ha bypassato i fondamentali meccanismi di controllo ecologico, omettendo di sottoporsi alle preventive procedure di V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica), V.I.A. (Valutazione d'Impatto Ambientale) e V.Inc.A. (Valutazione d'Incidenza Ambientale). Per questo motivo, una valanga di richieste di annullamento "in autotutela" (l'atto con cui una pubblica amministrazione revoca un proprio provvedimento ritenuto illegittimo per sanare l'errore ed evitare un contenzioso) è piovuta sulla Struttura ZES da parte della Presidenza della Regione e di tutti gli assessorati coinvolti.
Il ruolo dell'associazione ecologista e l'interrogativo finale
A scoperchiare questo delicato scontro tra lo Stato centrale e la Regione è stato il GrIG, presieduto da Stefano Deliperi, che lo scorso 6 aprile 2026 ha depositato l'ennesima istanza formale per accertare i fatti, chiedendo l'intervento della Procura della Repubblica di Tempio Pausania e dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale in merito ai tagli non segnalati della macchia mediterranea.
Attualmente, l'autorizzazione rilasciata dal Governo è formalmente sospesa dalle opposizioni in atto, ma il braccio di ferro è tutt'altro che concluso. E mentre le scartoffie viaggiano tra Cagliari e Roma, l'assenza improvvisa degli arbusti a Cala Finanza impone una riflessione ineludibile sull'efficacia del nostro sistema: la vera difesa della Sardegna dipende dalla rigidità delle leggi approvate sulla carta, o dalla rapidità con cui riusciamo a farle rispettare, prima che il rombo delle motoseghe sostituisca per sempre il profumo del mare?