Cinque anni e passa, e la domanda resta quella più semplice: vogliamo bonificare o no.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) torna sul caso dell’inquinamento legato agli impianti Fluorsid nell’area industriale di Cagliari–Macchiareddu e nei territori circostanti, compresa la zona umida di Santa Gilla. La ricostruzione parte da un dato che, sulla carta, avrebbe dovuto chiudere la partita: il procedimento penale terminato con patteggiamento nel luglio 2019, davanti al GIP del Tribunale di Cagliari, con l’assunzione dell’obbligo di “integrale bonifica”.
Secondo il GrIG, quel finale processuale ha prodotto due effetti: niente dibattimento pubblico (e quindi nessun processo “aperto” con ricostruzione in aula), e soprattutto nessuna bonifica visibile a distanza di anni. È su questo che oggi si innesta l’atto più recente richiamato dall’associazione: l’ordinanza sindacale del Comune di Assemini, con cui il sindaco Mario Puddu – “su reiterate richieste del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica” – dispone a carico di Fluorsid “di provvedere con la massima urgenza e comunque non oltre il termine di 180 giorni dalla notifica della presente Ordinanza, ad un intervento di rimozione dei rifiuti abbandonati e allo smaltimento e/o recupero degli stessi nei modi di Legge”. (Dati riportati nel testo diffuso dal GrIG).
Il nodo, per come lo pone l’associazione ambientalista, è tutto in quel verbo: “provvedere”. Perché l’obbligo di bonifica, nel racconto del GrIG, non sarebbe una richiesta generica di “fare di più”, ma la conseguenza concreta di un impianto giudiziario e amministrativo già scritto da tempo.
Il comunicato ripercorre anche la fase iniziale dell’inchiesta, quando nel maggio 2017 – su disposizione della Procura e del GIP – il Corpo forestale e di vigilanza ambientale eseguì sequestri e arresti. Nel testo si richiama un estratto del provvedimento giudiziario (come citato dal GrIG) che parla, fra le altre cose, di “grave contaminazione dell’aria”, “contaminazione dei suolo”, “contaminazione delle falde acquifere”, “contaminazione da fluoro degli allevamenti”, fino al riferimento allo “sversamento di fanghi acidi nella laguna di Santa Gilla”.
Qui entra un passaggio che spesso sfugge al lettore: nel patteggiamento del 2019, ricorda il GrIG, viene citata l’attenuante del “ravvedimento operoso” (art. 452 decies del codice penale), che si applica quando chi è coinvolto “si adopera” per evitare conseguenze ulteriori e, prima dell’apertura del dibattimento, “provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi”. Tradotto in italiano corrente: quella riduzione di pena si regge sull’idea che il danno venga fermato e riparato, non solo ammesso o contabilizzato.
Il punto politico-amministrativo, allora, non è “chi ha ragione” nel dibattito pubblico. È un altro: se l’obbligo di bonifica è stato assunto (anche per ottenere benefici nel percorso giudiziario), chi verifica che sia stato rispettato, con quali tempi e con quali atti conseguenti quando non lo è.
Nella stessa ricostruzione, il GrIG ricorda che l’area rientra in un S.I.N. (sito di interesse nazionale per le bonifiche) e che l’impianto è soggetto ad A.I.A. nazionale. Sono sigle che, per il cittadino, diventano spesso una nebbia. Qui contano per un motivo pratico: indicano che competenze e controlli non passano solo dal livello comunale o regionale, ma anche da strutture statali, e che una parte dei controlli si fonda su flussi informativi e verifiche tecniche che, se non funzionano, lasciano il territorio a inseguire i fatti dopo anni.
Nel frattempo, secondo quanto richiamato dal GrIG, il Corpo forestale avrebbe segnalato la mancata bonifica e sollecitato l’attivazione delle procedure previste dal Testo unico ambientale (D.Lgs. 152/2006): in sostanza, i passaggi con cui l’amministrazione impone interventi, e – se necessario – può arrivare a farli eseguire “in danno”, cioè anticipando i lavori e rivalendosi poi sui responsabili.
Il GrIG, in conclusione, chiede che si arrivi “concretamente a una piena bonifica ambientale”, anche attraverso provvedimenti amministrativi e giudiziari. Ed è qui che la domanda iniziale torna a pesare: perché, nel lessico pubblico, “bonifica” è una parola che tutti pronunciano; nella realtà, è una sequenza di atti, cantieri, rimozioni, smaltimenti, caratterizzazioni, verifiche. O ci sono, o non ci sono.