Poste Italiane, in riferimento alle notizie media apparse “a mercati
aperti” in merito al procedimento avviato in data 20 marzo
dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per un presunto
abuso di dipendenza economica che Poste Italiane avrebbe perpetrato
nel 2016 e nel 2017 ai danni della società Soluzioni s.r.l., precisa
che l’istruttoria avviata dall’Antitrust su input di Soluzioni
sorprende nel merito e nella forma, considerato che da oltre due anni
è pendente dinanzi al Tribunale Civile di Roma un’azione per le
medesime condotte, contestando proprio un presunto abuso di dipendenza
economica. Il contenzioso pende dinanzi al Tribunale Civile di Roma,
con udienza fissata, peraltro, al prossimo mese di giugno.
Appare dunque davvero sorprendente che Soluzioni si sia rivolta
all’Autorità Antitrust per vedere riconosciute le medesime pretese
ancora oggetto del contenzioso civile, non ravvisandosi, peraltro,
ulteriori esigenze di tutela della concorrenza, oltre alla mera difesa
della posizione dell’impresa segnalante, soprattutto trascorsi oltre
tre anni dalla cessazione dei fatti contestati.
Per correttezza di informazione, con riferimento alle presunte
“clausole contrattuali ingiustificatamente gravose”, Poste rappresenta
che i contratti con la società non prevedevano alcun divieto di
concorrenza, né clausole “gravose” o di esclusiva; tant’è che la
società ha sempre operato in concorrenza con Poste, anche in
partnership con altri operatori postali di rilievo nazionale.
Infine si precisa altresì che l’interruzione del rapporto contrattuale
tra Poste Italiane e la società è da ricondursi esclusivamente
all'aggiudicazione, nel 2017, di una gara a evidenza pubblica
assegnata ad altro operatore alle medesime condizioni di erogazione
del servizio senza impugnativa da parte di chicchessia a conferma
della piena correttezza delle clausole previste nel bando.
Poste Italiane assumerà quale società quotata ogni iniziativa a tutela
delle proprie ragioni e dei propri azionisti in ogni sede.
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