Sa Mama ‘e su Sole, lo spauracchio dei bambini in estate

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  Il passaggio dalla società tradizionale a quella contemporanea è segnato da una profonda transizione filosofica: l'abbandono del mythos in favore del razionale logos. Nella cultura classica, il mythos non era affatto una semplice favola infantile, bensì una narrazione autorevole e vincolante, uno strumento pratico con cui le antiche comunità codificavano le regole di sopravvivenza per trasmetterle alle nuove generazioni. Prima dell'avvento della moderna pedagogia, la tutela dei più piccoli non si affidava alla persuasione o al dialogo, ma a un meccanismo di difesa ancestrale e immediato: la paura. L'etimologia stessa del termine, che affonda le radici nel verbo latino pavere, rimanda allo sgomento che paralizza fisicamente l'individuo di fronte a un pericolo vitale. In questa complessa architettura del terrore a fin di bene si innesta l'archetipo del demone meridiano, una minaccia che attraversa storicamente tutte le culture del bacino del Mediterraneo. Nel momento di massima ferocia dell'astro, il rischio clinico e oggettivo del colpo di calore viene spogliato della sua veste medica per incarnarsi in un'entità sovrannaturale, creata con l'esatto scopo di imporre un confine spaziale e temporale invalicabile. Un espediente narrativo e sociale che rivive intatto in una delle figure più affascinanti della nostra tradizione. (Pasqualino Trubia)

  Oggigiorno – tra educatori, psicologi e consulenti – parole, comportamenti e pensieri (persino) dei genitori vengono messi sotto la lente d’ingrandimento. Ci sono le educazioni gentili, i rinforzi positivi, le negazioni non esistono ma solo gli incoraggiamenti. Il dialogo, quello sano che comprende tutto, è considerata la strada per crescere degli adulti equilibrati e sereni. Ma c’era un tempo in cui per evitare che un bambino facesse qualcosa, spesso di pericoloso, c’era… la paura. Pura e semplice. Ed ecco che Maria Abbranca ti acchiappava dai pozzi se ti sporgevi. E non era una bella signorina profumata, ma una brutta strega con le unghie lunghe e abiti inquietanti. In mezzo a questo mare magnum di “insegnamenti” con tachicardia annessa, c’era Sa Mama ‘e su Sole.

  Ora, che stare sotto il sole in estate – soprattutto senza cappellino – sia pericoloso noi adulti lo sappiamo. Ma quando si è bambini tutto è diverso. Si vede solo il gioco perso in quelle ore, e quanti palloni si sarebbero potuti rincorrere e quante risate! E i grandi, per non dover spiegare troppo e raggiungere comunque il risultato sperato, si erano per l’appunto inventati una delle figure leggendarie più famose della nostra tradizione: Sa Mama ‘e su Sole. Era una figura femminile, con un lungo abito, che usciva dopo mezzogiorno. Se, nel suo tragitto, incontrava un bambino – narra la leggenda – lo inseguiva sotto il sole cocente per toccargli la fronte, causando una febbre altissima da colpo di sole. I bambini si quietavano, per il timore di incontrarla, e perlomeno quando le temperature erano troppo alte, stavano in casa. Con l’ansia, ma tant’è.