Una china pericolosa. È quella della libertà di stampa. L'ultimo report francese (due giorni fa) di Giornalisti senza frontiere segnala lo scivolamento dell'Italia dal 49'esimo posto al 56'esimo. Un risultato peraltro previsto, vista la stretta del Governo Meloni sul lavoro dei professionisti della informazione. La riduzione dell'autonomia dei giornalisti è un segno allarmante per la democrazia. Oggi i reporter sono talmente intimiditi che usano lo strumento della autocensura, che limita la loro libertà di espressione e di pensiero. Le redazioni sono asservite al potere dell'editore, padre padrone della testata informativa, e non più imprenditore garante dello sviluppo dell'organo di stampa. Ormai i mass media sono megafoni del potere. La classe politica, sempre più insofferente alle critiche, colpisce con le querele per diffamazione i giornalisti. Soprattutto quelli più deboli, che operano nel web, nuova frontiera della comunicazione. E, purtroppo, voci libere come il Mio Osservatorio sono le prime a farne le spese. E si arriva all'assurdità, come nel mio caso, che un politico noto alle cronache, venga assolto da gravi offese alla mia persona semplicemente perché il giudice mi ha privato del diritto di cronaca. Per un giornalista professionista, che trova fondamento della sua attività nell'articolo 21 della Costituzione, un fatto assolutamente incomprensibile. E da respingere. Mario Guerrini.
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