Il caro energia innescato dal conflitto in Iran svuota le casse delle imprese e prepara una valanga di cartelle esattoriali

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L'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco lancia l'allarme: le aziende non riescono a pagare le tasse per sostenere i costi del gasolio. Chiesta al Governo una moratoria urgente per i settori più colpiti.

La guerra in Iran innesca una reazione a catena che, partendo dai rincari del greggio, rischia di abbattersi sui bilanci dello Stato sotto forma di una gigantesca evasione di necessità. Mentre l'attenzione pubblica si concentra sui tabelloni dei benzinai e sulle bollette, nelle contabilità delle piccole e medie imprese italiane si sta accumulando una massa silenziosa di debiti nei confronti dell'Erario. A fotografare la situazione è Carlo Carmine, presidente dell'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, ente che monitora l'impatto delle dinamiche tributarie sul tessuto produttivo. “Il costo dell'energia è salito in modo insostenibile – ha spiegato – ma il problema non è solo la bolletta di questo mese, è il debito fiscale che si sta accumulando in silenzio. Le imprese stanno scegliendo se pagare i fornitori, i dipendenti o il fisco. E il fisco, inevitabilmente, aspetta. Ma non aspetta per sempre”.

La matematica della crisi non lascia margini di manovra, soprattutto per i comparti dell'autotrasporto, dell'edilizia e della manifattura. I calcoli elaborati dal Centro Studi di Confindustria, l'associazione degli industriali italiani, prevedono per l'anno in corso un rincaro della bolletta energetica nazionale compreso tra i sette e i ventuno miliardi di euro, un'oscillazione che dipenderà dalla durata delle ostilità in Medio Oriente. Sul lato pratico, il prezzo del gasolio schizzato a 2,12 euro al litro, con un incremento del trenta per cento da inizio anno, si traduce per una ditta di trasporti dotata di cinquanta camion in un esborso aggiuntivo annuo che oscilla tra i duecentomila e i trecentomila euro. Un salasso che sta già spingendo le società verso il baratro. Nel solo primo trimestre del 2026 i tribunali italiani hanno registrato 2.885 liquidazioni giudiziali, la procedura giuridica che sostituisce il vecchio fallimento, segnando un aumento del 23,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e superando i livelli precedenti alla pandemia. Le proiezioni della società di assicurazione del credito Allianz Trade stimano per la fine dell'anno 12.750 insolvenze aziendali complessive. “Il meccanismo è sempre lo stesso - ha proseguito Carmine - e lo abbiamo già visto nel 2022 con la guerra in Ucraina".

Secondo l'Osservatorio, il collasso può essere arginato a patto di utilizzare tempestivamente gli strumenti normativi in vigore, “a condizione di agire in anticipo, dalla gestione del debito fiscale attraverso il Codice della Crisi d'Impresa, alla rateizzazione ordinaria e straordinaria con l'Agenzia delle Entrate Riscossione – ha dettagliato il presidente - fino all'utilizzo della Rottamazione Quinquies per i debiti pregressi, che ad oggi sta registrando un livello di adesioni inferiore al potenziale”. Il Codice della Crisi è il corpo di leggi pensato per far emergere e risanare le difficoltà operative prima del crac definitivo, mentre l'Agenzia delle Entrate Riscossione è l'ente statale preposto a incassare materialmente i tributi non versati. La Rottamazione, giunta alla sua quinta edizione legislativa, è invece lo scudo fiscale che permette ai contribuenti di saldare le vecchie cartelle esattoriali azzerando le sanzioni e gli interessi di mora.

Le misure attuali, tuttavia, vengono ritenute insufficienti dai vertici dell'Osservatorio, che hanno recapitato all'esecutivo una duplice richiesta di intervento. La prima mossa invocata, di natura emergenziale, ricalca le tutele adottate in passato per il blocco sanitario: “L'attivazione di una moratoria sui pagamenti fiscali e contributivi per le PMI dei settori più colpiti – ha spiegato Carmine - autotrasporto, manifattura ad alta intensità energetica, costruzioni”. A questa sospensione temporanea dei versamenti verso le casse dello Stato e dell'Inps, andrebbe affiancato un correttivo strutturale: “L'estensione della Rottamazione Quinquies ai carichi più recenti, ancora esclusi dalla misura attuale – ha proseguito - per consentire alle imprese già in difficoltà di gestire il debito accumulato”, evitando che vengano travolte dalle pendenze in arrivo. L'appello si chiude respingendo l'etichetta del colpo di spugna ai danni delle casse pubbliche. “Non stiamo chiedendo condoni – ha concluso il presidente dell’Osservatorio - stiamo chiedendo che il sistema fiscale non diventi il colpo di grazia per imprese che stanno già combattendo una crisi che non hanno causato. Chi porta le merci in questo Paese, chi produce, chi costruisce, non può essere lasciato solo a scegliere tra pagare il gasolio e pagare il fisco”.