Chi l'avrebbe mai detto? Il clima peggiore d'Italia è in Sardegna: l'abisso di Carbonia

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L'Indice del Sole 24 Ore distrugge il mito dell'eterna primavera isolana. Cagliari si difende al 33° posto. L'Isola soffoca tra umidità e "notti tropicali". L'Italia si è scaldata di 1,8 gradi in quindici anni. Bari in testa.

di Pasqualino Trubia

Nell'immaginario collettivo e nelle brochure turistiche, la Sardegna è la cartolina del clima perfetto. Eppure, la matematica meteorologica racconta una storia profondamente diversa. Il Sole 24 Ore ha pubblicato l'aggiornamento dell'Indice del clima, uno studio scientifico basato sull'elaborazione (affidata a 3bmeteo) di 15 indicatori raccolti in un decennio, dal 2015 al 2025.

Il risultato è uno schiaffo ai luoghi comuni: non solo l'Isola non domina le vette della classifica del benessere climatico, ma ospita clamorosamente il capoluogo con le condizioni meteo peggiori d'Italia.

Guardiamo i numeri, nudi e crudi. Se escludiamo il tonfo del Sulcis, il resto della Sardegna galleggia nel limbo della via di mezzo. Cagliari è la prima tra le sarde, ma si ferma al 33° posto nazionale. Il capoluogo regionale vanta però un primato termico: zero giorni all'anno con temperature percepite inferiori ai tre gradi. Seguono, quasi appaiate, Nuoro (41ª) e Sassari (42ª). Più indietro, nella pancia bassa della graduatoria, si piazza Oristano (61ª).

È scorrendo la lista fino in fondo che emerge il dato inaspettato. Carbonia, nel Sud Sardegna, si piazza all'ultimo posto assoluto, indicata come la città con il clima meno favorevole d'Italia, finendo dietro persino a centri storicamente critici come Terni, Belluno e Caserta.

Perché Carbonia indossa la maglia nera? La bocciatura non è dettata dal freddo o dalla pioggia, ma dall'effetto serra locale. La città è penalizzata da tre fattori spietati: picchi di caldo estremo troppo frequenti, valori di umidità relativa alle stelle e un indice di calore insostenibile. L'indice di calore (o "heat index") non è la temperatura segnata dal termometro, ma quella realmente avvertita dal nostro corpo. Quando il caldo si somma a un'alta umidità, il sudore non riesce a evaporare. Il corpo non si raffredda e noi percepiamo un calore asfissiante, nettamente superiore a quello reale.

Se Carbonia piange, chi ride? Il primato per il miglior clima d'Italia va, per il terzo anno consecutivo, a Bari. La top ten nazionale premia quasi esclusivamente i centri costieri dell'Adriatico e del Tirreno (Barletta, Pescara, Chieti, Livorno, Imperia).

Le grandi metropoli sono spaccate a metà: Napoli, Venezia e Roma resistono nella parte alta; Milano, Bologna, Torino e Firenze affondano nella seconda metà della classifica. La Pianura Padana sconta pesantemente il fenomeno dell'aria stagnante e della nebbia.

Uscendo dai confini cittadini, l'Indice del Sole 24 Ore certifica un Paese febbricitante. Dal 2010 a oggi, la temperatura media annua in Italia è salita di 1,8 gradi (+2,3°C al Nord, +1,3°C al Sud).

I dati dell'ultimo anno solare (2025) sono un bollettino inequivocabile: si contano 17 ondate di calore, 14 picchi di caldo estremo e circa 80 notti tropicali. In meteorologia, si definisce "notte tropicale" quella in cui il termometro, anche in piena oscurità, non scende mai sotto la soglia dei 20 gradi centigradi. Questa condizione impedisce all'ambiente di rinfrescarsi e compromette il fisiologico riposo notturno del corpo umano.

L'ultimo dato riguarda l'acqua. Le piogge cambiano natura: piove in meno giorni, ma le precipitazioni sono violente e concentrate in poche ore. Parallelamente, i periodi di siccità totale divorano ormai il 12% dei giorni dell'anno, con un accanimento particolare proprio sulle città del Mezzogiorno.

Il mito dell'eterna primavera sarda, di fronte a questi 16mila valori climatici elaborati dalle centraline, deve fare i conti con la realtà. E la realtà dice che il paradiso climatico, oggi, non abita qui.