L'osservatorio di Guerrini: Più che uno scandalo è una vergogna

Mario Guerrini
  Più che uno scandalo è una vergogna. A cui nessuno si ribella. Che viene accettata come un male endemico. Secondo gli ultimi dati ufficiali un sardo laureato su sei lascia la Sardegna. Per il Nord del Paese o per trasferirsi all'estero. Globalmente l'Isola ha perso 130 mila abitanti. Un decimo del totale. Ma nessuno accusa nessuno. Quasi fosse una fatalità. Non e così. I nostri giovani se ne vanno perché la classe politica ha fallito miseramente negli ultimi 20/30 anni. E continua a fallire. I partiti sono incancreniti nei privilegi delle caste. La Società sarda è in dissoluzione. Proprio perché i cattivi esempi arrivano dall'alto. Abbiamo una classe dirigente fatta di indagati, rinviati a giudizio, condannati, prescritti, potenti con un tempestoso passato giudiziario. Persino nelle Fondazioni bancarie. Nessuno che faccia un passo indietro come in tutte le democrazie occidentali. Anzi. Continuano a stare attaccati alle poltrone con la consapevolezza che il sistema (marcio) gli consente di andare avanti. Con successo. Così - l'ho scritto mille volte - abbiamo al potere fior di inquisiti. Nonostante gli scandali nessuno si dimette. Come negli ultimi casi rivelati dalla cronaca.

  La dignità responsabile delle dimissioni è sconosciuta.Così abbiamo presidenti di Regione sotto processo, con assessori regionali e altri esponenti di primo piano della politica. Qualcuno finito pure in galera. Il tutto in nome di un beffardo garantismo che tutela il mondo di chi, da amministratore, ha attirato i fulmini delle Procure. Così abbiamo addirittura un Magnifico Rettore indagato per mafia. Che la politica peraltro continua ad ossequiare come se niente fosse. Con tutto il mondo di amici del potere che, guarda caso, non hanno problemi di occupazione. Al contrario dei figli degli operai, dei pastori, dei contadini, degli umili e onesti lavoratori, dei pensionati. Che si laureano con immani sacrifici e poi dicono addio a tutto e a tutti. Mentre negli apparati di potere, a cominciare dalla Regione, non c'è posto per le nostre risorse. E si chiamano dirigenti nel giro delle segreterie politiche o da elenchi di altre regioni. C'è totale sfiducia nelle nostre forze giovanili. Una vera ingiustizia sociale. 130 mila sardi che non sono più sardi. Non si può e non si deve più consentire questo linciaggio sociale delle nostre generazioni. Il meccanismo delle caste, dei privilegiati e dei privilegi deve finire. I partiti ne prendano consapevolezza. La colpa è loro e dei loro fallimenti. Mario Guerrini.