La colonia. Batto sempre sullo stesso chiodo. La Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, chiede ai
sardi di mobilitarsi contro il trasferimento dei detenuti del 41 bis nelle carceri isolane. Che possono fare i cittadini della terra dei 4 Mori? Niente. Assolutamente niente. Per Roma (ma anche per Bruxelles) l'Isola è considerata come la Libia un tempo dai fascisti. Non per nulla la Sardegna ha i 2/3 delle servitù militari "nazionali", è la Regione più inquinata d'Italia, ha il 65 % delle colonie penali. E potrei continuare all'infinito con la lista dei soprusi. Ma pensate che i nostri cugini corsi accetterebbero una realtà del genere? L'altro giorno il ministro degli esteri Tajani è stato ricevuto, vergognosamente, con tutti gli onori. In cambio di promesse di ristori per i danni del maltempo. Abbiamo elemosinato. Menre lui ha fatto campagna elettorale. Altro che solidarietà. Si può credere che i corsi avrebbero ricevuto un ministro di Parigi con tanto sussiego? La politica sarda, non da oggi, ma da sempre, ha fallito nel rapporto con lo Stato. L'inserimento del principio di "insularità" in Costituzione è stato una barzelletta. Non costava nulla. E l'hanno approvato. Mentre lo Statuto sardo, di rango costituzionale, viene mortificato anno dopo anno, anziché essere valorizzato e rispettato. Siamo una colonia e basta. E la nostra classe politica ha agito e agisce con sudditanza. Forse erano più resilienti nelle rivendicazioni i libici contro Mussolini. Ma oggi - e giustamente - valgono le regole della democrazia. E, democraticamente, la Sardegna è sempre più colonia. Perché la politica sarda fallisce. In Parlamento valgono i diktat delle segreterie dei partiti nazionali. Mentre i sardisti nell'Isola litigano come vecchie comari per due poltroncine che ormai sono sgabelli di campagna. E il segretario "nazionale" è a processo per corruzione. Ma di cosa vogliamo parlare?
![]()