Nord-Ovest, l’acqua torna a scorrere: fine dell’incubo o solo una tregua armata?

rubinetto acqua
Abbanoa revoca le restrizioni grazie ai 26 milioni di metri cubi negli invasi. Ma mentre si celebra il ritorno alla normalità, la domanda resta sospesa: siamo pronti per la prossima estate o stiamo solo consumando la riserva?

SASSARI – È il 9 gennaio 2026 e, almeno sulla carta, l'incubo è finito. Le piogge delle ultime settimane, unite ai sacrifici imposti ai cittadini negli ultimi mesi, hanno fatto il miracolo: stop alle chiusure notturne, stop ai razionamenti. Da Alghero a Thiesi, da Bosa a Sennori, i rubinetti tornano a funzionare a pieno regime. Ma mentre tiriamo un sospiro di sollievo, è impossibile non sentire il peso di una domanda che ronza nella testa di chiunque conosca la ciclicità del clima sardo: è davvero la scelta giusta?

La notizia, nuda e cruda, è positiva. I bacini del Temo, Cuga e Bidighinzu hanno accumulato riserve per quasi 26 milioni di metri cubi. Un livello di sicurezza che ha permesso al tavolo regionale sull'emergenza idrica di dare il via libera ad Abbanoa per revocare le restrizioni. È la vittoria della pioggia, certo, ma anche della resilienza dei cittadini che hanno sopportato mesi di disagi. Le restrizioni hanno funzionato: l'acqua è stata risparmiata.

Tuttavia, c'è un retrogusto amaro in questa celebrazione. La logica del "tutto aperto" appena l'emergenza rientra di un millimetro rischia di essere un azzardo. La Sardegna non è nuova a questi scenari: inverni che illudono ed estati che non perdonano.

La domanda che ci poniamo è: non sarebbe stato più saggio mantenere una gestione prudenziale? Aprire i rubinetti oggi significa consumare quella riserva accumulata con tanta fatica. Significa arrivare a giugno – quando la "stagione secca logorerà campagne ed allevamenti", come da copione millenario – forse nuovamente con l'acqua alla gola.

Non era pensabile, per quanto impopolare, trasformare l'acqua accumulata oggi in una "polizza assicurativa" per la prossima emergenza estiva? Perché l'emergenza, ormai lo sappiamo, non è più un evento eccezionale: è una certezza calendarizzata.

C'è però uno spiraglio che va oltre la semplice conta dei metri cubi. Nel comunicare la fine delle restrizioni, si parla di attività concertate per l’efficientamento delle reti. E qui sta il vero nodo gordiano. Se accumuliamo acqua in una rete colabrodo, tenerla negli invasi o immetterla nei tubi cambia poco: andrà persa comunque. La vera scommessa per non trovarci punto e a capo tra sei mesi non è tanto (o solo) nel risparmio domestico, ma nella capacità di Abbanoa, Egas e Regione di usare questo tempo di "pace idrica" per riparare le falle e cercare fonti alternative.

Accogliamo con favore la fine delle restrizioni ad Alghero e nei centri del Sassarese. Godiamoci la normalità ritrovata. Ma non commettiamo l'errore di pensare che il problema sia risolto. La siccità è un nemico che si batte sulla distanza, non con una singola pioggia fortunata. Speriamo che questi 26 milioni di metri cubi vengano gestiti come un prestito a scadenza che la natura ci ha concesso. Perché la prossima rata, salata, scadrà puntuale tra pochi mesi.