Cagliari. La giustizia sociale. Dovrebbe essere il faro che illumina il percorso di ogni politico. Con l'obiettivo di "creare una società equa e bilanciata in cui i diritti di ogni individuo sono riconosciuti e protetti" ( cit.). È così nella realtà? Non proprio. Anzi. Così vediamo che ci sono consiglieri regionali che si adoperano per modificare le norme, pro domo loro, per partecipare ad un concorso pubblico col quale assicurarsi un posto di lavoro. Oppure registriamo il parlamentare che partecipa al concorso e si assicura il domani nonostante sia arrivato ultimo di dodici e gli undici prima di lui non contano. Così vediamo che i figli e gli altri familiari dei politici non faticano per avere l'occupazione stabile. In Regione e negli Enti. E hanno benefici proprio perché sfruttano la posizione del parente che ha rango istituzionale. Questa non è Giustizia Sociale. E se per risolvere un problema di salute hai necessità di rivolgerti a un politico, questa non è Giustizia sociale. Sono tutti esempi che dimostrano come la filosofia del privilegio e del clientelismo sono il messaggio che impudentemente la politica offre tutti i giorni. Ovviamente non scopro l'acqua calda. Ma è doveroso, almeno per la mia coscienza, denunciarli. La politica è diventata nel modo più bieco e ripugnante la regina delle prerogative per l'ingiustizia sociale. Che esclude gli umili, i fragili, chi non ha, in parole povere, i santi in paradiso. L'ingiustizia sociale determina il malessere che allontana i cittadini dalle urne elettorali, che spinge i giovani a emigrare, che crea frustrazione nel tessuto sociale, perché mortifica l'uguaglianza dei diritti. E tutto questo è opera di quei politici, non tutti, ma la maggioranza, che usano il potere del mandato per sfruttare quel potere a fini personali. Così ieri. Così oggi. Mario Guerrini.
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