Nella quieta Toscana, dove le colline parlano di vino e poesia, il ricordo degli orrori degli anni '80 non è mai sbiadito. Il Mostro di Firenze, figura oscura e spaventosa, continua a tormentare le menti e i cuori di chi visse quegli anni di terrore. Oggi, però, una nuova speranza si accende grazie a una scoperta che potrebbe riaprire l'inchiesta: tracce di DNA sono state trovate su uno dei proiettili utilizzati nel duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveicvili, le ultime vittime di quella che fu una scia di sangue e paura.
La svolta, che sa di giustizia ritardata ma non dimenticata, è stata resa nota dall'Avvocato Mariani, legale delle famiglie di alcune vittime.
"Il DNA estrapolato dal proiettile – ha dichiarato Mariani – potrebbe aprire nuovi scenari sul caso." Parole che risuonano come un colpo di cannone in un silenzio che durava da troppo tempo. Se le autorità concederanno il permesso, saranno riesumati i corpi di Pia Rontini e Claudio Stefanacci, trucidati nel luglio del 1984, perché lo stesso DNA sembra legare diversi delitti del Mostro.
E qui entra in gioco la scienza, come un deus ex machina che potrebbe finalmente svelare l'identità del carnefice.
Il Medico Legale ha sempre sostenuto che le vittime potrebbero aver lottato contro il loro assassino, lasciando frammenti di verità sotto le unghie, sui vestiti, tra i capelli. Quelle tracce, ignorate per anni, potrebbero ora parlare e raccontare chi è stato l'artefice di tanto orrore.
Ricordiamo bene il clima di quegli anni. La Toscana, terra di amori e passioni, era diventata un luogo di incubi. Le coppiette, una volta serene, evitavano i luoghi appartati, terrorizzate dal pensiero di diventare le prossime vittime. Il modus operandi del Mostro era spietato e metodico: uccideva sempre con la stessa pistola, una Winchester Calibro 22 con la lettera H impressa sul fondello. Sparava prima all'uomo, poi infieriva sulla donna, asportando parti del corpo con una precisione e una crudeltà che non trovano parole.
In oltre 40 anni, le piste battute sono state molteplici: dal solitario psicopatico alla pista sarda, fino a Pietro Pacciani, il contadino di Mercatale, arrestato e condannato all'ergastolo in primo grado, solo per essere poi assolto in appello. Ogni volta che si pensava di aver trovato il colpevole, la verità sembrava sfuggire come sabbia tra le dita.
Oggi, però, con questa nuova scoperta, la speranza di dare un volto al Mostro si riaccende.
La scienza forense, che tanto ha avanzato in questi anni, potrebbe essere la chiave per chiudere definitivamente questo capitolo nero della storia italiana. Che il DNA sia la luce che disperde le ombre e porta finalmente giustizia a chi non può più parlare, ma che attraverso queste tracce continua a chiedere verità.