Chi e perché ha voluto l'eolico in Sardegna?

Proteste sull'eolico in Sardegna: una questione di interessi politici e paesaggistici

Un fenomeno esploso oggi, ma radicato nel passato

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  Negli ultimi anni, la Sardegna è diventata un epicentro di investimenti nell'energia eolica, un fenomeno che ha suscitato proteste e controversie. Ma chi ha spinto per l'espansione dell'eolico nell'isola e per quali ragioni? Il Governo Draghi e l'Indirizzo Nazionale Durante il governo Draghi, c'è stato un forte impulso verso le energie rinnovabili, guidato dalle direttive europee per ridurre le emissioni di carbonio e promuovere la sostenibilità. La Sardegna, con il suo vento costante e le vaste aree non urbanizzate, è stata individuata come un luogo ideale per impianti eolici. Il Consiglio dei Ministri ha sbloccato la realizzazione di numerosi parchi eolici, nonostante le resistenze locali e le impugnazioni legali della Regione. Dietro l'espansione eolica ci sono potenti interessi imprenditoriali.

  L'Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV) e altre aziende del settore vedono nella Sardegna una miniera d'oro per investimenti. La regione offre non solo condizioni climatiche favorevoli ma anche incentivi economici significativi, rendendo gli investimenti in parchi eolici altamente profittevoli. Curiosamente, alcune delle più grandi organizzazioni ambientaliste come Greenpeace e Legambiente si sono trovate in una posizione ambigua. Sebbene generalmente favorevoli alle energie rinnovabili, queste associazioni hanno criticato la gestione disordinata e spesso invasiva dei progetti eolici, che rischiano di danneggiare il paesaggio e la biodiversità locale. L'Italia ha obiettivi ambiziosi per la transizione energetica, e l'energia eolica è un pilastro fondamentale di questa strategia. La Sardegna, con la sua capacità di generare energia ben oltre il suo fabbisogno, è vista come una fonte cruciale per alimentare il continente, soprattutto in vista della costruzione del Tyrrhenian Link, un cavo sottomarino che collegherà l'isola alla terraferma. Gli impianti eolici rappresentano un'opportunità economica significativa. 

  Oltre agli investimenti diretti, portano lavoro e sviluppo nelle aree rurali. Tuttavia, c'è una percezione diffusa che i benefici economici siano distribuiti in modo iniquo, con le grandi aziende che guadagnano di più a spese delle comunità locali. Alessandra Todde, attuale presidente della Sardegna, ha risposto alle proteste imponendo una moratoria di 18 mesi sui nuovi progetti eolici. Questo provvedimento mira a permettere una revisione e una mappatura accurata delle aree idonee per gli impianti, cercando di conciliare lo sviluppo energetico con la tutela del paesaggio e delle comunità locali?. Il conflitto tra le esigenze energetiche nazionali e la tutela del territorio sardo è emblematico. Mentre il governo centrale spinge per l'espansione delle rinnovabili, la Regione Sardegna cerca di mantenere il controllo sul proprio sviluppo territoriale, rispecchiando una più ampia tensione tra centralismo e autonomia. Il caso dell'eolico in Sardegna è un microcosmo delle sfide globali nella transizione verso l'energia pulita. Esso evidenzia come gli interessi economici, le politiche nazionali e le preoccupazioni locali possano entrare in conflitto, richiedendo soluzioni equilibrate e condivise. Per i sardi, la questione non è solo energetica ma identitaria, un dialogo tra progresso e conservazione che riflette la complessità della nostra epoca.

 

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