Oggi, 2 giugno, si celebra la Festa della Repubblica, una data che dovrebbe rappresentare la vittoria della democrazia, della libertà e dell'unità nazionale. Invece, è diventata l'ennesima parata di ipocrisia e retorica vuota. Le iniziative della Presidenza del Consiglio, tra concerti e cerimonie solenni, non fanno altro che mascherare una realtà ben più amara: un Paese in crisi, diviso e incapace di garantire dignità e diritti ai suoi cittadini.
La sfilata dei Fori Imperiali, i discorsi delle autorità, le bandiere al vento. Tutto bello, tutto patriottico. Ma sotto questo manto di celebrazioni si nasconde un’Italia che arranca, dove la democrazia sembra essere diventata un lusso per pochi. Mentre i potenti si congratulano tra loro, la realtà quotidiana del cittadino medio è fatta di precarietà, disoccupazione e un sistema di welfare che fa acqua da tutte le parti.
La storia della Festa della Repubblica ci ricorda il referendum del 1946, quando gli italiani scelsero la Repubblica sulla Monarchia. Un momento di svolta, di speranza, di rinascita.
E oggi? Oggi siamo lontani anni luce da quell’entusiasmo e quella fiducia nel futuro. Il tessuto sociale è lacerato, il divario tra ricchi e poveri si allarga ogni giorno di più, e le promesse di un futuro migliore rimangono parole vuote pronunciate da politici disconnessi dalla realtà.
È facile salire su un palco e parlare di unità e di valori repubblicani. Più difficile è confrontarsi con i problemi reali del Paese: una burocrazia soffocante, una giustizia lenta e inefficiente, una sanità che sta collassando. La Festa della Repubblica dovrebbe essere un momento di riflessione e di autocritica, non una scusa per autocelebrarsi e ignorare le vere sfide che affrontiamo.
Mentre le autorità si riempiono la bocca di parole come “democrazia” e “libertà”, migliaia di italiani si sentono abbandonati e traditi. I giovani faticano a trovare un lavoro stabile, gli anziani vivono con pensioni da fame, e il sistema scolastico è al collasso. Ma di tutto questo non si parlerà oggi.
Oggi è il giorno delle parate, delle fanfare e delle belle parole.
Che senso ha celebrare la Repubblica se non siamo in grado di garantire i principi fondamentali su cui si basa? La Repubblica è stata scelta per dare voce al popolo, per garantire giustizia e uguaglianza. Ma guardiamoci intorno: vediamo davvero tutto questo? O vediamo un Paese stanco, disilluso, dove la speranza sembra essere diventata una merce rara?
Invece di sventolare bandiere e applaudire discorsi, dovremmo rimboccarci le maniche e lavorare per un’Italia migliore. Un’Italia dove la democrazia non sia solo una parola, ma una realtà vissuta ogni giorno da tutti. Un’Italia dove la Repubblica non sia solo una festa da celebrare una volta l’anno, ma un impegno quotidiano per garantire dignità e diritti a ogni cittadino.
Questa è la vera sfida. E fino a quando non la affronteremo seriamente, ogni 2 giugno sarà solo l’ennesimo giorno di ipocrisia, mascherato da celebrazione.