Oltre la musica: le emozioni dei Queen in Rock al I° Memorial Giovanni Zara

-

Ci sono serate in cui la musica va oltre la musica. Il 19 agosto, nella Piazza della Madonna, nel quartiere Latte Dolce di Sassari, in occasione del I° Memorial Giovanni Zara, le note dei Queen hanno accompagnato un momento di ricordo, trasformando il palco in uno spazio di emozioni e condivisione. A regalare questa serata sono stati i Queen in Rock, tribute band che ha fatto della fedeltà all'universo dei Queen il proprio punto di forza, proponendo uno spettacolo curato nei minimi dettagli, tanto sul piano musicale quanto su quello scenico. Un vero viaggio nella storia della band britannica, costruito attraverso un repertorio riconoscibile e una particolare attenzione all'estetica e alla dimensione live che hanno reso celebre il gruppo.

Francesco Sedda ha affrontato un repertorio tutt'altro che semplice con sicurezza e padronanza, mostrando una tecnica solida e una notevole capacità di adattarsi alle diverse sfumature dei brani, ma è soprattutto la sua presenza scenica a lasciare il segno. Sedda possiede quella forza che non si limita alla voce, ma attraversa il palco e arriva direttamente al pubblico. Nei suoi movimenti, negli atteggiamenti e nel modo di interpretare ogni brano emerge una forte componente teatrale, indispensabile quando ci si confronta con l'eredità di Freddie Mercury. Non cerca di riprodurne la voce: porta sul palco un'energia fisica e interpretativa che rende credibile il personaggio. È un frontman che sa occupare il palco, dominarlo e trasformarlo in uno spazio di comunicazione continua con il pubblico.

Accanto a Francesco Sedda, un contributo importante è arrivato da Andrea Pinna alla chitarra, tecnicamente preparato e pienamente all'altezza della complessità del repertorio dei Queen. Il suo apporto è stato determinante nella costruzione del sound della band, grazie a un'esecuzione precisa e attenta alle caratteristiche delle parti chitarristiche originali. Cura del suono e capacità di dialogare con gli altri strumenti hanno permesso alla chitarra di inserirsi con naturalezza nell'impasto sonoro della band, contribuendo a costruire quella ricchezza musicale necessaria per rendere credibile un repertorio così articolato.

Al basso, Max Flowers ha offerto una prova precisa e ben calibrata, dimostrando un’ottima padronanza dello strumento e una solida sensibilità musicale. Particolarmente apprezzabile la capacità di mantenere un groove costante e incisivo, con linee che accompagnano e sostengono la voce senza mai perdere definizione. Nella musica dei Queen il basso non è mai un semplice elemento di accompagnamento: le parti di John Deacon contribuiscono in modo determinante al carattere dei brani, alternando essenzialità, movimento e momenti di maggiore protagonismo. Flowers ha saputo interpretare questo ruolo con sicurezza, aggiungendo al proprio lavoro strumentale anche quello vocale nei cori, elemento importante per arricchire gli impasti vocali e avvicinarsi alla complessità delle armonizzazioni tipiche dei Queen.

Al piano, Gigi Bernardinelli ha svolto un lavoro prezioso, contribuendo a ricostruire quella ricchezza sonora che caratterizza gli arrangiamenti dei Queen. Con un’ottima padronanza dello strumento, ha seguito con attenzione la complessità degli arrangiamenti, intervenendo con equilibrio e precisione. Il suo ruolo diventa particolarmente importante in brani come Love of My Life, dove il piano contribuisce in maniera determinante a ricreare l'atmosfera intima e sospesa del brano, sostenendone la componente melodica e armonica. Un lavoro fatto di attenzione, misura e sensibilità musicale, che si inserisce perfettamente nella logica d'insieme dei Queen in Rock: ogni strumentista aggiunge un tassello alla resa complessiva, e il contributo di Bernardinelli è fondamentale per restituire al pubblico la ricchezza degli arrangiamenti originali.

Dietro la batteria, Massimo Chessa ha contribuito con una prova di grande energia e precisione, mostrando una preparazione tecnica evidente e una notevole sicurezza nell'affrontare un repertorio ritmicamente articolato come quello dei Queen. Il suo drumming appare solido e incisivo, capace di sostenere i brani con la giusta intensità e di seguirne con attenzione cambi di dinamica e andamento. Particolarmente efficace la capacità di dare spinta e carattere alla sezione ritmica, senza mai perdere il controllo dell'esecuzione. Un contributo importante, quindi, alla costruzione del sound dei Queen in Rock, in un equilibrio di squadra nel quale batteria, basso, chitarra, piano e voce concorrono insieme alla riuscita dello spettacolo.

Accanto ai Queen in Rock è una presenza costante e parte integrante dello spettacolo anche Riccardo Sedda, figlio di Francesco Sedda, che porta sul palco la figura di David Bowie, aggiungendo allo show un ulteriore elemento di grande interesse. Riccardo si misura con alcuni brani iconici del repertorio di Bowie, come Heroes, portandone in scena l'identità e il carattere, ma è soprattutto in “Under Pressure”, interpretata insieme al padre Francesco, che si crea uno dei momenti più caratteristici dello spettacolo. Una scelta che arricchisce ulteriormente lo show e che dimostra anche una bella continuità artistica tra padre e figlio. Riccardo mostra una presenza scenica naturale e una buona capacità interpretativa, riuscendo a ritagliarsi il proprio spazio senza perdere di vista il carattere corale dello spettacolo. E quando padre e figlio condividono il palco, il momento assume anche un valore speciale: due generazioni che si incontrano attraverso la musica, dando vita a un passaggio di testimone tanto simbolico quanto autentico. D'altronde, in questo caso, verrebbe proprio da dirlo: buon sangue non mente.

A rendere ancora più intenso il concerto è stato però un momento in particolare. Prima di eseguire “Who Wants to Live Forever”, Francesco Sedda ha voluto fermare per qualche istante la musica per rivolgere un pensiero a Giovanni: “Ci sono persone che se ne vanno ma che in realtà continuano a vivere nei ricordi, nelle parole, nei gesti, soprattutto nel cuore di chi li ha amati (...) ciò che abbiamo vissuto con qualcuno non finisce davvero quando quella persona non è più accanto a noi (...) questa canzone Giovanni è per te, perché forse nessuno vive per sempre ma l'amore, il ricordo e ciò che lasciamo negli altri possono vivere.” Giovanni amava quella canzone e ascoltarla insieme alle persone che lo ricordavano, è diventato un modo per sentirlo ancora presente. In definitiva, quella di ieri sera è stata una performance che si è inserita con particolare efficacia nel contesto del Memorial, trasformando la piazza in un luogo di musica, partecipazione e ricordo. Per una sera, attraverso le note dei Queen, il palco è diventato spazio di celebrazione e condivisione: un modo intenso e significativo per ricordare Giovanni Zara.