Il 19 settembre Napoli celebra San Gennaro, vescovo di Benevento e
martire cristiano. Secondo la tradizione, Gennaro fu decapitato a
Pozzuoli nel 305, durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano.
Una donna chiamata Eusebia avrebbe raccolto il suo sangue in due
ampolle, oggi custodite nella Cappella del Tesoro del Duomo di Napoli.
Il cosiddetto miracolo consiste nella liquefazione del sangue: una
sostanza normalmente scura e solidificata, contenuta in un’ampolla,
durante la cerimonia viene mostrata ai fedeli e può diventare liquida,
aumentare di volume e talvolta presentare movimenti o variazioni di
colore.
Il 19 settembre è la memoria liturgica di San Gennaro e, secondo la
tradizione, l’anniversario del suo martirio. In questa giornata il cardinale
arcivescovo porta l’ampolla davanti ai fedeli nel Duomo; dopo
preghiere, invocazioni e celebrazioni, si attende il prodigio.
La prima liquefazione storicamente documentata risale generalmente al
17 agosto 1389, durante una processione organizzata in un periodo di
carestia e difficoltà per la città. La tradizione successiva collegò
sempre più strettamente l’evento alla protezione di San Gennaro e alla
sorte di Napoli.
Per la Chiesa e per i fedeli il fenomeno è un prodigio, ma non
costituisce un dogma di fede: un cattolico non è obbligato a
considerarlo un miracolo. Gli studiosi hanno proposto diverse
spiegazioni fisiche e chimiche, tra cui la presenza di materiali
tissotropici, capaci di diventare più fluidi quando vengono agitati.
Tuttavia, la composizione esatta del contenuto dell’ampolla non è stata
resa pubblica attraverso un’analisi scientifica completa e condivisa.
Il valore del rito, quindi, non dipende soltanto dalla trasformazione della
sostanza: il miracolo rappresenta il legame storico fra San Gennaro e
Napoli, una tradizione in cui si intrecciano culto cristiano, memoria del
martirio e identità popolare.
In sintesi: il miracolo del 19 settembre è la liquefazione rituale del
sangue attribuito a San Gennaro, venerato a Napoli come protettore
della città e ricordato come martire morto a Pozzuoli all’inizio del IV
secolo.
La scienza non ha dimostrato che nell’ampolla ci sia davvero il sangue
di San Gennaro, né ha dimostrato un’origine soprannaturale della
liquefazione. Le ampolle non vengono aperte e il loro contenuto non è
stato sottoposto a un’analisi chimica diretta e completa. Gli studi
disponibili sono soprattutto osservazioni spettroscopiche effettuate
dall’esterno.
La spiegazione scientifica più nota è la tissotropia. È una proprietà di
alcuni gel: quando vengono agitati, mossi o sottoposti a vibrazioni
diventano più fluidi; quando restano fermi, tornano gradualmente più
viscosi o solidi.
Nel 1990 tre ricercatori del CICAP - Franco Ramaccini, Sergio Della
Sala e Luigi Garlaschelli - pubblicarono su Nature un’ipotesi secondo
cui una sostanza tissotropica, preparabile anche con materiali
disponibili nel Medioevo, potrebbe imitare l’aspetto e il comportamento
della reliquia.
Nel 1902 e poi negli anni Ottanta furono osservate nel contenuto
dell’ampolla bande spettroscopiche compatibili con l’emoglobina e con
prodotti della sua degradazione.
Questo rende plausibile la presenza di
materiale sanguigno, ma non costituisce una prova definitiva: la
spettroscopia, da sola, non permette di stabilire con certezza né
l’origine umana né l’identità della persona da cui il materiale
proverrebbe.
Perciò è più corretto dire che la sostanza può contenere componenti
compatibili con il sangue, non che sia stato scientificamente certificato
come il sangue di San Gennaro.
La Chiesa cattolica non ha ufficialmente definito la liquefazione del
sangue di San Gennaro un miracolo in senso teologico. Preferisce
parlare di prodigio, di fenomeno legato alla devozione popolare e alla
tradizione napoletana. Questo lascia aperta, almeno formalmente, la
possibilità di una spiegazione naturale.
La Chiesa cattolica non dice: “La tissotropia è sicuramente falsa”. Dice
piuttosto: la liquefazione è un prodigio della tradizione, non una verità
di fede ufficialmente definita; la scienza è libera di studiarla, ma la
Chiesa non autorizza per ora un’analisi invasiva della reliquia. Questa è
una posizione più prudente che polemica nei confronti del CICAP.
In breve, la scienza non dice semplicemente “è un falso”, ma nemmeno
può confermare il miracolo: dice che le prove disponibili sono
incomplete e che esistono spiegazioni naturali compatibili con il
fenomeno osservato.
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