Sa Crabarissa, la leggenda della donna pietrificata dal dolore per un amore perduto

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 Il paesaggio sardo non è mai una semplice estensione geografica; è, piuttosto, un archivio di memoria millenaria in cui la natura primordiale si intreccia indissolubilmente con il mito. In questa terra arcaica, la roccia non si limita a occupare lo spazio, ma diventa testimone silenziosa del passaggio umano, assorbendone le passioni, le radici e i tormenti. La storia isolana si declina attraverso un dialogo ininterrotto tra l'essere umano e l'elemento litico: la pietra è fondamento, dimora, altare e, sovente, destino.

  È in questa rigorosa prospettiva che le narrazioni popolari non vanno lette come banali racconti folcloristici, ma come profondi tentativi ontologici di dare un senso all'inspiegabile, di umanizzare l'imponenza e il mistero del mondo naturale risalendo all'origine stessa del sentire. Quando il vento e l'acqua scolpiscono il granito per secoli, l'immaginazione collettiva vi scorge un volto, una posa, un dramma cristallizzato nel tempo. L'angoscia della perdita, l'attesa vana e il tradimento – moti dell'animo transitori per eccellenza – trovano nell'immobilità del monolite la loro consacrazione all'eternità, trasformando una sofferenza individuale in un archetipo universale. In questo teatro a cielo aperto, dove la geografia si fa antropologia e il dolore si fa materia, si inserisce la genesi di una delle figure di pietra più emblematiche del nostro entroterra, capace di incarnare la malinconia dell'illusione e la rigidità insuperabile dell'abbandono amoroso. (Pasqualino Trubia)

  La Sardegna, si sa, è patria di leggende piene di cuore, mistero e tradizione. Spesso, si legano a rocce, monumenti naturali e luoghi particolari, spiegandone forme e colori e invitando chi ascolta a sognare a occhi aperti. E chiunque abbia sangue sardo nelle vene – o anche chi ama quest’Isola granitica con tutto il suo cuore – sa che sono le sue credenze, le tradizioni e le leggende, a dare alla Sardegna quell’aura di magia, di bellezza venata d’inquietudine e di antichità. Tra queste, una delle più belle – e malinconiche, ‘ché l’amore non corrisposto lascia sempre in bocca la sensazione agrodolce di perdita e rinascita insieme – è sicuramente quella della Crabarissa. Ma partiamo dal principio. Nel territorio di Austis, nel cuore del Mandrolisai, sorge uno dei monumenti più suggestivi dell’Isola: un monolite alto 50 metri, modellato per millenni da pioggia e vento, ricorda in maniera sorprendente una donna con l’abito tradizionale sardo che, con il fazzoletto in testa, guarda verso il paese. Questo sorprendente capolavoro di Madre Natura si chiama Sa Crabarissa, è sito a 730 metri di altitudine in località Sa Senoredda.

  Ma perché proprio Sa Crabarissa, ossia “la donna di Cabras”. Ed ecco che qui la ragione viene messa da parte dal sentimento. Narra la leggenda che, molti anni orsono, un pastore di Austis, mentre conduceva le greggi verso i territori più miti del Campidano in inverno, incontrò una donna, per l’appunto, di Cabras. I due si innamorarono perdutamente. Dopo essersi scambiati dei doni e amore eterno, il pastore dovette partire ma con una promessa: sarebbe tornato da lei. Ma con l’arrivo della primavera, lei attese e attese. Del suo amore eterno, nemmeno l’ombra. Ogni giorno sperava di vederlo comparire, ma questo sogno si infrangeva con la dura realtà: lui non tornò mai da lei. La donna allora, per comprendere ciò che era accaduto e avere delle risposte, partì verso Austis. Si fece coraggio e si mise in viaggio ma ciò che scoprì le spezzò presto il cuore: il pastore si era sposato con un’altra ragazza. Distrutta dal dolore, riprese la via verso casa e, mentre procedeva con in petto un macigno, si voltò per un’ultima volta verso Austis: qui, la tristezza la pietrificò. Secondo la leggenda, ancora guarda lì, verso Austis, verso il suo amore, verso la sua devastazione. In un’altra variante, meno conosciuta, Sa Crabarissa viene invece punita non per amore perduto ma per superbia: un pastore affamato le chiese da mangiare, lei rispose di avere per lui solo pietre e questa maledizione si rigirò verso di lei. Pietra per sempre: prima nel cuore, poi nella realtà.