La leggenda taoista fissa la sua nascita nel 1677 e la morte nel 1933. I documenti imperiali festeggiarono il suo centocinquantesimo compleanno, ma il New York Times gli dedicò un necrologio accorciandogli la vita a centonovantasette anni.
Se si dà retta alla leggenda taoista, Li Ching Yuen ha vissuto duecentocinquantasei anni. Nato nel 1677 e morto nel 1933, passò la sua esistenza segregato sulle montagne della Cina, lavorando come esperto erborista e insegnando le arti marziali. Campava masticando erbe e bacche, intervallando i pasti con rigidi esercizi di respirazione. Le narrazioni più insolite tramandate fino a noi gli attribuiscono la bellezza di circa ventiquattro mogli, tutte regolarmente sepolte durante la sua lunghissima vita.
A sostenere l'impalcatura di questa longevità fuori misura intervengono alcune fonti dell'epoca. Le carte citano antichi documenti imperiali con cui la corte festeggiò ufficialmente il suo centocinquantesimo compleanno. Molti storici bollano oggi i documenti come un clamoroso falso. Eppure, la notizia fece il salto dell'oceano e sbarcò in Occidente. Alla sua scomparsa, il New York Times pubblicò il suo necrologio. I cronisti americani gli ridussero l'età, stampando nero su bianco un traguardo anagrafico che restava comunque improbabile: centonovantasette anni.
Il caso ha spinto studiosi e curiosi a interrogarsi sull'esistenza di un essere umano capace di sopravvivere quattro volte più a lungo della media. Il nome dell'erborista è diventato rapidamente il simbolo assoluto della longevità estrema, ma ogni indagine si arena davanti a un ostacolo insormontabile: nessuno conosce la sua vera data di nascita. La storia dell'uomo dei record si è strutturata come un mito moderno, alimentato in egual misura dalla tradizione taoista e dal sensazionalismo dei mezzi di comunicazione occidentali.
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