L’argia, il ragno del demonio e il suo ballo: quando in Sardegna si danzava per scacciare la morte

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  La temevano come si temono le cose che odorano di oscuro e, quando agiva, dovevano invocare Dio e la sua misericordia per eliminarne gli effetti, peraltro - perlomeno all'epoca - spesso letali: stiamo parlando dell'argia, s'arza, che era nientepopodimeno che la Vedova nera Mediterranea, un piccolo ragno nero caratterizzato (di solito) da tredici macchie rosse. Piccolo, abbiamo detto, e spesso invisibile. Silenzioso come i ragni sanno essere e veloce come una saetta. Quando questo piccolo aracnide mordeva, i sintomi erano piuttosto gravi: febbre, spasmi muscolari, allucinazioni, sudorazione, nausea. Poteva essere all'epoca mortale, visto che in passato le conoscenze mediche erano meno precise, quindi l'unico modo per scongiurare il peggio - e per sentirsi utili contro la natura, che ha delle armi potentissime - era... Pregare.

  Brebus prima, con interrogazione al Demonio che era stato di sicuro il colpevole, ballo dopo. Ballare, sì, perché fino agli anni Quaranta c'era un ballo, per l'appunto chiamato il ballo dell'argia, a cui partecipavano secondo alcune versioni tre donne (una giovane vergine, una vedova e una sposa) e secondo altre ventuno (anche qui, sette vergini, sette spose e sette vedove). Con la loro danza, accompagnata dalle launeddas, purificavano il moribondo: il morso, infatti, veniva visto come una sorta di possessione demoniaca. E quanto dovevano ballare, queste tre donne? Be', pare tre giorni. Questo per fare sì che alla guarigione fisica seguisse quella spirituale. Temuto - e venerato, ricordiamo che spesso in Sardegna le cose vanno di pari passo - da secoli, ancora è conosciuto ed evitato. Per la leggenda, Dio decise a un certo punto di liberare l'Isola dalle creature velenose ma non ne vide una, veloce, scattante e furba... L'argia.