Le risorse aggiuntive saranno ripartite tra tutti i municipi sardi: il 40% in parti uguali, il 60% in base alla popolazione residente. Spanedda: «L’autonomia si esercita davvero quando alle responsabilità corrispondono strumenti e mezzi adeguati».
Cinquantamilioni di euro aggiuntivi per i Comuni sardi. Il 15 ottobre l’Assessorato regionale degli Enti locali ha disposto il trasferimento delle risorse del Fondo Unico, dando seguito all’aumento previsto dalla legge regionale 20/2026. I fondi saranno trasferiti direttamente alle tesorerie comunali, cioè ai servizi che gestiscono i pagamenti degli enti.
La ripartizione riguarda tutti i Comuni dell’Isola: il 40% delle risorse sarà diviso in parti uguali, mentre il restante 60% sarà assegnato in proporzione al numero dei residenti. Un criterio che combina una quota identica per ciascun municipio con una quota commisurata alla popolazione e che, secondo la Regione, tiene conto anche delle necessità dei centri più piccoli. Il comunicato non indica gli importi destinati ai singoli Comuni.
«Non basta stanziare risorse, bisogna fare in modo che arrivino ai territori in tempi rapidi», dichiara l’assessore Francesco Spanedda.
«Con questo provvedimento diamo seguito a un impegno preciso: sostenere la capacità dei Comuni di programmare, amministrare e rispondere ai bisogni delle comunità. L'autonomia si esercita davvero quando alle responsabilità corrispondono strumenti e mezzi adeguati».
A poco più di due settimane dall’approvazione del riparto, la Regione ha completato l’iter amministrativo. È il passaggio che consente di far arrivare ai Comuni somme già previste: per gli enti, la disponibilità effettiva delle risorse dipenderà ora dai tempi dei trasferimenti.
«Il nostro obiettivo è costruire un sistema delle autonomie più forte, nel quale la Regione non si sostituisce agli enti locali, ma li mette nelle condizioni di esercitare pienamente le proprie funzioni. Rafforzare i Comuni - conclude l’assessore - significa rafforzare la Sardegna, la qualità dei servizi e la capacità dei territori di decidere del proprio futuro».
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