I due esponenti azzurri contestano la difesa degli staff e chiedono chiarezza sulle nomine. La presidente ne sostiene l’utilità per i progetti europei e richiama la proposta di modifica della legge.
La spiegazione sul Pnrr non chiude la polemica sugli incarichi della Regione. Pietro Pittalis, segretario regionale di Forza Italia, e Marco Tedde, consigliere nazionale del partito, attaccano Alessandra Todde: a loro giudizio, la necessità di completare i progetti europei non risponde alle contestazioni sui costi e sulle persone scelte.
«Il poltronificio della Giunta Todde Forza Italia lo denuncia da sempre. Oggi, mentre la Corte dei conti e la Procura accendono i riflettori su consulenti, staff e incarichi da 630.000 euro per un quinquennio, la presidente tira fuori la scusa del Pnrr. Una toppa che è peggio del buco».
La nota del 6 ottobre arriva dopo la risposta della presidente alle critiche di Beppe Grillo. Il giorno precedente Todde aveva collegato il ricorso agli incarichi alla necessità di realizzare gli interventi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che finanzia investimenti e riforme con risorse europee. Aveva inoltre ricordato che una modifica della legge sugli staff è già contenuta nella proposta di riforma dell’organizzazione regionale presentata al Consiglio e sostenuto di non avere utilizzato tutte le possibilità di nomina disponibili.
Il riferimento ai contratti da 630 mila euro in cinque anni e agli accertamenti contabili compare già nelle cronache del gennaio 2025: Alghero News riportava allora un articolo del Fatto Quotidiano sull’avvio di un’indagine della Corte dei conti. La nota odierna di Forza Italia richiama l’attenzione della magistratura, ma non indica nuovi provvedimenti né l’esito degli accertamenti citati.
Pittalis e Tedde contestano soprattutto le motivazioni delle scelte e la loro coerenza con le promesse di trasparenza. Le accuse di favoritismi e di spreco sono il giudizio politico espresso dai due esponenti nella nota: «Se i soldi sono sprecati, sono sprecati sempre, Pnrr o non Pnrr. Sono risorse dei sardi, e il Pnrr si realizza con funzionari pubblici competenti, non con una filiera di incarichi per amici, amichetti e parentado. Dire che il fine giustifica qualunque assunzione e qualunque spesa è una offesa all'intelligenza dei cittadini.
Fa sorridere, poi, la presidente che parla di risposta populistica. Populismo è usare la Regione come un ufficio di collocamento per chi ha dato una mano in campagna elettorale, come riportano le cronache, con contratti quinquennali da centinaia di migliaia di euro a persone prive di esperienze specifiche. Populismo è predicare contro il poltronificio all'opposizione e praticarlo appena arrivati al governo.
E ora l'annuncio: la legge si cambia. Dopo averla usata per anni e dopo aver rivendicato di non volerla cancellare, la scoperta della sua inadeguatezza arriva solo quando il caso esplode. Non è un ravvedimento, è una ritirata. Le giustificazioni postume non hanno cittadinanza nella politica sarda. Pensi la presidente ai professionisti sardi che hanno titoli e competenze e non hanno mai ricevuto una chiamata, e ai cittadini che pagano il conto. La Todde ha promesso discontinuità e trasparenza: ha consegnato clientele e scuse. Prima ha sbagliato nelle scelte, ora sbaglia nelle spiegazioni, e le seconde sono peggio delle prime. La “toppa è peggio del buco”. Pretendiamo chiarezza piena e immediata, non repliche costruite per salvare la faccia».
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