La Direzione regionale del Partito Democratico della Sardegna ha approvato all'unanimità la proposta del segretario Silvio Lai di avviare un processo di unificazione con i Progressisti. L'iniziativa, in vista del prossimo congresso regionale del Pd, partirà dalla fusione dei gruppi in Consiglio regionale per estendersi successivamente ai livelli territoriali, accogliendo l'indirizzo emerso durante l'ultimo congresso dei Progressisti.
«La proposta di costruire una casa comune più forte ci ha trovato da subito convinti sostenitori – ha dichiarato Lai –. L’unità delle forze progressiste non può essere evocata soltanto alla vigilia delle elezioni. Deve essere preparata nel lavoro quotidiano, nelle istituzioni e nei territori, attraverso scelte politiche, battaglie condivise e una crescente capacità di elaborazione comune».
Sul fronte del programma regionale, il mese di ottobre sarà dedicato alla sanità, con otto incontri territoriali che coinvolgeranno dirigenti aziendali, medici e sindacati. È prevista inoltre l'istituzione di un coordinamento tecnico-politico a supporto del gruppo consiliare per la revisione del Piano paesaggistico regionale. La Direzione ha espresso una valutazione positiva sulle cinque giornate della Festa regionale dell'Unità di Alghero. A questo proposito Lai interviene: «Alghero ha dimostrato che esiste una domanda di politica, purché la politica torni a essere confronto, comunità e capacità di affrontare apertamente i problemi. La Festa non è stata un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova stagione di iniziativa politica».
«Dobbiamo mettere in campo un partito ancora più radicato, con circoli protagonisti, dipartimenti tematici operativi, amministratori ed eletti impegnati in un confronto costante con la società sarda. La Sardegna non ha bisogno di una legislatura di ordinaria gestione, ma di una stagione di riforme capace di anticipare e governare il cambiamento», ha proseguito Lai. «Il PD Sardegna sarà impegnato a contribuire all’elaborazione e alla realizzazione delle riforme necessarie: dal nuovo assetto degli enti locali e del personale al progetto 0-24, per rendere progressivamente gratuito il percorso educativo dal nido all’università; dalla riorganizzazione della sanità territoriale alle politiche industriali ed energetiche, fino al sostegno a un sistema economico e produttivo fragile, che richiede attenzione e politiche costanti».
In ambito nazionale, la Direzione guarda alle elezioni politiche e presidenziali del 2027. Sulla riforma istituzionale proposta dal governo, Lai osserva: «La destra sta cercando di piegare le regole elettorali alle proprie convenienze e di introdurre surrettiziamente elementi di premierato senza modificare la Costituzione. In una Repubblica parlamentare i cittadini eleggono il Parlamento ed è il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio, dopo aver verificato l’esistenza di una maggioranza parlamentare. L’indicazione obbligatoria di un candidato premier rappresenta quindi una forzatura che rischia di comprimere le prerogative del Capo dello Stato e di alterare gli equilibri costituzionali».
In merito all'eventuale selezione del candidato premier del centrosinistra: «Non siamo noi a chiedere le primarie e non consideriamo inevitabile celebrarle. Se la legge sarà definitivamente approvata e il centrosinistra deciderà di ricorrervi per individuare il proprio candidato, il Partito Democratico si farà trovare pronto anche in Sardegna. Lo farà avendo cura di preservare l’unità della coalizione regionale e sostenendo con determinazione la candidatura della segretaria del PD Elly Schlein. Ma oggi il punto politico è un altro: contrastare una legge sbagliata e costruire un’alternativa credibile al Governo Meloni».
«Il nostro compito – ha concluso Lai – è tenere insieme tre grandi obiettivi: mettere al centro le nuove generazioni; sostenere e orientare il cambiamento in Sardegna; rafforzare il Partito Democratico e costruire l’unità delle forze progressiste. È il contributo che il PD sardo deve dare all’alternativa nazionale e alla difesa della democrazia costituzionale».